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Cronaca Faenza

Bianco per la cocaina, scuro per l'hashish: preso il pusher dal cappellino colorato

Al momento della perquisizione aveva nella tasca dei pantaloni cinque banconote da 50 euro, ritenute provento dell'attività di spaccio

Ogni cappellino indicava una tipologia di stupefacente. I Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile hanno assicurato alla giustizia l'ennesimo pusher del centro storico di Faenza: si tratta di un marocchino di 32 anni,  già “pizzicato” all’inizio dell’anno dagli uomini dell'Arma nel centro manfredo con una “pallina” da mezzo grammo di cocaina di cui aveva dichiarato l’uso personale. Al momento della perquisizione, avvenuta mercoledì sera, aveva nella tasca dei pantaloni cinque banconote da 50 euro, ritenute provento dell'attività di spaccio. 

Poco prima delle 19, quando è stato visto avvicinarsi ad un furgone e passare un involucro al conducente ricevendo in cambio una banconota, è entrato in azione il “piano” che i carabinieri avevano studiato nei minimi particolari per prenderlo con le mani nel sacco. Lo spacciatore, come suo solito, appena si è accorto dell’arrivo della “Gazzella” ha proseguito per via Campidori pedalando con la bicicletta nel tentativo di dileguarsi. Ma si è imbattuto in un secondo equipaggio del Radiomobile, che, prevedendo la via di fuga gli si è parato davanti chiudendogli la strada. 

A quel punto, vistosi “scoperto”, il pusher ha gettato per terra un pezzo di hashish del peso di circa 20 grammi. Nel frattempo, è stato fermato anche l’acquirente a bordo del furgone, un operaio residente nel bolognese,  che perquisito sul posto è stato trovato in possesso di una dose da mezzo grammo di cocaina. Davanti all’evidenza, ha ammesso di averla appena comprata al prezzo di cinquanta euro, dal suo abituale fornitore in bicicletta, dal quale  a suo dire si riforniva da parecchio tempo.

Arrestato per “spaccio e detenzione illecita di stupefacenti”, il pusher ha dichiarato di non abitare a Faenza e di non avere una fissa dimora. I militari non hanno dato credito alla sua versione alla luce degli “avvistamenti” dei giorni precedenti, quando era stato notato più volte, di mattina, passare in bicicletta lungo Corso Baccarini. Indossava un cappellino da baseball, che, a seconda dei giorni era di colore bianco o nero. Quel piccolo particolare apparentemente insignificante in realtà nascondeva un vero e proprio “segnale” per gli acquirenti di droga.

Infatti secondo alcune testimonianze raccolte sempre dai Carabinieri, anche da alcuni studenti, il 32enne aveva fatto girare la voce che dal colore del cappellino si poteva capire il tipo di droga che aveva disponibile per la vendita: cappellino bianco per la cocaina, scuro per l’hashish. Non a caso durante il suo arresto aveva appena spacciato una dose di cocaina, ma allo stesso tempo aveva al seguito anche hashish. Proprio sulla scorta di quelle segnalazioni i carabinieri avevano intensificato la vigilanza in Corso Baccarini, soffermandosi soprattutto a monitorare i punti più nascosti in corrispondenza delle panchine vicino al museo delle ceramiche nonché nei paraggi dell’istituto scolastico.

Controlli che nei giorni scorsi avevano portato anche all’individuazioni di alcuni giovani consumatori di “spinelli”. Altre volte lo spacciatore in bicicletta era stato seguito dai Carabinieri in borghese che lo avevano visto entrare spesso e volentieri nel Parco Tassinari in Corso Cavour, dove altre volte gli uomini dell’arma avevano concluso operazioni antidroga. Processato per direttissima, il giudice Beatrice Bernabei (sostituto procuratore Lucrezia Ciriello) l'ha condannato a quattro mesi di reclusione ed 800 euro di multa, pena sospesa.

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