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"Pasqua di sangue": la battaglia che fece tremare Ravenna

Dallo scontro fra cavalieri al terribile saccheggio, dai personaggi illustri che presero parte alla battaglia alle memorie recenti. Il racconto della devastante Pasqua di Sangue del 1512

Fra gli eventi più tragici e nefasti che la città di Ravenna possa ricordare c'è sicuramente la cosiddetta "Pasqua di Sangue" del 1512. L'avvenimento fu così nominato perché si svolse proprio nei giorni di Pasqua e Pasquetta (domenica 11 e lunedì 12 aprile) di oltre cinquecento anni fa, quando si combatté la terribile Battaglia di Ravenna, seguita poi dal devastante saccheggio della città dei mosaici. Difficile per gli storici determinare l'esatto numero delle vittime (militari e civili) di quelle oscure giornate, le stime infatti si basano su varie fonti e si parla di una cifra compresa tra i 5.000 e i 20.000 morti. E questo senza considerare le vittime del sacco successivo alla battaglia. 

La battaglia

Ma chi combatté e per quale motivo la Battaglia di Ravenna? A fronteggiarsi erano due imponenti schieramenti, per un totale di circa 40 o 45 mila soldati. Da una parte c'era la Lega Santa, composta dalle truppe dello Stato Pontificio, della Repubblica di Venezia, della Spagna e della Svizzera. Sull'altro fronte vi erano principalmente le armate del Regno di Francia e del Ducato di Ferrara, ma anche fanti e cavalieri da varie parti d'Italia.

Al terribile scontro si giunse dopo vari rivolgimenti di alleanze, tutt'altro che inusuali in quel periodo. Infatti, dopo una storica rivalità, lo Stato Pontificio e Venezia avevano stretto un patto in funzione antifrancese, temendo che il Regno d'Oltralpe volesse allungare le proprie mani sulla penisola italiana.

Prima di scontrarsi alle porte di Ravenna, i due eserciti si "inseguirono" a lungo attraversando tutta la pianura padana. Dopo aver saccheggiato Russi, l'esercito franco-estense giunse sotto le mura di Ravenna, chiedendone la resa. La città resistette però all'assalto grazie alla difesa organizzata da Marcantonio Colonna, condottiero al servizio dello stato Pontificio, e degli stessi cittadini ravennati.
La Lega Santa intanto si diresse da Forlì verso Ravenna e stabilì il suo accampamento non lontano dalla città. Lungo l'odierno vicolo del Merlo (tra San Bartolo e Madonna dell'albero) scavò un'ampia trincea che avrebbe diviso gli eserciti nel giorno dello scontro.

La battaglia si consumò nella domenica di Pasqua, l'11 aprile 1512, e fu devastante. L'utilizzo dell'artiglieria (all'epoca quasi una novità) indebolì in particolare l'esercito della Lega Santa, finché il capitano Fabrizio Colona, stanco del continuo tergiversare del comandante spagnolo Pietro Navarro, ordinò la carica. In breve i due schieramenti furono coinvolti in una mischia violentissima, il cui esito fu a lungo incerto. Finché dopo circa otto ore di combattimento, le formazioni della Lega Santa piegarono in ritirata. Il comandante dell'esercito francese Gaston De Foix partì così all'inseguimento dei nemici in rotta, ma trovò la morte sulle rive del fiume Ronco.

Il saccheggio

Pur con la morte del loro comandante, l'esercito franco-estense aveva vinto la battaglia. Il prezzo della vittoria era stato altissimo: si considera circa un terzo delle perdite sul totale dei soldati (mentre la Lega Santa avrebbe perso addirittura i due terzi delle sue forze). Come abbiamo già detto, è difficile dare l'esatto numero delle vittime, ma si trattò di migliaia di morti per entrambi gli eserciti. Per la città di Ravenna, tuttavia, l'incubo doveva ancora arrivare.

Proprio per l'alto prezzo pagato sul campo di battaglia, l'esercito francese e il gran numero di mercenari al suo seguito non risparmiarono la popolazione ravennate. Il saccheggio partì la mattina del 12 aprile e continuò per vari giorni. I soldati consumarono ogni tipo di violenza durante il sacco della città e ogni tentativo di resistenza fu stroncato sul nascere. Il comandante Marcantonio Colonna mantenne l'ultimo baluardo difensivo della città all'interno della Rocca Brancaleone, finché anche questa non fu espugnata dalle truppe nemiche.

I personaggi

Tra i guerrieri impegnati nella Battaglia di Ravenna vi furono anche cavalieri molto noti, i cui nomi sono passati alla storia per molteplici imprese. Si è già parlato del comandante francese Gaston De Foix, duce di Nemours e nipote del re di Francia Luigi XII che perse la vita nello scontro a soli 23 anni, così come abbiamo nominato i condottieri di casa Colonna Fabrizio e Marcantonio, ma sono molti altri i personaggi illustri della battaglia.

Combatterono per la Lega Santa: lo spagnolo Antonio de Leyva (ricordato per aver partecipato ad altre grandi battaglie d'Italia e per esser stato Governatore di Milano), Ettore Fieramosca (eroe noto per la famosa Disfida di Barletta e per questo interpretato da Bud Spencer nel film "Il soldato di ventura"), Romanello da Forlì (un altro dei tredici cavalieri italiani partecipanti alla disfida di Barletta) e Francisco de Carvajal (condottiero e conquistador spagnolo, conosciuto anche come El demonio de los Andes).

Nello schieramento franco-estense c'erano invece: il cavalier Baiardo (Pierre Terrail de Bayard, famoso giostratore e spadaccino francese), Carlo III di Borbone-Montpensier (uno dei più importanti militari delle Guerre d'Italia), Yves d'Alegre (già comandante della battaglia di Cerignola) e Federico Gonzaga (condottiero italiano che prese parte a varie campagne militari).

La memoria

Ma a oltre cinquecento anni di quel devastante conflitto, quali tracce rimangono della Battaglia di Ravenna? Come già detto gli storici hanno indicato come luogo della battaglia la zona di campagna fra le località di Madonna dell'albero e San Bartolo, delimitata dall'odierna via Cella da un lato e dal fiume Ronco dall'altra. La trincea che divideva i due schieramenti corrisponde invece al tracciato dell'attuale vicolo del Merlo, una scoperta a cui gli storici sono arrivati grazie a un interessante confronto fra carte topografiche e immagini satellitari.

A ricordare il violento scontro della Pasqua di Sangue c'è poi la Colonna dei Francesi, un monumento in pietra che, nella forma, ricorda l'elsa di una spada conficcata nel terreno, fatta erigere nel 1557 dal cardinale Pier Donato Cesi e che, dal 1972, è stata collocata definitivamente nei pressi del teatro della battaglia: a Madonna dell'albero sull'argine del fiume Ronco.

C'è anche un importante contributo internazionale dedicato alla Colonna dei Francesi e al comandante Gaston De Foix (al quale è intitolata anche la via sul lato meridionale della Rocca Brancaleone) che perse la vita durante la Pasqua di Sangue. Un tributo che arriva direttamente dalla penna di Oscar Wilde che, durante il suo passaggio a Ravenna nel 1877, dedicò alcuni versi al condottiero francese e al monumento: "Quella colonna solitaria, ergendosi sulla pianura, / segna dove morì il più valoroso paladino / di Francia, Principe dei cavalieri, Gaston De Foix...".

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