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Domenica, 3 Luglio 2022
Cronaca

Sul bastone il Dna di Cagnoni: ma sotto le unghie di Giulia quello di un altro

Il dermatologo ravennate si trova ancora dietro alle sbarre, dopo che venerdì la Corte ha respinto per la terza volta la richiesta per gli arresti domiciliari dell'imputato

E' una giornata calda e soleggiata quella che fa da cornice alla sedicesima udienza del processo a Matteo Cagnoni, il dermatologo ravennate accusato di aver ucciso la moglie Giulia Ballestri il 16 settembre 2016, dopo il rinvio dell'udienza di venerdì scorso a causa del maltempo e delle strade ghiacciate che avevano impedito ad avvocati e testimoni di raggiungere il Tribunale. Cagnoni si trova ancora dietro alle sbarre, dopo che venerdì la Corte ha respinto per la terza volta la richiesta per gli arresti domiciliari dell'imputato.

Tracce di Matteo ovunque

Tra i testimoni che vengono ascoltati venerdì c'è Alessandra De Rosa, genetista forense della Polizia di Stato che tra ottobre e novembre 2016 ha effettuato diversi rilievi sia nella villa di via Padre Genocchi che nelle due Mercedes, di proprietà di Cagnoni padre e Cagnoni figlio, e infine sulla Chrysler di proprietà dell'imputato con il 'luminol', uno strumento utilizzato dalla Polizia scientifica per determinare e rilevare tracce di sangue, anche lavato o rimosso. In aula vengono proiettate delle fotografie effettuate durante i rilievi: si vedono diverse tracce di sangue nella villa dell'omicidio, tra cui le ormai celebri 'palmare frigo' e 'palmare muro', le due impronti insanguinate che secondo quanto già spiegato da altri poliziotti apparterrebbero a Matteo Cagnoni. E il sangue rilevato sul muro, sul frigorifero, sulle poltrone, naturalmente, sarebbe quello di Giulia: "Il profilo genetico appartiene a Giulia con un compatibilità altissima, praticamente certa", spiega la genetista. E di sangue ne viene rilevato tanto anche sul bastone che sarebbe stato utilizzato per uccidere la donna, lo stesso bastone che già durante l'ultima udienza aveva tanto fatto discutere. E qui emerge un dettaglio importante: "Sull'estremità non insanguinata sono state rilevate tracce di un profilo genetico maschile, combatibile con quello dei Cagnoni - spiega la genetista - Vero è che è stato rilevato anche un secondo profilo maschile sull'arbusto, ma è una componente minoritaria estremamente esigua, dovuta a un contatto di breve durata, a differenza del primo profilo che presuppone un contatto più prolungato". La scia di sangue arriva fino a Firenze, come spiega De Rosa: "Anche sui jeans di Matteo trovati nella villa dei genitori a Firenze sono state rilevate tracce di sangue, e il profilo è compatibile con quello di Giulia. Nelle tasche, inoltre, abbiamo trovato un frammento insanguinato e anche qui il profilo genetico risulta compatibile con quello della vittima". Non solo: all'interno della Mercedes dell'imputato è stata trovata una grossa torcia (con la quale, secondo l'accusa, Cagnoni si sarebbe fatto luce nello scantinato dove è stato ritrovato il cadavere della moglie, dal momento che non c'era corrente elettrica): sul vetro della torcia, spiega la genetista, sarebbe stata trovata una traccia ematica e anche questa volta il profilo genetico estrapolato apparterrebbe a Giulia, così come sugli interni dell'auto e sulle Timberland ritrovate su un termosifone nella villa di Firenze (sul luogo dell'omicidio era stata rinvenuta un'impronta fresca dello stesso modello di scarpa).

Il Dna estraneo

Tuttavia dal racconto della genetista emerge un dettaglio su cui la difesa punta molto: sotto alle unghie di Giulia sarebbe infatti stato identificato un Dna maschile non compatibile con quello di Cagnoni, nè con quello dell'amante Stefano Bezzi che Giulia in quel periodo stava frequentanto: e allora di chi è quel Dna? Il Pm Cristina D'Aniello, tenta un'ipotesi: "Giulia, quando poco prima di essere uccisa ha accompagnato i figli a scuola, potrebbe aver fatto una carezza a un altro bambino". Ma a smontarla ci pensa l'avvocato della difesa Giovanni Trombini, che naturalmente cerca di vederci chiaro su questo Dna estraneo: "Il Dna sconosciuto è stato trovato su entrambe le mani?". "Sì", risponde la genetista. Difficile pensare a una carezza, dunque.

La borsetta della discordia

La genetista De Rosa lascia il posto a Fabrizio Di Genova, ispettore superiore della Polizia scientifica che ha esaminato i filmati delle videocamere di sorveglianza del Comune di Ravenna, della pasticceria Le Plaisir (dove Matteo e Giulia fanno l'ultima colazione pochi minuti prima dell'omicidio) e dello studio medico del dermatologo. E di nuovo si torna a parlare della famosa borsetta bianca, mai ritrovata, che Giulia indossava in pasticceria. "Dalla comparazione tra il video delle telecamere del bar e quelle della villa di Firenze (in cui il giorno dell'omicidio si vede Matteo scaricare dall'auto diverso materiale tra cui un oggetto bianco, ndr), la borsetta e l'oggetto bianco in mano a Cagnoni sembrerebbero coincidere, per quanto ovviamente la qualità delle immagini non sia sufficientemente alta per determinarlo in maniera certa".

Cagnoni andò nella villa del delitto già il giorno prima?

