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Troppi detenuti nelle carceri: "A Ravenna tasso di affollamento del 144,4%"

Mentre si avvicina la fine dell'anno, continua a crescere il numero dei detenuti presenti nelle carceri italiane: è quanto denuncia Elia De Caro, presidente dell'associazione Antigone Emilia-Romagna

Mentre si avvicina la fine dell'anno, continua a crescere il numero dei detenuti presenti nelle carceri italiane. "Un indice di sovraffollamento, quello nazionale, che supera il 121% - denuncia Elia De Caro, presidente dell'associazione Antigone Emilia-Romagna - A contribuire negativamente a questo dato c'è sicuramente la situazione delle carceri emiliano-romagnole, dove sia i valori assoluti che l'incremento nell'anno destano motivi di preoccupazione. In Emilia Romagna, infatti, il tasso di affollamento è del 137,7% con un incremento nell'anno del 7,8%. Il dato più preoccupante è quello che riguarda il carcere di Bologna, dove il dato del sovraffollamento arriva al 175,8%. Non vanno bene le cose tuttavia neanche nelle carceri di Ferrara (155,3%), Ravenna e Reggio Emilia (entrambe con il 144,4%), così come Modena (142%). Emblematico, per fotografare la situazione regionale, è il fatto che dei 10 istituti presenti solo uno abbia un tasso di sovraffollamento inferiore alla media nazionale".

"Il dato del sovraffollamento lo avevamo rilevato anche nel nostro primo rapporto sulle condizioni di detenzione in Emilia Romagna nel 2018 - continua il presidente - Ci sembrano soprattutto preoccupanti le condizioni di congestione di istituti più grandi come, appunto, Ferrara, Modena e Bologna. Come scriviamo nel rapporto, "anche le prassi dei trasferimenti tra strutture penitenziarie a livello intraregionale possono quindi incidere sulle dinamiche di sovraffollamento e congestione delle prigioni, che dipendono comunque in prima istanza dagli ingressi dall'esterno e, dunque, dalle opzioni di politica criminale". In relazione alle conseguenze del sovraffollamento, rileviamo che "naturalmente, il sovraffollamento incide sulla qualità della vita detentiva (congestione degli spazi) e può contribuire a comprimere diritti e aspettative dei detenuti e delle detenute - nonchè di chi lavora all'interno delle carceri -, riducendo ad esempio le possibilità di accesso alle attività trattamentali, ai servizi sanitari e scolastici, alle opportunità ricreative. Basti pensare che in media il rapporto tra detenuti ed educatori (staff di area giuridico-trattamentale) è di 80 a 1".

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