Stuprata e filmata, la psicologa: "Mentalità primitive in cerca di like, i segnali da non sottovalutare"

E' un caso che ha lasciato sotto shock l'intera città quello della 19enne ravennate che secondo le accuse sarebbe stata stuprata da un 26enne rumeno mentre l'amico 27enne italo-senegalese riprendeva la scena con il cellulare

E' un caso che ha lasciato sotto shock l'intera città quello della 19enne ravennate che, la notte tra il 5 e il 6 ottobre scorso, sarebbe stata stuprata,secondo quanto hanno circostanziato gli inquirenti, da un 26enne rumeno mentre l'amico 27enne italo-senegalese riprendeva la scena con il cellulare. Qualcuno ha preso spunto dal caso per ribadire la "necessità della castrazione" per situazioni del genere, altri hanno paragonato l'uso violento e spudorato della tecnologia al caso del 29enne di Riccione che ha ripreso un giovane agonizzante sulla strada dopo aver avuto un incidente in motorino realizzando una diretta Facebook dicendo "Chi mi segue chiami i soccorsi".

"Pensavo fosse consenziente": lo stupratore e l'amico negano la violenza sulla 19enne

Per cercare di comprendere questo fenomeno abbiamo fatto qualche domanda a Donatella Romanelli, psicologa e psicoterapeuta che lavora a stretto contatto con ragazzi e adolescenti.

I due ragazzi del caso ravennate sono accusati di stupro di gruppo. Come si configura la presenza dell'altro? 
La presenza dell’altro può “rafforzare” l’intenzione. Pensiamo agli individui quando si trovano in una folla: essi si comportano seguendo gli impulsi collettivi, piuttosto che quello individuali. Si crea una sorta di anima collettiva che fa sentire, pensare e agire in un modo diverso rispetto all’agire di un individuo isolato. Si può diventare più aggressivi, spavaldi, pericolosi perché c’è l’amico o il gruppo a sostenere. Si attiva una mentalità primitiva in cui i pensieri delle persone si uniformano e si esasperano.

La donna viene vista come un oggetto?
In generale, nei casi di stupro la donna viene privata della sua umanità. Le persone che commettono queste violenze sono persone con un disturbo antisociale di personalità che non hanno la capacità di provare empatia nei confronti dell’altro. Non comprendono quali emozioni l’altro può provare e come può sentirsi. 

L'uso della tecnologia sta davvero modificando certe dinamiche. Cosa passa nella mente di un ragazzo quando decide di filmare uno sospetto stupro  o di riprendere una persona morente in strada? Perchè "riprendere il potenziale reato", rischiando tra l'altro di "lasciare una prova"?
L’uso della tecnologia va a esasperare i disturbi di alcune persone che fanno di tutto per cercare l’approvazione degli altri. Sono persone in cerca di notorietà, di un pubblico che gli ammiri e che li approvi con dei like. Alla base c’è un disturbo psicologico, come ad esempio  il Disturbo Antisociale di Personalità. Queste persone si rapportano agli altri in modo superficiale e non hanno rispetto per i sentimenti e le preoccupazioni degli altri. Sono solitamente persone incapaci di amare che tendono a sfruttare chiunque possa soddisfare i propri bisogni. O ad esempio il Disturbo Narcisistico di personalità, in cui le persone non hanno empatia, tendono a sfruttare gli altri per i loro scopi e sono alla ricerca continua di ammirazione.

Che ruolo hanno le famiglie in tutto questo? Ci sono segnali che possono destare preoccupazione e fare scattare il campanello di allarme in un genitore?
Le famiglie hanno l’importante ruolo di lavorare sulle emozioni sin dalla più tenera età.  Bisogna abituare i propri figli a familiarizzare con i propri stati d’animo: “Come stai?”, “Come ti senti oggi?”, “Cosa ti fa arrabbiare?” sono domande semplici ma importanti. In famiglia si deve poter parlare di felicità, di rabbia, di tristezza. Si deve poter piangere e arrabbiarsi, potendo poi parlarne e capire. Spesso invece si trascurano le emozioni o addirittura si negano. Soltanto familiarizzando con le proprie emozioni si possono capire quelle degli altri. Un figlio che non viene visto nella sua interezza, che non viene considerato, tenderà a non vedere l’altro. Un campanello d’allarme importante è la mancanza di empatia nei confronti dell’altro.

Come riuscirà ad affrontare il resto della sua vita la giovane 19enne?
Di sicuro è un’esperienza traumatica che la segnerà per sempre. La ragazza dovrà essere sostenuta e fare un percorso di psicoterapia.

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