Trovato senza vita nel suo letto, Ravenna piange la morte di don Ugo Salvatori

Il sacerdote scomparso all'età di 78 anni, il cordoglio del sindaco De Pascale: "Con la sua energia travolgente ha messo in campo tante di quelle iniziative che è impossibile ricordarle tutte"

Ravenna piange l'improvvisa scomprsa di don Ugo Salvatori ritrovato, nella mattinata di ferragosto, senza vita nel suo letto deceduto probabilmente a causa di un malore che lo ha colpito nella notte all'età di 78 anni. Il sacerdote era atteso per un pellegrinaggio alla Madonna di Sulo, a Filetto, e quando i fedeli non lo hanno visto arrivare sono andati a cercarlo a casa scoprendo così il decesso. Don Ugo era uno dei sacerdoti più conosciuti di Ravenna anche per la sua attività sociale che, da parroco di San Rocco, lo aveva portato a seguire la mensa dei poveri. La vita pastorale, inoltre, lo aveva avvicinato alla famiglia Ferruzzi: oltre a celebrare ogni anno la messa in suffragio di Raul Gardini aveva officiato anche il funerale di Idina Gardini. I funerali si svolgeranno martedì mattina alle 9.30 nella parrocchia di San Rocco.

"Carissimo don Ugo - lo ha ricordato il sindaco di Ravenna, Michele De Pascale - oggi purtroppo la nostra comunità perde una guida fondamentale, che ha concretamente incarnato tutti i valori della solidarietà. Con la tua energia travolgente hai messo in campo tante di quelle iniziative che è impossibile ricordarle tutte, talvolta addirittura precorrendo i tempi e anticipando i bisogni: la mensa, che ha sfamato generazioni di persone in difficoltà, accompagnata dal servizio ambulatoriale, dalla casa di accoglienza notturna e da quella di accoglienza dei minori; il sostegno alla terza età. E ancora, la scuola per gli stranieri. Senza dimenticare l’impegno per i giovani, a partire dalla presidenza della Fondazione San Vincenzo de’ Paoli Non ti dimenticheranno la tua Roncalceci, dove sei nato, le parrocchie che hai guidato, in primis quella di San Rocco. Non ti dimenticheranno tutta Ravenna e tutti coloro ai quali hai fatto del bene. Ciao Don, oggi ci sembra incolmabile il vuoto che lasci, ma in fondo al nostro cuore sentiamo che la nostra comunità, che tu amavi tanto, saprà portare avanti il tuo testimone".

"Per l’affetto che mi lega alla sua figura, sia sul piano personale che familiare, non posso non ricordare oggi una figura che ha fatto tanto bene a Ravenna. Pastori come Don Ugo rimarranno per sempre nel segno della storia della nostra città", dichiara Mirko De Carli, dirigente nazionale del Popolo della Famiglia e capogruppo dello stesso movimento in consiglio comunale a Riolo Terme. “Non posso non commuovermi pensando al sacerdote che mi ha battezzato e che ogni anno ricordava durante la Santa Messa a loro dedicata i miei bisnonni come una famiglia devota alla parrocchia e alla Chiesa cittadina. Don Ugo ha testimoniato come la fede può e deve essere cultura e impegno sociale e le sue opere sono lì a testimoniarlo. Ravenna lo vivrà sempre come presenza incancellabile grazie ai segni buoni lasciati a tante persone che ha accolto e abbracciato nella sofferenza. Ora in cielo potrà custodirci con ancora più cura" conclude De Carli.

Il Presidente della Croce Rossa Italiana di Ravenna, Alberto Catagna, appresa la scomparsa di Don Ugo, ne ricorda la stretta collaborazione avvenuta negli anni, intensificatasi a inizio emergenza. "Questi ultimi mesi hanno visto una collaborazione senza pari di tutte le realtà pubbliche e private del territorio e con le strutture gestite da Don Ugo il sostegno è iniziato fin da subito. Condividere l'aiuto alla comunità, significa creare legame. Ciò ha significato guardare oltre alle singole appartenenze e muoversi con obiettivi comuni. A nome mio e del Consiglio Direttivo della Croce Rossa porgo un ultimo saluto affettuoso a Don Ugo, al suo impegno e alla sua progettualità che hanno caratterizzato da sempre la rete di sostegno del territorio Ravennate. Sono certo però che mai come nell'aiuto al prossimo quanto di buono fatto continui a vivere e a moltiplicarsi all'interno della comunità, e il ricordo di chi ci lascia oggi, saprà trovare memoria in tutti coloro che hanno ricevuto il bene."

