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Sette mesi di lavoro e passione: la Divina Commedia lunga 97 metri al Mercato Coperto

Si chiama “Rubedo”, la tela su cui Enrico Mazzone ha tradotto in immagini l'opera dantesca. La gigantesca opera d'arte partirà per Torino in ottobre

“Vedere di persona Enrico Mazzone all’opera negli spazi del Mercato Coperto, progetto a cui ho dedicato grande passione, è stato un enorme privilegio”. Così Beatrice Bassi, amministratrice delegata di Mc, società del Gruppo Spadoni, descrive l’esperienza che ha vissuto, giorno dopo giorno, in veste di mecenate a fianco dell’artista torinese che per sette mesi  ha lavorato a “Rubedo”, il colossale disegno realizzato per tradurre in immagini la Divina Commedia. Un rotolo di 97 metri per 4, dipanato sul pavimento in legno del piano superiore del Mercato Coperto ravennate, su cui Mazzone ha trascorso interi giorni chinato a pancia in giù. “Non solo ho trovato il luogo adatto per contenere la mia enorme ‘tela’ – ha rivelato l'artista -, ma anche una superficie perfettamente liscia su cui stenderla.”.

Un’avventura iniziata cinque anni fa in Finlandia, conclusa proprio nella città che custodisce le spoglie del Sommo Poeta, grazie a un incontro fortuito: è proprio Beatrice Bassi che, in auto assieme al compagno di vita Leonardo Spadoni e all’amico critico d’arte Vittorio Sgarbi, viene a sapere che Mazzone cerca un luogo in cui terminare la sua opera a Ravenna, città dove l’Alighieri terminò la terza cantica, quindi fortemente simbolica per ultimare il disegno. E proprio Vittorio Sgarbi invita i due imprenditori a individuare un luogo adeguato. Detto fatto. Nella città romagnola Mazzone ha trascorso gli ultimi sette mesi di lavoro dei cinque anni che ha impiegato a realizzare la rappresentazione del capolavoro dantesco più lunga mai esistita, creata con oltre 6.000 matite e 3 quintali di carta. L’artista ha utilizzato la tecnica puntinata, simulando la litografica d'incisione, mostrando al tempo stesso grande abilità tecnica e ottima conoscenza del testo.

Un’idea nata facendo jogging: Mazzone racconta che stava correndo sulla costa finlandese a Rauma, città dove si trasferì dopo aver vinto una residenza d’artista, quando un dettaglio lo colpì: un’ombra contorta che filtrava dagli alberi che gli ricordò il XIII Canto dell’Inferno, quello della Selva dei suicidi, in cui le anime sono trasformate in alberi. Una suggestione improvvisa, che gli fece riaffiorare i ricordi d’infanzia, quando a soli sette anni, aprendo i tomi della Divina Commedia custoditi nella biblioteca di casa, rimase colpito dalle raffigurazioni dei chiaroscuri, degli angeli e dei demoni. Immagini forti, che rimasero nella sua mente e che lo hanno accompagnato nella sua intera vita d’artista, fino al compimento di questa maestosa opera. “Una vera e propria sfida, quasi una ricerca parossistica dei propri limiti, in cui horror vacui e stendhalismo portano agli estremi la mia ricerca persistente sui limiti umani” come lui stesso l’ha definita. 

Una permanenza ricca di avvenimenti: nel periodo del completamento dell’opera, infatti, l’artista ha lavorato a vista e interagito con il pubblico, diventando parte dell’anima del Mercato Coperto e degli eventi organizzati, che molto spesso lo hanno coinvolto personalmente, come nel caso degli incontri “Dante Insieme” dedicati alla Divina Commedia e curati dal professor Domenico De Martino (Università di Pavia), dei tour guidati “Sapore di Dante” e del seminario “La poesia contemporanea e disegno incontrano Dante”, dove Mazzone ha interagito con lo scrittore Davide Rondoni e il poeta Gianfranco Lauretano. Durante queste occasioni, l’artista ha avuto modo di interagire e conoscere vari studiosi dell’opera dantesca e intellettuali, come il fotografo Massimo Sestini, che ha scattato una fotografia a Mazzone e alla sua opera, esposta poi nella sua personale al Quirinale e inaugurata a ottobre 2020 dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Questa intensa interazione tra l’artista e la città ha concretizzato l’intento di questa insolita collocazione: far sì che opera e artista diventassero parte della città di Ravenna, dei suoi cittadini e dei suoi visitatori. Un modo per creare una commistione tra cultura e occasioni quotidiane come una spesa al mercato, una passeggiata o un cocktail al suo interno. L’enorme bobina magistralmente illustrata sarà esposta a Torino, dal mese di ottobre 2021, presso la Biblioteca storica del Rettorato “Arturo Graf”, nell’ambito di UniVerso, il cartellone di incontri che l’Ateneo torinese propone per la comunità universitaria e la Città.

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