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Lunedì, 24 Gennaio 2022
Cronaca

Si è conclusa la 13esima edizione di Transmissions: "Un cantiere creativo aperto"

Quattro giornate di musica con protagonisti 12 artisti e band da 8 paesi del mondo. Il direttore artistico: "Si è rivelata un’edizione chiave"

12 artisti e band da 8 paesi del mondo hanno animato dal 24 al 27 novembre a Ravenna la tredicesima edizione di Transmissions. 10 le performance live in programma, che hanno visto attivarsi una serie di collaborazioni inedite: dallo straordinario Special Set che ha visto protagonisti Marta Salogni, Valentina Magaletti, Andrea Belfi e Francesco Donadello, al set condiviso di Andrea Belfi e Pan American, preparato ad hoc a Ravenna nei giorni precedenti, a quello di Echo Collective con il pianista e compositore americano Dustin O’Halloran.

Ad accompagnarle, una ricca sezione OFF, con i 4 dj set (a cura di Chiara Colli, Trinity, ToffoloMuzik, Bruno Dorella) che hanno arricchito il warm-up serale, il talk che ha visto coinvolti Marta Salogni e il curatore del festival Francesco Donadello al MAR - Museo d’Arte della Città di Ravenna e il live painting di Mindshapes (autore dell’artwork del festival) nei suggestivi spazi dell’Almagià, edificio di archeologia industriale, già deposito di zolfo e sede di una fabbrica di articoli pirotecnici, affacciato sulla Darsena cittadina. Fedele al suo claim Enter The Sound, il festival ha fatto ancora una volta della ricerca sonora il suo filo conduttore, conducendo il pubblico sempre numeroso (oltre 700 le presenze complessive da tutta Italia e oltre) in un viaggio irripetibile, tra hauntology, colonne sonore e sperimentazione, attraverso i linguaggi sonori della musica contemporanea.

"Questa tredicesima edizione di Transmissions si è rivelata essere un’edizione chiave — dichiara Chris Angiolini, Direttore Artistico di Bronson, che ha scelto di affidare la curatela del festival a Francesco Donadello — prima di tutto perché rappresenta un approdo concreto del progetto che con Bronson Produzioni stiamo portando avanti ormai dal 2004, attraverso differenti traiettorie ma con un’unica intenzione: la realizzazione di una creatura ibrida, capace di superare la natura di “pura vetrina” del festival per arrivare, attraverso il fil rouge dell’ascolto e della partecipazione, alla dimensione di meeting point ideale per gli artisti e di cantiere creativo aperto, proiettato verso la produzione di contenuti inediti. Il successo di un festival come questo è un segnale che andava inseguito, in un periodo tutt’altro che facile sia per pubblico che per artisti, ma è allo stesso tempo la conferma di un percorso unico di esplorazione che — nonostante le condizioni contingenti — non si deve fermare".

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