"Non avrei mai immaginato che vedere Don Ugo Salvatori, Parroco della parrocchia di San Rocco, lunedì scorso alle 11:00 presidiare nella chiesa della camera mortuaria di Ravenna la cerimonia dei funerali della mamma di un carissimo amico fosse l’ultima volta - lo ha ricordato Charles Tchameni Tchienga, Presidente Il Terzo Mondo Onlus. - Comprendo ora che sia per tutti quelli che erano presenti quel giorno che per coloro che per svariati motivi avevano quel giorno avuto la fortuna di incontrarlo fosse un modo per salutarci. Un modo graziosamente voluto da Dio. Per il mondo del volontariato di cui faccio parte, Don Ugo Salvatori era un benefattore speciale oltre che spirituale. Perdiamo un mitico uomo, ci lascia una specie di "Caritas umana". Poiché il suo spirito di buon Samaritano che distingueva ogni suo gesto di bontà nei confronti di tutti era particolare , delicato e da elogiare. Mi unisco al dolore dei miei associati per esprimere alla sua famiglia, ai suoi fedeli e alla Diocesi di Ravenna-Cervia in particolare al Vescovo Lorenzo Ghizoni le nostre preghiere affinché il Signore possa accogliere l'anima di Don Ugo Salvatori in Pace. Ciao Don Ugo, Ravenna non ti dimenticherà mai".

La Diocesi e l’arcivescovo, monsignor Lorenzo Ghizzoni, ne hanno annunciato con dolore la morte, nel ricordo del tanto bene compiuto per tutta la comunità. "Don Ugo è deceduto alla vigilia della festa di San Rocco e nel giorno dell’Assunzione di Maria, che tanto amava, don Ugo Salvatori, parroco di San Rocco. 78 anni, era nato a Roncalceci ed è stato ordinato sacerdote dall’arcivescovo Salvatore Baldassarri, nel 1967. Da questa mattina la sua San Rocco è un via vai di fedeli raccolti in preghiera, silenziosa e attonita, per la morte del sacerdote, la cui azione pastorale è stata caratterizzata dalla cura delle anime e  dall’azione caritativa conosciuta in tutta la città. Su sua iniziativa, negli anni, la parrocchia di San Rocco è diventata un centro di carità costante, concreta, per gli ultimi. Aveva realizzato e gestiva concretamente la mensa di fraternità, il dormitorio Buon Samaritano, la casa di accoglienza per minori non accompagnati Arcobaleno, la scuola per stranieri. Era presidente della Fondazione San Vincenzo de’ Paoli, responsabile delle case di riposo Betania a Marina Romea e San Lorenzo a San Pietro in Vincoli e di una casa di preghiera. Canonico del Capitolo della Cattedrale, era membro del consiglio presbiterale del collegio dei consultori".

"Tu possa riposare in Pace ed essere accolto in Paradiso per tutto il bene che hai fatto in terra, a questa nostra comunità - lo ricorda Andrea Maestri. - Cosa sarebbe stata Ravenna senza di Te, senza le energie di donne e uomini che hai saputo mobilitare, motivare, incoraggiare ogni giorno per sfamare i poveri, accudire gli anziani, accogliere i migranti, dare una speranza ai carcerati? Saremo tutti più poveri e più soli, senza di Te. Continuerai a stare in mezzo a noi con le Tue opere che parlano con dolcezza agli ultimi, il Tuo ricordo affettuoso, il Tuo sorriso buono, la Tua ironia. Un’abbracciatona".