Infine prende parola Giuseppe Feliciani, ispettore superiore della Polizia scientifica, che mostra la ricostruzione del percorso dell'auto di Matteo (a tratti ipotetico, a tratti rilevato dalle telecamere di videosorveglianza) dal giorno antecedente quello del delitto. Giovedì 15 settembre, infatti, Matteo era uscito di casa per andare a ritirare una torta per il compleanno del figlio: ma le telecamere della città riprendono l'auto dell'imputato in via Padre Genocchi, dove si ferma per circa sette minuti: per fare cosa? Secondo l'accusa avrebbe portato nella villa il bastone e la tanica d'acqua distillata con cui avrebbe tentato di pulire il sangue dopo l'omicidio, cosa che potrebbe determinare la premeditazione. Poi la ricostruzione riprende dal giorno successivo, quello dell'omicidio: le telecamere mostrano Giulia e Matteo insieme ai figli a scuola, poi vanno a casa, prendono l'auto e si avviano verso Le Plaisir. Il video della pasticceria ritrae la coppia nell'atto di fare colazione. Intorno alle 9.15 le telecamere mostrano l'auto che si ferma in via Genocchi, la coppia scende e si avvia verso la villa. Dopo poco meno di due ore sulla macchina risale una sola persona: non c'è più nessun passeggero. L'autista fa inversione, si ferma per un minuto e infine riparte. Durante il tragitto Cagnoni telefona alla segretaria, che poi raggiunge in studio: quando entra, però, ha vestiti diversi rispetto a quelli che indossava nel bar. Il dermatologo si avvia verso la scrivania, tira fuori un oggetto dal cassetto e lo mette in tasca. Poi va a scuola, dove le celle telefoniche registrano un tentativo di chiamata nei confronti del padre; prende i figli e li porta al Mc Donald, per poi avviarsi con loro verso Firenze. Quando arriva, mentre la nonna si occupa di accogliere i bambini, di nuovo le sue azioni vengono registrate dalle telecamere: Cagnoni scarica una valigia e i cuscini - che apparterrebbero alla villa di via Padre Genocchi e che hanno fatto discutere a lungo le parti - e sistema tutto dietro una siepe in giardino, da cui poi riprenderà tutto il materiale sistemandolo in delle buste di plastica per poi caricarlo nell'auto con cui domenica si recherà a Bologna dall'avvocato Trombini. E sui primi contatti con il legale si registra un'altra anomalia: la prima chiamata allo studio bolognese, Cagnoni la tenta sabato mattina (secondo i registri telefonici), quando ancora non era stato allertato della scomparsa di Giulia a Ravenna; eppure il padre, durante il suo interrogatorio, aveva spiegato che il figlio si era rivolto al legale perchè voleva sapere se l'allontanamento della moglie potesse essere rilevante penalmente a livello del divorzio. E allora perchè tentare la chiamata già il sabato?

Le prossime udienze

Si è conclusa così, dopo l'audizione di 78 testimoni (inizialmente ne erano previsti molti di più, ma il Pm ha rinunciato all'ascolto di molti di loro), l'istruttoria della pubblica accusa. A fine udienza è stato annunciato che venerdì 23 marzo, nel corso della diciottesima udienza, verrà interrogato Matteo Cagnoni. L'imputato risponderà alle domande dell'accusa, della difesa e delle parti civili. Durante l'udienza di venerdì 16 marzo, invece, verrà riascoltata Adriana Ricci, che durante il suo interrogatorio aveva lasciato tutti a bocca aperta quando aveva negato di riconoscere la sua stessa voce in un'intercettazione telefonica, cosa per la quale era stata richiesta la trasmissione degli atti per falsa testimonianza alla Procura

La prima udienza - Cagnoni in aula. La difesa: "Il processo va spostato da Ravenna"

La seconda udienza - Ammesse tutte le prove. Accusa e difesa chiedono oltre 200 testimoni

La terza udienza - Parla la migliore amica: "Matteo sempre più ossessivo, avevo paura per lei"

La quarta udienza - L'amante di Giulia: "Le diceva che presto l'avrebbe lasciata libera"

La quinta udienza - L'amico di Giulia: "Il marito le diceva 'Ti distruggo'"

La sesta udienza - Il dermatologo ha un malore durante il video del ritrovamento del cadavere

La settima udienza - Frase shock della madre di Cagnoni: "Matteo l'ha fatta grossa"

L'ottava udienza - Caos in aula al processo: Cagnoni offende la madre di Giulia, il fratello reagisce - IL VIDEO

La nona udienza - L'agente di Polizia amico di Cagnoni: "Tradì Giulia, diceva che le donne dovevano stare in casa"

La decima udienza - Cagnoni cedette al fratello ville e studi milionari per una cifra irrisoria: perchè?

L'undicesima udienza - "La madre di Cagnoni disse che Giulia era stata uccisa, ma ancora non poteva saperlo"

La dodicesima udienza - Colpi di scena: la madre non si presenta, l'amica nega la telefonata registrata - Il padre: "Mio figlio era tranquillo, come se 'giustizia fosse stata fatta'"

La tredicesima udienza - Sms shock di Stefano Cagnoni: "Mio fratello è l'assassino di Ravenna"

La quattordicesima udienza - Lo psicoterapeuta: "Giulia acquisiva autonomia, Matteo bloccò la terapia"

La quindicesima udienza - "Quel bastone non fu preso nella villa del delitto". La prova della premeditazione?

Il maltempo fa slittare la sedicesima udienza: la Corte respinge la richiesta per i domiciliari

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