Cronaca

I duemila 'tesori' del Museo delle Bambole riposano in magazzino in attesa di una nuova casa

Aspettando l'apertura della nuova sede museale a Palazzo Guiccioli, la storica collezione di Graziella Gardini Pasini resta imballata e lontana dagli occhi del pubblico

Può la storia dell’uomo può essere raccontata attraverso un oggetto piccolo e apparentemente di poco valore? Certo che sì, soprattutto se si tratta di un dono che accompagna la civiltà umana fin dall’antichità. Per tredici anni questa storia a Ravenna è stata raccontata dal Piccolo Museo di Bambole e altri Balocchi di via Fantuzzi. Nei locali che un tempo avevano ospitato i magazzini del quattrocentesco Palazzo Rasponi-Murat, aveva trovato casa la collezione privata di bambole, e non solo, di Graziella Gardini Pasini. Uno spazio per bambini e adulti, esperti e semplici curiosi, in cui mostrare e raccontare la storia del giocattolo per eccellenza: la bambola.

Oggi, tuttavia, il Museo delle Bambole si trova in una specie di limbo. Chiusa la vecchia sede di via Fantuzzi, la collezione dovrebbe essere ospitata nei rinnovati ambienti di Palazzo Guiccioli - che farà da casa anche al Museo Byron e al Museo del Risorgimento. I lavori nel palazzo di via Cavour, però, non sono ancora terminati, e dunque le bambole attendono pazientemente una nuova casa, imballate in un magazzino e lontane dagli occhi di cittadini e turisti. A raccontarci qualcosa di più del passato, del presente e dell’avvenire di questo museo, uno dei pochi in Italia dedicati alla bambola, è la sua creatrice: la collezionista ravennate Graziella Gardini Pasini.

Come è nata la sua collezione?
Mi sono sempre piaciute le bambole e tutto ciò che è collegato a questo mondo: infatti nella mia collezione trovano posto anche case per bambole, oggettini d’arredamento, ma anche giocattoli maschili. A un certo punto della mia vita ho pensato di aver materiale sufficiente per aprire un museo ed è ciò che ho fatto. Il museo è stato aperto per 13 anni (dal 2006 al 2019) e ora la collezione è pronta, già imballata, per entrare nei nuovi locali di Palazzo Guiccioli.

Da quanti oggetti è composta la collezione?
Nella collezione sono presenti bambole che risalgono al periodo tra 1850 e 1950, quindi si va dalle bambole in porcellana a quelle in celluloide che anticiparono gli altri materiali, come il lattice. Ci sono tantissime bambole, di cui alcune mai esposte. Sono circa un migliaio, ma con le non esposte tocchiamo i duemila pezzi. Fra queste ve ne sono alcune grandi come bambine (che si chiamano bambola amica) e le "mignonette", che sono grandi come una mano. Dalle preziose bambole in porcellana a quelle di carta: bambole che venivano ritagliate e “vestite”, un gioco di poco costo ma molto divertente. Ci sono delle bambole da ritaglio che arrivarono dall’America nel 1949-50, con il piano Marshall. Un vero documento di storia. Oltre a quelle collezionate da me ci sono anche bambole frutto di donazioni. Anni fa ricevetti la chiamata di una famiglia di Genova che desiderava fare una donazione. Erano tutte bambole appartenenti a una zia: fra piccole e grandi erano circa 800. Mi dovetti sedere quando sentii il numero. Tra l’altro molte di queste risalivano proprio al periodo della mia collezione. Accettai e inaugurammo la donazione con le autorità cittadine e la famiglia di Genova. Le loro bambole le ho contrassegnate con un cuoricino rosso. Poi sono arrivate tante altre donazioni. Nessuno vuole disfarsi di un giocattolo.

Un vero percorso attraverso la nostra storia...
La bambola esiste fin da tempi antichissimi. Sono stati trovati esemplari di bambola risalenti al tempo dell’antica Grecia e dell’Egitto. In Grecia si usava donare una bambola alla dea Artemide per propiziare la fertilità di una giovane sposa. Una tradizione consolidata ancora tra le nostre nonne in Romagna. Bambole molto ricche, regalate per augurare fertilità. Una tradizione lunghissima. Con la storia della bambola si racconta la nostra storia. Nel museo si possono trovare anche le bambole dell’anniversario della prima guerra mondiale, con una bambola vestita da crocerossina del ‘15-’18. Prima di aprire ho visitato molti musei in Italia e in Europa, per imparare e per confrontarmi. Anche il proprietario del Museo di Parigi venne qui a vedere il mio e ne fui molto onorata.

Da quanto le sue bambole non sono più visibili e stanno in deposito?
Dal 2019 sono imballate presso i magazzini della Fondazione della Cassa di Risparmio con tutte le vetrine.

Come mai il museo in via Fantuzzi è stato chiuso?
Anni fa chiesi uno spazio al Comune. Nella vecchia sede ero in affitto dai proprietari di palazzo Murat. La strada aveva perduto molto nel corso del tempo. Non c’era più la banca e invece c’erano 15 o 16 pattumiere nella via. Dal Comune mi dissero che non c’erano spazi disponibili, poi mi arrivò una telefonata dalla Fondazione e dissero che si sarebbero presi carico del Museo negli spazi del Palazzo Guiccioli. Ho accettato, perché mi sembrava una buona soluzione per il futuro del museo. Pensavo: “Prima o poi questo museo dovrò chiuderlo”. A Palazzo Guiccioli invece potrà avere un seguito.

Quando è previsto che vengano esposte le bambole a palazzo Guiccioli?
Ancora non si sa. So che la collezione sarà esposta in una corte del Palazzo, ma ancora non sono potuta andare a vedere la futura collocazione. Ma sono pronta per curare l'esposizione appena sarà possibile.

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