10 anni di bancarotte fraudolente per milioni di euro: sequestrati alberghi e residence

Gli imprenditori sono riusciti ad accumulare illecitamente milioni di euro, poi reinvestiti nell’acquisizione di altre strutture turistiche e in proprietà immobiliari

Maxi sequestro della Finanza nei confronti di due imprenditori imputati per bancarotta patrimoniale. In queste ore i militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Ravenna stanno dando esecuzione a una misura di prevenzione patrimoniale disposta dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Bologna su proposta della Procura della Repubblica di Ravenna, sequestrando 2 alberghi a Cesenatico e 26 appartamenti in un residence di Lido di Savio - per un valore di circa 7 milioni di euro - riconducibili a due imprenditori ravennati, fratelli di origini campane e incensurati ma ritenuti dagli inquirenti socialmente pericolosi, operanti nel settore turistico-alberghiero. Per la precisione si tratta di un albergo di 58 camere con piscine del valore di circa 2.900.000 euro, un secondo albergo con 20 camere dal valore di 1.900.000 euro e un residence che comprende appartamenti, uffici e garage per un valore di 2.200.000 euro.

Gli accertamenti economico-patrimoniali, sulla base dei quali è stata ora adottata la misura di prevenzione, sono stati svolti dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Ravenna a conclusione di una precedente attività investigativa diretta dalla Procura della Repubblica di Ravenna, che ha riguardato il fallimento doloso di sette società di capitali. A seguito di quell’indagine sono state infatti contestate ai due soggetti una serie di bancarotte fraudolente patrimoniali e documentali, almeno sette e reiterate dal 2007 al 2016, con riguardo alla gestione di fatto, schermata attraverso prestanomi sia romagnoli che campani e società di comodo, di diverse strutture ricettive e tour operator che venivano poi depredati di ogni risorsa finanziaria prima di essere destinati sistematicamente al fallimento. Un giro vorticoso di società e flussi finanziari attraverso i quali gli imprenditori investigati sono riusciti ad accumulare illecitamente circa 5 milioni di euro, poi reinvestiti nell’acquisizione di altre strutture turistiche e in proprietà immobiliari.

La successiva indagine patrimoniale, rivelatasi particolarmente articolata in virtù del periodo temporale di riferimento (oltre 10 anni) e delle numerose aziende e beni facenti capo ai proposti, peraltro ubicati in province diverse, ha consentito infatti di rivelare un’evidente discrasia tra gli esigui redditi leciti dichiarati al fisco dai componenti dei loro nuclei familiari e gli asset patrimoniali a loro riconducibili, tanto da poter ragionevolmente ritenere che, per condotta e tenore di vita, gli stessi vivessero abitualmente con i proventi di attività delittuose e pertanto potessero definirsi soggetti socialmente pericolosi, anche alla luce del loro delineato profilo delinquenziale connotato da una serie di reati a sfondo economico-finanziario, tra cui riciclaggio, dichiarazione fraudolenta, insolvenza fraudolenta e truffa.

M.A.-22-33
Foto Massimo Argnani

A ultimazione delle indagini economico-finanziarie effettuate, è stata dunque avanzata alla Procura della Repubblica una proposta di misura di prevenzione patrimoniale avente a oggetto tutti i beni formalmente intestati o comunque nella piena disponibilità dei due, anche per il tramite di prestanomi. Sulla base di tali evidenze la sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Bologna ha riconosciuto la pericolosità di ordine economico-finanziario dei due soggetti segnalati e la mancanza di ragionevoli giustificazioni circa la legittima acquisizione dei beni individuati, dei quali ha disposto quindi il sequestro cautelare finalizzato alla successiva confisca di prevenzione. Sono così scattati i sigilli alle aziende e agli immobili in questione, che saranno ora messi a disposizione di un Amministratore Giudiziario che li gestirà per conto dell’Autorità Giudiziaria.

Il servizio testimonia la costante attenzione operativa dei militari in forza al Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Ravenna che, in aderenza alle direttive dell’Autorità Giudiziaria, continua a essere rivolta anche all’individuazione e alla conseguente aggressione dei patrimoni e delle disponibilità finanziarie illecitamente accumulati dalle consorterie criminali grazie alla commissione di gravi reati economico finanziari, nella consapevolezza che soltanto l’apprensione materiale dei beni possa - almeno in parte - ristorare la collettività per l’inquinamento del mercato e per l’illecita concorrenza subiti e possa rappresentare un chiaro monito per chi intendesse operare in spregio alle regole e in danno all’imprenditoria sana.

Foto 2 GdF RA-2

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