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Cronaca

Torri Hamon, la demolizione non ferma la protesta: nuovo raduno per chiedere di salvarne almeno una

Italia Nostra, insieme a un gruppo di associazioni, ha confermato la manifestazione di domenica 7 aprile presso la Darsena di città

Le operazioni di demolizione delle torri Hamon da parte di Eni, iniziate martedì mattina, non fermano la protesta dei cittadini che chiedono di fermare la demolizione e di valorizzare le due torri che caratterizzano lo skyline di Ravenna. Italia Nostra, insieme a un gruppo di associazioni, ha confermato la manifestazione di domenica 7 aprile presso la Darsena di città (zona testata/Almagià), a partire dalle ore 16.00, fino alle 18.00, per chiedere la tutela almeno di una delle due torri e la bonifica completa dei terreni. E’ previsto anche un raduno alle ore 14.00 presso il ponte mobile (lato nord) e una passeggiata fino al luogo della manifestazione.       

"Da quanto risulta i terreni dell’ex Sarom sono già bonificati, come certificato ad esempio da Arpaecon la determina n.1150 del 2021 - scrivono da Italia Nostra - L’area, da 16 ettari, dovrebbe corrispondere a quella tra le due torri Hamon. La bonifica di altre aree più ad ovest delle torri risulterebbe anche questa già certificata. Il sindaco di Ravenna ha recentemente dichiarato l’impossibilità di utilizzo pubblico delle torri qualora salvate a causa dell’inquinamento altissimo dell’area circostante. Dunque, si delinea sempre più chiaramente il significato della richiesta di tanti cittadini per il mantenimento delle torri e per una loro eventuale restituzione alla città tramite riqualificazione e destinazione pubblica, come avvenuto in altre parti d’Italia: la richiesta è che non venga dimenticato il passato di inquinamento e di danno alla salute e all’ambiente provocato nei quarant’anni di attività della raffineria, ma che, anzi, tali danni siano per quanto possibile interamente risarciti ed i cittadini possano riappropriarsi di luoghi invece cancellati dallo sfruttamento dell’industria pesante".

"La bonifica, a quanto risulta, è già stata effettuata: ma se lo è stato fatto ad un livello non sufficiente per l’uso pubblico, si proceda e la si completi - chiedono dall'associazione ambientalista - Il sindaco, come tutore della salute pubblica, ha tutto il potere per richiederlo. Questione di costi? Ma, allora, perché invece dobbiamo pagare ad Eni, tramite l’Autorità di Sistema Portuale, quasi 8 milioni di euro di soldi pubblici per un terreno ancora non completamente bonificato, previa distruzione delle torri che possiamo definire un “patrimonio collettivo” della città di Ravenna? Un altro dubbio che si aggiunge ai già numerosissimi e senza risposta che avvolgono il blitz pasquale contro le torri".

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