Cellulari comprati con carte di credito clonate: tre arresti

Per le accuse mettevano a segno truffe con documenti taroccati e carte di credito clonate. I carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Ravenna li hanno arrestati

I Carabinieri della Compagnia di Ravenna hanno tratto in arresto tre campani con le accuse di truffa, possesso di documenti falsi e utilizzo di carte di credito false. Nei guai sono finiti una 59enne, ora in carcere a Forlì, un 30enne ed un 47enne. I tre sono a disposizione del pubblico ministero Stefano Stargiotti. I tre sono stati sorpresi a spostarsi, con molta circospezione, tra i vari negozi di telefonia di Ravenna. L'intuito dei Carabinieri ha suggerito di andare in fondo alla vicenda fugando i dubbi sorti sulle intenzioni dei tre. Si è così proceduto al controllo del veicolo e da subito sono arrivate le prime conferme: la macchina infatti, presa a noleggio a Napoli, era destinataria di una segnalazione in banca dati.

Questo perché come emerso in seguito, i soggetti a bordo sono esperti di truffe: avevano noleggiato la macchina per muoversi su tutto il territorio nazionale per portare a termine reati. I tre a bordo, due uomini ed una donna, senza legami di parentela tra loro e tutti originari e residenti nel napoletano, hanno da subito tradito un certo nervosismo: questo elemento, unito al curriculum di precedenti di due componenti di quella banda, ha fatto propendere i Carabinieri per eseguire una perquisizione. I tre fermati sono stati accompagnati in Caserma mentre il veicolo veniva setacciato: nascosti sotto al sedile posteriore, nell'intercapedine tra il pianale di seduta e le parti meccaniche dell'auto, erano stati occultati 4 smartphone di ultimissima generazione, due IPhone 6s e due Samsung galaxy S7.

Ai fermati è stato subito chiesto il motivo della loro presenza sul territorio e la provenienza dei telefoni: ad entrambi gli interrogativi fornivano risposte vaghe è assolutamente prive di senso. In merito al possesso dell’auto fornivano un contratto di noleggio, a prima vista regolare, poi indicavano un albergo del centro di Ravenna dove avevano passato la notte, fornendo anche qui una ricevuta ed infine dichiaravano di aver comprato i cellulari sul sito di annunci on-line pur non sapendo spiegare da chi e con quali modalità;  per ciò che attiene il motivo del loro viaggio, riferivano di essersi recati a Ravenna perché volevano visitare i parco divertimenti di Mirabilandia. Le spiegazioni sono sembrate talmente inverosimili che gli operanti hanno proceduto a perquisire minuziosamente i 3: si è così scoperto, che uno della banda possedeva dei documenti falsi. Oltre ai suoi reali documenti di identità, aveva occultato negli slip, una carta di identità, una tessera sanitaria e due carte di credito con una seconda identità, i cui dati antropometrici erano simili, ma nome cognome e residenza erano alterati: la foto invece era sempre la stessa del soggetto sottoposto a controllo. 

Si è appurato a seguito degli accertamenti, che i telefoni cellulari erano stati acquistati tutti nella stessa mattinata, eccezion fata per uno acquistato il giorno precedente a Firenze; questo è stato il punto di partenza che ha spianato la strada alla verità. Infatti i militari si sono recati nei vari punti vendita di telefonia di Ravenna dove la banda ha concluso contratti, o almeno ha tentato in alcuni casi, portando via i cellulari. Il gioco era molto semplice: si presentava in negozio uno dei tre da solo e chiedeva di attivare un contratto di telefonia comprensivo di telefono cellulare e pagamento rateizzato con un abbonamento a caso. I documenti forniti, seppur falsi, reggevano al controllo dei terminali, così come le carte di credito e quindi i falsi clienti potevano accedere al pagamento dilazionato con carta di credito, la cui prima rata sarebbe stata scalata soltanto a distanza di 30 giorni; in questo lasso di tempo i truffatori rivendevano il cellulare, potendo così finalmente godersi il bottino che, considerando che si trattava di cellulari da 1000 euro circa, era corposo.

