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Venerdì, 20 Maggio 2022
Cronaca

"Sei esemplari di incroci tra maiali e cinghiali mettono a rischio il Parco del Delta"

E' stato individuato, filmato e fotografato da Legambiente nel parco nazionale un gruppo di sei suidi in stato di libertà, che in un primo tempo si è ritenuto fossero cinghiali

All’interno delle aree naturalistiche protette del Parco del Delta del Po situate tra Lido di Dante e Lido di Classe (fascia marina costiera, dune costiere, pinete demaniali Ramazzotti e Savio, foce del Torrente Bevano, zone umide salmastre dell’Ortazzino e dell’Ortazzo), è stato individuato, filmato e fotografato da Legambiente fin dall’8 gennaio scorso un gruppo di sei suidi in stato di libertà, che in un primo tempo si è ritenuto fossero cinghiali, probabilmente giunti sul posto dalla collina seguendo l’argine del Bevano. Scrive in proposito Alvaro Ancisi di Lista per Ravenna: “Trattandosi di una tra le specie animali più invasive, causa di notevoli danni alle colture agricole e agli ambienti boschivi, ma anche seria minaccia alla conservazione della biodiversità, specialmente nelle aree protette, ne avevo avvertito il dirigente del servizio Ambiente del Comune di Ravenna, Gianni Gregorio, per le prese di contatto e gli interventi opportuni. Abbiamo ben presente a Ravenna il caso dei daini immessi  illegalmente  in questo territorio, dove vennero lasciati proliferare per oltre 15 anni”.

A seguito di un esame tecnico approfondito delle immagini digitali e del filmato disponibili, commissionato dall’associazione protezionistica Clama a Fabio Dall’Osso, medico veterinario specialista in produzioni animali e fauna selvatica, si ricava invece, dalla relazione prodotta dal professionista, che, in base all'aspetto fenotipico, quali le caratteristiche del mantello, si tratta di cinghiali ibridi derivati dall’incrocio col maiale. Sempre Ancisi: “Essendo soggetti giovani, all’incirca coetanei, mentre nei branchi di cinghiale sono solitamente presenti le varie classi di età, e mostrandosi, nelle immagini, per niente intimoriti dalla presenza della persona che li riprende, come se abituati al contatto ravvicinato con l'uomo, l’ipotesi formulabile è che provengano da un allevamento irregolare di cinghiali ibridi da adibire al consumo umano. Apparendo privi delle prescritte marche auricolari, si spiegherebbe che nessuno ne abbia rivendicato la proprietà”.

Il dott. Dall’Osso esprime anche le seguente sue valutazioni: “Considerata l'origine domestica dei sei suidi, la notevole capacità portante dell'ecosistema nel quale attualmente risiedono, l'elevata capacità riproduttiva e l'assenza di predatori, si consiglia la rimozione dei sei esemplari al fine di evitare gravi conseguenze per l'ecosistema pinetale, per le produzioni agricole locali e per la circolazione stradale; la rimozione dovrà avvenire in tempi rapidi onde evitare che i suidi, superata l'iniziale fase di acclimatamento, si rinselvatichiscano rendendo le catture molto più complicate e che venga avviata la riproduzione…”.

Conclude Ancisi: “Avendo trasmesso questa relazione al dirigente del servizio Ambiente del nostro Comune, ne ho ricevuto assicurazione che il servizio è stato già attivato al riguardo. Ho dunque concordato con lui stesso e con l’assessore al ramo Baroncini sull’opportunità che io convochi, indicativamente nell’ultima settimana del mese, una riunione, in seduta pubblica, della commissione Ambiente e Sanità Pubblica e Animale, con la partecipazione di una rappresentanza degli altri enti direttamente interessati, allo scopo di valutare la situazione e di esprimere indirizzi sull’ulteriore da farsi”.
 

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