Strage di Valle della Canna: in Commissione ambiente si cercano le cause

La commissione Ambiente del Comune di Ravenna sarà convocata d’autorità entro 20 giorni, a termini di legge, in seguito all’iniziativa di Lista per Ravenna in collegamento con Lega Nord e Forza Italia

La commissione Ambiente del Comune di Ravenna sarà convocata d’autorità entro 20 giorni, a termini di legge, in seguito all’iniziativa di Lista per Ravenna in collegamento con Lega Nord e Forza Italia, col seguente oggetto di discussione: “Disastro ambientale nella valle della Canna. Analisi delle cause. Manchevolezze della gestione. Superare l’emergenza. Recuperare dal dissesto le zone umide protette a nord di Ravenna e consolidarne la salubrità ambientale”. Il presidente della Commissione (Alvaro Ancisi) e l’assessore all’Ambiente (Gianluigi Baroncini) concorderanno l’elenco delle persone da invitare a prendere parte alla seduta, esponenti delle istanze pubbliche e partecipative e tecnici professionisti interessati a offrire un contributo utile alla discussione.

La relazione introduttiva, messa a punto dai tre gruppi politici proponenti, mette a fuoco, innanzitutto, come “principali due punti da discutere”, le cause strutturali dell’asfissia della valle e le mancanze della sua gestione. “Le cause strutturali di asfissia della valle si connettono all’impossibilità di ricambio dell’acqua capace di regolarne in automatico il livello, essendo fuori uso o largamente inefficienti da un ventennio le due prese dai fiumi Lamone e Reno. Dal 2011 ad oggi il livello idrico, non essendo stato regolamentato adeguatamente, si è abbassato da circa 70 centimetri a circa 25. Di qui, ogni estate, il rischio di aumento della temperatura dell’acqua a livelli insostenibili e potenzialmente drammatici. Il problema persiste da anni ed anni in carico al Comune di Ravenna, proprietario della valle (anche se una parte è demaniale), e al Parco del Delta del Po, gestore del sito, compreso nel suo Piano Territoriale ‘Pineta di San Vitale e Pialasse di Ravenna’. Non mancando le risorse idriche a cui potenzialmente attingere, facenti capo come detto al Lamone e al Reno, lo strumento base da disporre - si dice da anni - è un protocollo di intesa con Romagna Acque, società partecipata dal Comune, che garantisca in maniera semplice e veloce sia il reintegro che l’eventuale ricambio dell’acqua della valle nei tempi dovuti, tenendo conto, al bisogno, dell’accordo vigente con la società Ravenna Servizi Industriali, che gestisce l’approvvigionamento idrico del polo chimico di Ravenna tramite una canaletta in derivazione dal Reno. Esistono evidenti problemi di carente gestione della Valle della Canna, comuni a quelli dell’oasi Punta Alberete, che l’affianca. L’ente Parco del Delta non è strutturato minimamente per gestire l’ambiente, essendo anche privo di figure specialistiche, con la conseguente mancanza di manutenzione ordinaria e l’impossibilità di programmare gli interventi straordinari non più rinviabili. Nel programma elettorale del sindaco in carica, risalente alla primavera 2015, era scritto l’impegno, non mantenuto, di ‘pubblicare, in accordo con il Parco del Delta, il nuovo bando per la gestione di Punta Alberete e Valle della Canna’, ove per gestione non si può ovviamente intendere semplice servizio di biglietteria o di accompagnamento gruppi e neppure di piccola manutenzione”.

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"Si intende, però - puntualizza Ancisi - che in sede di commissione vengano date dalla Giunta comunale risposte chiare e puntuali a due questioni fondamentali per definire i fatti accaduti e le relative responsabilità, che attengono al ritardo con cui si è intervenuti rispetto alle sofferenze della valle e alle operazioni di recupero degli uccelli. Di qui le seguenti “richieste d’informazione”: i primi uccelli con segni di intossicazione eventuale da Botulino sono stati osservati almeno dagli inizi di settembre: come mai non se n’è saputo niente fino al 2 ottobre, quando è stata avviata la raccolta degli uccelli morti o morenti o allo stremo? Sulle operazioni di recupero, esprimendo grande apprezzamento ai volontari che si sono prestati, con dedizione e sacrificio, grazie alle associazioni venatorie a cui l’Amministrazione ha riservato la richiesta d’impegno, è necessario fare chiarezza su questi dati: quanti sono stati gli uccelli raccolti e quanti i sopravvissuti; quali specie sono state interessate alla raccolta; il censimento di tutti gli animali raccolti, deceduti o recuperati, diviso per specie e genere, con particolare riferimento a quelle protette, certamente presenti nella valle; se non è stato fatto, perché si è provveduto a portarli all’inceneritore".

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