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Sfrattato con la sorella disabile, la madre e la nonna centenaria: "Non me ne vado"

La sua casa, in una traversa di viale Alberti, dove vive con le tre donne, dopo che il padre è morto, è stata messa all'asta in seguito al pignoramento e venduta ad un immobiliarista, per pagare il debito

Una vicenda che va avanti da mesi. Stefano Tassinari, 46 anni, è stato sfrattato da quella che era la sua casa, insieme con la madre di 79 anni, la sorella disabile e la nonna centenaria, per pagare il debito che l'uomo doveva allo Stato, per un totale di oltre 80mila euro di tasse arretrate, che, con gli interessi di mora, sono lievitati a 130mila euro. La sua casa, in una traversa di viale Alberti, dove vive con le tre donne, dopo che il padre è morto, è stata messa all'asta in seguito al pignoramento e venduta ad un immobiliarista, per pagare il debito.

A quel punto lo sfratto. Dopo diverse incursioni dell'ufficiale giudiziario, di fronte alle quali Tassinari si è rifiutato di andarsene, per venerdì mattina era programmato lo sfratto coatto, deciso dal tribunale di Ravenna, con un eventuale intervento delle forze dell'ordine per 'costringere' la famiglia ad andarsene. Come le altre volte l'uomo ha detto no. I primi ad arrivare sono stati gli agenti della Digos. Poi l'ufficiale giudiziario con l'avvocato dell'attuale proprietario della casa. Ci si aspettava che la vicenda terminasse venerdì. Invece alla famiglia viene dato tempo fino al 2 maggio. La decisione è stata presa in accordo con l'avvocato dell'immobiliarista che ha acquistato la casa all'asta, su richiesta di Tassinari.

“E' la quarta volta che l'ufficiale giudiziario viene – racconta Tassinari a Ravennatoday – la volta scorsa è arrivato con un fabbro, tentando di forzare la porta, perchè io non li facevo entrare, poi sono  intervenuti la polizia e il medico legale e tutto è stato fermato. Oggi (venerdì ndr) l'ufficiale giudiziario avrebbe potuto chiamare la polizia, per farci uscire di casa con la forza. Se qualcuno avesse messo le mani addosso alla mia famiglia, sarebbero partite le denunce, nei confronti del magistrato. Perchè io non ce l'ho con la polizia, che, insieme con il questore, mi è sempre stata vicina. La polizia è dalla parte dei cittadini”.

E' determinato Tassinari, determinato a non mollare finchè lo Stato non gli renderà “i soldi che mi deve. Da debitore sono diventato creditore. La mia casa è stata venduta per meno della metà del suo valore, quindi io chiedo solo i miei soldi, circa 180mila euro. Se non ci saranno novità io non uscirò da qui nemmeno il 2 maggio”. E' tornato nella casa della famiglia, dopo avere perso il lavoro ed essersi separato dalla moglie. “Io non voglio un euro in più di quello che mi spetta, non voglio fare tragedie. Non ho paura di nessuno perchè non ho più niente da perdere. Per pagare i debiti non mi è stato nemmeno dato il tempo di vendere questa casa, in due mesi è arrivata la notifica della vendita della casa. Ma io non ne sapevo nulla, perchè fu data in mano a mio padre, nel gennaio del 2013, quando era già malato terminale. E' morto lo scorso maggio – racconta Tassinari – io non sapevo nulla, a comunicarmi che la casa era stata venduta all'asta è stata una telefonata, proprio di chi l'aveva comprata, a giugno del 2013. A settembre lo sfratto”.

Da quel giorno il rifiuto ad andarsene dalla casa che suo padre aveva costruito: “Io chiedo solo quello che mi spetta. Non me ne vado senza i soldi che devo avere, e che mi permetteranno di comprare una casa per me e la mia famiglia, mancherei di rispetto a mio padre se mi comportassi diversamente. Il due maggio, se non ci saranno novità, si ricomincia da dove oggi ci siamo lasciati”.

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