"Ero presente il 24 giugno 1967 all'inizio del cammino da prete di don Ugo e quando il Vescovo Baldassarri gli disse, nell'omelia, che il prete deve essere segno per tutti, don Ugo assentì non solo con la parola, ma soprattutto con un grande sorriso e si chiese cosa fare per essere ascoltato dalla gente - aggiunge Aldo Preda. - Oggi non solo  il Borgo S. Rocco, ma l'intera comunità ravennate, ricorda commossa  Don Ugo  che è stato in questi anni  vicino non solo ai suoi parrocchiani, ma a chi aveva fame, a chi non aveva un tetto, che ha raccolto i bimbi  in attesa di affido, i carcerati, gli stranieri, i dimenticati da questa società; ecco la sua  riflessione per essere ascoltato dalla gente, con la talare, con il breviario in mano, con la scommessa sulla provvidenza e sempre in sintonia con il suo Dio. Don Ugo è stato un segno per tutti, perché ha favorito l'incontro tra quei valori, che uniscono gli uomini di tutte le fedi, perché dal suo confessionale e dal suo pulpito ha raccontato la narrazione di un Dio invisibile che tutti accoglie. La sua pastorale è patrimonio non solo della Chiesa di Ravenna, ma dell’intera comunità, che lo ricorderà perché il suo messaggio supera la sua persona e si colloca là in quella scommessa per il bene per l’attuazione del Regno al servizio dei fratelli che è stata quella di don Angelo Lolli e don Morelli. Questa era la Chiesa di Don Ugo : una Chiesa visibile a tutti, nella quale tutti, credenti e non credenti si potevano riconoscere".

Anche l'Associazione culturale San Michele Arcangelo ricorda con affetto monsignor Ugo Salvatori: "Le numerose opere sociali da lui sviluppate testimoniano una vita al quotidiano e instancabile servizio dei più bisognosi. Anziani, disabili, bambini e adolescenti in difficoltà affidati dai Servizi sociali, carcerati, profughi sono stati al cuore della concreta missione caritativa di don Ugo. I ravennati non dimenticheranno  questo sacerdote dinamico e accogliente, con la battuta spiritosa sempre pronta. Scompare con lui  anche una certa immagine di prete di campagna e di città, quella classica del parroco «di una volta», guida paterna e stabile di una comunità quasi come un'istituzione vivente, attento al dialogo con tutti i fedeli, sempre vestito con la talare nera". I soci dell'Associazione lo ringraziano anche "per l'amicizia sincera, per avere generosamente dato la sua disponibilità alla celebrazione della Santa Messa in latino secondo il Rito di San Pio V in seguito alla promulgazione del Motu Proprio «Summorum Pontificum» e pregano per il suffragio della sua anima.

"Alla sua età era pienamente in salute, nel corpo e nella mente - afferma Alvaro Ancisi -. Salvo un cuore debole in ogni senso, che troppo spesso si è gonfiato e rigonfiato oltre misura di amaro e di lacrime (vere) per gli insulti di una vita da imprenditore d’assalto della carità cristiana, combattuta in prima linea sul rasoio degli incerti e delle batoste. Sempre in divisa da prete, mai in giacca e cravatta, tra i soldati emarginati. Esposto ad ogni genere di assalti. Pochi giorni di sole, tanti temporali e querele. Finché nella notte dell’Assunta quel cuore gli ha detto che era ora di cambiar vita, basta coi tribunali degli uomini. E la Madre l’ha preso per mano verso la Corte Altissima. I suoi veri “affari”, gli ultimi degli ultimi, giunti lassù prima di lui, fila interminabile, accompagnano il loro don Ugo (sì, don Ugo, monsignore solo per le gerarchie) non già al banco degli imputati, ma alla destra del Giudice. Caro don Ugo, mio burbero e rude, ma sincero amico dell’anima, compagno su due lunghe strade in salita, ora è il mio cuore, in debito di riconoscenza ed affetto, che spreme amarezza e lacrime. Lo solleva la certezza che stai meglio lì, che da lì puoi dirigerci e guidarci in sicurezza da ogni male. Con l’abbraccio che Alvaro non ti ha mai dato. E tu prega  perché succeda dal vivo".

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