Street food ancora fermo, l'imprenditrice: "Ho scommesso sul mio Paese, ridateci una speranza"

Un appello per chiedere aiuto al Comune: è quello che arriva da Elisa Siroli, 37enne cervese che dal 2017 gestisce il foodtruck vintage "Soul Kitchen di MamaEli e MaMiTa delivery" girando per le fiere

Un appello per chiedere aiuto al Comune: è quello che arriva da Elisa Siroli, 37enne cervese che dal 2017 gestisce il foodtruck vintage "Soul Kitchen di MamaEli e MaMiTa delivery" girando per le fiere. La donna, infatti, è una delle tante vittime della pausa forzata dovuta al Coronavirus che ancora, attualmente, non può tornare a lavorare.

Il settore dello street food, il cibo da strada, oltre ai danni economici provocati dalla chiusura forzata ha pagato un prezzo molto più alto dovuto alla stagionalità. Si tratta infatti di una categoria che vive grazie agli eventi, da quelli dedicati al food ai concerti, dalle sagre alle partite negli stadi: tutta una serie di situazioni che, a causa della pandemia, sono state annullate, posticipate o snaturate. In Italia sono circa 25mila le aziende che si occupano di somministrazione itinerante, inserite nella stessa categoria degli ambulanti, ma con esigenze totalmente diverse da chi opera nei mercati.

"Ho quasi 38 anni e lavoro, in maniera continuativa, da quando ne ho 13 - racconta Elisa - Ho lavorato in tutte le salse: dipendente, dipendente stagionale, Co Co Co, a chiamata. Sono una di quelle che si è sempre data da fare, sono una gran lavoratrice e amo lavorare. Nel 2017 ho deciso di scommettere nel metter su un’impresa nel mio paese, l’Italia e, dato che sono uno spirito libero, ho deciso di scommettere su un mondo lavorativo “open”, fresco e stimolante: lo street food".

Così l'imprenditrice decide di acquistare un furgoncino, facendoselo realizzare "su misura" in Spagna per fare in modo che fosse vintage "al punto giusto": "Ho aspettato due anni che il mio foodtruck vintage fosse pronto - spiega Elisa - Ho fatto mutui, sacrifici, notti insonni, avuto preoccupazioni e inghippi burocratici, versato tante lacrime. Ma nel 2017 finalmente, dopo anni di attesa, ho aperto Partita iva. Una grande scommessa per me, potercela fare. E questi ultimi sono stati gli anni lavorativi più belli che abbia fatto in vita mia, con le soddisfazioni che crescevano di fiera in fiera; anni sudati, di fatiche, di pianti, ma anche di tantissimi sorrisi, positività e traguardi. La mia attività era in piena ascesa e andava tutto bene, le cose ingranavano e ingranavano ogni volta sempre meglio. Questo 2020 sarebbe stato l’anno dei tanto desiderati guadagni, con moltissimi organizzatori che mi volevano ai loro eventi e con tantissimi eventi fissati in calendario".

Poi, come un fulmine a ciel sereno, l'inizio della pandemia. "Prognosi: lo street food quest’anno difficilmente ripartirà e i promessi aiuti io non li ho ancora visti - critica la 37enne - Non ti fanno lavorare però continuo a pagare tutto, tasse, Inps e chi più ne ha più ne metta. Ma non me ne frega niente, mi rimboccherò le maniche, risparmierò, mi darò da fare ma ce la farò da sola. A Cervia è ricominciato il mercato rionale e sono felice per ogni ambulante che finalmente ha iniziato a lavorare, ma ancora noi dello street food siamo fermi: il mio meraviglioso furgone è chiuso in un garage da fine 2019 (perché col freddo lo street food si ferma) e la mia stagione, che sarebbe dovuta iniziare a marzo, non è ancora iniziata e non si sa quando potrà iniziare perché gli eventi creano assembramento. E se noi non lavoriamo prendiamo zero! Oggi come non mai mi manca il mio lavoro, da morire, ma sono sicura che si ripartirà e per adesso questo riuscirà ad avverarsi forse solo per situazioni piccole (che mi piacciono decisamente di più) dove non si creerà assembramento, e solo se il mio Comune e le istituzioni ci aiuteranno a ripartire, perché questo resta e resterà un anno “dove stare a galla”, è il punto focale per far sì che la mia piccola impresa vintage di ristorazione a 4 ruote non naufraghi".

La donna si rivolge quindi al Comune: "Chiedo intanto aiuto al Comune di Cervia e alle istituzioni per darmi una mano come tutti a ripartire abbattendo i muri della burocrazia, perché da cittadina e da giovane imprenditrice che ha scommesso su questo paese per un’impresa, che ha sudato, pianto, fatto sacrifici credo di meritarmelo. Fateci superare anche a noi in maniera “dignitosa” un anno difficile per tutti, ridateci una speranza! E poi, senza offesa per i colleghi, ma un truck bello come il mio porta sorrisi, è un valore aggiunto, cucino col cuore una cucina fusion e innovativa ma fatta di prodotti del territorio di Romagna. Nel frattempo invito tutti a usufruire del mio delivery, attivo tutti i weekend e fatto con tanto amore e passione! E mai mollare".

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