Scuola, assunzioni e fondi straordinari anti-Covid: "Romagna penalizzata"

"La ripartizione ministeriale dell’organico aggiuntivo straordinario basata sul doppio parametro del numero degli alunni presenti sul territorio locale e sulle richieste avanzate dagli Uffici scolastici regionali penalizza l'Emilia-Romagna"

Il governo ha annunciato l’arrivo di 40mila docenti e 10mila amministrativi in più, per un totale di 50 mila assunzioni straordinarie in tutta Italia per il prossimo anno scolastico, per sostenere l'applicazione delle misure sanitarie anti-Covid. I nuovi assunti andranno collocati soprattutto alle scuole elementari. Alle 50mila assunzioni straordinarie il governo promette di aggiungerne altre 80mila – quelle già annunciate dal ministero dell’Istruzione nei mesi scorsi - che entreranno in ruolo grazie ai prossimi concorsi, ma non se ne parlerà prima di ottobre. 

"In Emilia-Romagna si calcola un'integrazione straordinaria di 2500-2700 nuovi assunti tra insegnanti e personale Ata, meno di novecento nelle tre province di Forlì-Cesena, Rimini e Ravenna. Una forza lavoro del tutto insufficiente a coprire il fabbisogno sia dell’organico didattico che di quello amministrativo e dei collaboratori scolastici che dovranno fronteggiare l’emergenza Covid-19 e far rispettare i protocolli sicurezza, attraverso mansioni aggiuntive e ulteriori responsabilità - commenta Filippo Lo Giudice, segretario dell'Ugl di Forlì-Cesena, Rimini e Ravenna - La ripartizione ministeriale dell’organico aggiuntivo straordinario basata sul doppio parametro del numero degli alunni presenti sul territorio locale e sulle richieste avanzate dagli Uffici scolastici regionali penalizza l'Emilia-Romagna perché in quanto regione dove il Covid ha colpito più duro, assieme a Lombardia e Veneto, è stata equiparata alle altre del nostro Paese che pure non hanno sofferto l'emergenza sanitaria".

"Inoltre, come sindacato contestiamo alla radice la scelta del governo e della ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina che ha consentito che le persone che verranno assunte a tempo determinato  (fino a giugno) per fronteggiare il Coronavirus patiranno una gravissima discriminazione rispetto ai normali insegnanti a tempo determinato: in caso di lockdown verrebbero licenziati in tronco  e non riceveranno più lo stipendio, un’ interruzione del rapporto di lavoro anche in caso didattica a distanza - continua Lo Giudice - Come sindacato riteniamo irricevibile una scelta governativa che precluda il diritto alla continuità del rapporto di lavoro, e non riconosca il vincolo alla conferma dopo l’ interruzione di un incarico, una tutela prevista giustamente in ogni contratto di lavoro".

"A fianco delle istanze dei nostri territori c'è anche la federazione nazionale dell'Ugl Scuola – spiega il segretario nazionale Ugl Scuola Ornella Cuzzupi, che in una nota sottolinea l'iniziativa di protesta dell' Ugl di Forlì-Cesena-Rimini e Ravenna - Unitamente e con grande forza continueremo a lottare per difendere la scuola e il diritto all'istruzione”.

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