Cronaca

Sciopero dopo la morte di Bujar Hysa, Sgb: "Impossibile eseguire le manovre dei coil in sicurezza"

Il sindacato: "Da tempo denunciamo il mancato rispetto delle norme di sicurezza da parte delle ditte in appalto e l’assenza di controllo da parte del committente Marcegaglia"

Ha raccolto un'adesione ampia lo sciopero proclamato da tutti i sindacati alla Marcegaglia in seguito all'incidente sul lavoro che è costato la vita a Bujar Hysa, l'operaio di 63 anni morto giovedì schiacciato da un coil. Forte anche la partecipazione al presidio davanti allo stabilimento dei lavoratori delle ditte in appalto. Bujar Hysa, infatti, era lavoratore e socio della cooperativa Cofari.

"Una tragedia che non può essere considerata una fatalità - fa sapere il sindacato Sgb - Da tempo denunciamo il mancato rispetto delle norme di sicurezza da parte delle ditte in appalto e l’assenza di controllo da parte del committente Marcegaglia. Anche durante il presidio abbiamo raccolto la denuncia dei lavoratori di Enerthec, sempre in appalto, costretti a lavorare senza dispositivi di protezione individuale, in situazioni ad alto rischio in cui non vengono rispettate le procedure di sicurezza".

"Tanti sono i lavoratori che ci segnalano magazzini strapieni in cui è impossibile eseguire le manovre di movimentazione dei coil in sicurezza. Tanti sono i lavoratori che ci segnalo pressioni dei responsabili delle ditte e della stessa Marcegaglia per aumentare i ritmi di lavoro, che mettono in secondo piano il rispetto delle norme di sicurezza. Sono condizioni inaccettabili, dove sono inevitabili infortuni e
tragedie come quella avvenuta giovedì - continuano da Sgb Ravenna - Per questo abbiamo chiesto al Prefetto di Ravenna di la convocazione di un tavolo di confronto con la società Marcegaglia, con il coinvolgimento del Servizio Prevenzione e Sicurezza in Ambienti di Lavoro dell’AUSL di Ravenna, e le parti sindacali per definire un protocollo sulla sicurezza di tutti lavoratori (diretti e in appalto) nello stabilimento di Marcegaglia di Ravenna. Basta morti sul lavoro. Basta rischiare la vita e la salute per il profitto dei padroni".

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L’avv. Federica Moletta, in nome e per conto della ENERTECH S.R.L. CON SOCIO UNICO, precisa quanto segue: “Non risponde al vero che i lavoratori della mia assistita siano costretti a lavorare in condizioni di rischio per la proprio salute e sicurezza ed è altrettanto falso che i ritmi di lavoro mettano in secondo piano il rispetto delle norme di sicurezza, con il conseguente effetto di inevitabili infortuni e tragedie sul lavoro. La mia cliente, al contrario, ha sempre operato nel massimo rispetto delle normative di legge a salvaguardia della salute dei lavoratori e della tutela della sicurezza sul lavoro”.

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