Martedì, 19 Ottobre 2021
Cronaca

Le slot dietro il suicidio legato ad un sasso? Lo psicologo: "Un masso anche simbolico"

Per questo si sarebbe legato ad una pesante zavorra - un grosso sasso  fissato alla schiena tramite una corda - per poi buttarsi nelle acque dei Fiumi Uniti a Ravenna

Non avrebbe retto al peso della sua dipendenza dal gioco d'azzardo, consumata giorno per giorno all'insaputa dei familiari, sulle tante macchinette videolottery che si trovano sparse in bar e tabaccherie. Per questo si sarebbe legato ad una pesante zavorra - un grosso sasso  fissato alla schiena tramite una corda - per poi buttarsi nelle acque dei Fiumi Uniti a Ravenna. E' la pista preponderante che prende corpo dalle investigazioni della Squadra Mobile della Questura di Ravenna sul cadavere tirato fuori dal fiume sabato mattina.

Si tratta di un cittadino russo, 49 anni, lavoratore e da oltre 15 anni residente con la famiglia. L'uomo era sparito da casa da giovedì pomeriggio e non dava alcun segnale alla famiglia. Anche il telefonino era stato lasciato a casa. Circostanze che hanno teso a far ritenere che si potesse essere di fronte ad un suicidio. Quest'ultimo è quanto poi si è riscontrato drammaticamente, quando alcuni pescatori di un capanno di via Marabina hanno dato l'allarme.

Dopo il rinvenimento nella serata di venerdì del corpo senza vita di un uomo nella zona di Ponte Nuovo, alcuni chilometri più a valle, è avvenuto il macabro ritrovamento sull’argine che costeggia via Marabina, la strada che da Ponte Nuovo porta a Lido di Dante. Sul posto si è portato il personale della Squadra Mobile e il pubblico ministero D’Aniello. A destare forti sospetti è stata una complessa imbracatura di corda che fissava un grosso sasso sulla schiena, una zavorra per andare a fondo. Tuttavia, l'elaborata modalità in cui sono stati stretti i nodi sembrerebbe compatibile con un'azione autonoma,  fatta da solo, mentre il motivo del gesto per la Polizia sarebbe appunto da ricercare nelle ingenti somme di denaro dilapidato nel corso degli anni alle macchinette. Piccole somme di alcune centinaia di euro, giocate di volta in volta, prelevate dal proprio conto, il cui ammontare negli anni arriverebbe ad alcune decine di migliaia di euro.

L'analisi dello psicologo

A quanto pare i familiari non si sarebbero accorti degli ammanchi e non ci sarebbero stati grossi effetti sulla vita famigliare, anche perché tutti i componenti della famiglia lavorano. L'uomo prelevava le cifre da giocare dal proprio conto corrente. "Non è facile rendersi conto di avere in casa una persona con una dipendenza del genere, perchè tendono a negare il problema non solo agli altri, ma anche a loro stessi - spiega Fabio Molari, psicologo e psicoterapeuta di Ravenna, interpellato da RavennaToday  - Il numero di persone che presentano problemi legati al gioco d'azzardo è in aumento: non capita spesso, però, che questi dipendenti si rechino da un professionista per cercare di risolvere il problema, da un lato perchè, appunto, tendono a negare, dall'altro perchè non hanno soldi per farlo, scialaquando tutto nelle macchinette. Chi è colpito da dipendenza patologica da gioco d'azzardo diventa schiavo di una compulsione e di un rapporto malsano con quell'attività. Se ci si accorge di avere in famiglia o tra gli amici una persona con questo tipo di problema è necessario metterlo con le spalle al muro e responsabilizzarlo, valutando con lui di trovare una forma di aiuto presso il Sert o una struttura privata".

Anche la modalità del suicidio - qualora questa ipotesi investigativa venga definitivamente confermata-  , secondo lo psicologo, potrebbe essere un segnale, quasi a rappresentare la "liberazione" del masso che per troppo tempo l'uomo si è portato addosso, nascondendo il suo problema alla famiglia. "Il suicidio è un fenomeno molto personale, ma la modalità scelta in questo caso dice qualcosa. Capita che si possano rintracciare significati simbolici nel gesto di chi compie un suicidio. Tuttavia è anche possibile che sia stato un modo per essere sicurocol proprio proposito e per non avere ripensamenti".

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