Questo era possibile poiché i controlli al documento di identità e di credito, è fatto esclusivamente sul codice alfanumerico, verificandone l’esistenza, ma non poi accertando l’effettiva corrispondenza con la persona che si presenta in negozio; soltanto in un paio di casi, a Ravenna, il terminale ha dato un “allert” al gestore, che ha così negato il contratto al falso cliente. In questo caso il truffatore, non ha fatto altro che inventare una scusa per dire che sarebbe tornato in un secondo momento, allontanandosi, non prima però di aver recuperato le fotocopie dei documenti falsi che nel frattempo i negozianti avevano fatto per iniziare la pratica.

Quando i Carabinieri hanno capito le modalità e la tipologia della truffa, hanno impiegato poco tempo poi a capire dove avessero colpito i tre malviventi; anche contattando il negozio di Firenze, hanno ricevuto le conferme in merito alle modalità e ai soggetti. Soprattutto ad inchiodare la banda, è stato il documento rilasciato al negoziante di telefonia che, su richiesta dei militari, è stato consegnato agli operanti che hanno potuto appurare come seppur la foto fosse la stessa dei soggetti fermati nella mattinata di venerdì, i dati erano alterati. Si è appreso al termine delle indagini che i tre partivano dal napoletano con una macchina presa a noleggio, con un contratto falsificato che poi veniva esibito in caso di controlli per evitare facili collegamenti; prima della partenza di munivano di alcuni “kit” consistenti in carte di identità, tessere sanitarie e carte di credito con dati di ignare terze persone, ma con le stesse fotografie. Era possibile reperirle con facilità da alcuni loro conoscenti per un prezzo di circa 200 euro a kit; seppur al momento del controllo soltanto uno sia stato trovato in possesso dei documenti falsi, con la collaborazione dei negozianti, i Carabinieri sono venuti in possesso anche della falsa carta di identità della donna.

I tre sono stati dunque riconosciuti colpevoli di truffa, possesso di documenti di identità falsi, con l’aggravante che si trattasse di documenti validi per l’espatrio, e utilizzo indebito di carte di carte di credito; le indagini al momento sono indirizzate su ulteriori episodi e su altri soggetti dell’organizzazione. Al momento di sporgere la denuncia, ai negozianti infatti, nessuno escluso, sono tornati in mentre altri soggetti sospetti, che avevano concluso contratti con le stesse modalità, in alcuni casi addirittura con lo stesso nome, pur trattandosi di persone diverse; a riprova di ciò, al momento del controllo, i tre sono stati trovati in possesso di scontrini e ricevute fiscali di esercizi commerciali del ravennate, relativi ad uno o due mesi prima, segno che non erano nuovi a tali reati.

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La pericolosità e lo studio che c’era dietro l’organizzazione, è deducibile dal fatto che dalla raccolta delle fotocopie di tutti i documenti falsi, presi dai vari negozi, è emerso che nonostante la fotografia fosse sempre la stessa, i documenti erano attagliati al posto, per destare meno sospetti; così a Firenze è stata presentata una Carta di identità in cui il soggetto risultava residente nel posto, mentre a Ravenna è stato esibito un documento in cui il truffatore, mantenendo invariati tutti gli altri dati, falsi, risultava residente a Bologna. I Carabinieri ora stanno cercando di capire anche come sia possibile stipulare tali contratti, per evitare che si possano evitare ulteriori episodi. I tre della banda, al termine di tutti gli accertamenti, sono stati dichiarati in arresto ed accompagnati in carcere dove hanno atteso l’udienza di convalida. Martedì il giudice nel convalidare gli arresti ha confermato il carcere per la donna ed i domiciliari per gli uomini.

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