Martedì, 15 Giugno 2021
Cronaca

Ultimi giorni per il contest "Opera tua": derby all'ultimo voto fra Ravenna e Rimini

Il dipinto ravennate intitolato "Resurrezione di Lazzaro" è in competizione diretta con il "Busto di Luigi Poletti". Solo l'opera vincitrice sarà premiata con il restauro

Fino a venerdì 14 maggio si potrà votare per il contest nazionale "Opera tua" di Coop Alleanza 3.0: in palio il restauro della "Resurrezione di Lazzaro" di Francesco Zaganelli (1460/70-1532), che compete con il "Busto di Luigi Poletti", di Pietro Tenerani, sostenuto dal Comune di Rimini. Si vota sul sito della cooperativa, la votazione è aperta a tutti, senza necessità di registrazione e con la possibilità di votare più volte e con ogni dispositivo a disposizione (smartphone, pc, tablet). Q

Nella quinta edizione del progetto "Opera tua", partito il 15 aprile, ogni mese due opere d'arte saranno in sfida sul sito e solo la vincitrice della competizione verrà recuperata. Le dodici opere di questa edizione provengono da Emilia-Romagna, Puglia, Marche, Veneto e Friuli Venezia Giulia. Alle 14 di lunedì, l'opera ravennate si trova leggermente in svantaggio rispetto a Rimini e avrà bisogno di nuovi voti per tornare in testa e "guadagnarsi" il restauro.

La "Resurrezione di Lazzaro" di Francesco Zaganelli è un dipinto importantissimo per l'intero territorio romagnolo e non solo per Ravenna, citato addirittura da Giorgio Vasari nelle sue celebri "Vite". Il decano degli storici dell'arte apprezzò personalmente l'opera nell'antico monastero di Classe (oggi biblioteca Classense) e fornisce uno straordinario e unico "endorsement" sul pittore e sul dipinto, definito "di una complessità compositiva stupefacente" (G. Viroli, 1993). Opere di Zaganelli si trovano presso la National Gallery di Londra, la Pinacoteca di Brera a Milano, il Museo di Castelvecchio a Verona e il MAR di Ravenna.

A Ravenna, subentrato, come narra ancora Vasari, all’egemone e allora appena scomparso Nicolò Rondinelli, Zaganelli divenne a tutti gli effetti il più singolare e affermato pittore di Romagna. Nel grande dipinto (306x450 cm) Marta e Maria sono raffigurate in piedi presso la tomba di Lazzaro, di fronte è il Cristo, ai loro piedi tre uomini stanno aprendo il sepolcro. Alle spalle del Cristo e delle donne la folla si assiepa per assistere al miracolo. Alcuni bambini sono raffigurati nell'atto di allontanarsi terrorizzati tappandosi il naso per il cattivo odore. In cielo è il Padre Eterno, attorniato da angeli in un groviglio di panneggi.

La grande pala era un tempo collocata sull'altare maggiore della chiesa di San Romualdo di Ravenna, annessa all'Abbazia di Classe dentro le mura, e ora troneggia presso la Sala Muratori della Biblioteca Classense, già sagrestia della stessa chiesa, facendo da sfondo di assoluta eccezione ad alcuni tra i maggiori eventi culturali cittadini da essa ospitati.

Ma le grandi memorie della città bizantina emergono anche dalla relazione tra il dipinto e l'antico ospedale di San Lazzaro, poi trasformato nella celebre abbazia camaldolese di Classe e di cui l'attuale chiesa, poi dedicata a San Romualdo (1637), costituisce dunque una preziosa, ultima memoria. Il dipinto potrebbe esser stato lasciato incompiuto dall'autore e completato da allievi e in questo senso il restauro già iniziato, che ha riguardato finora parti strutturali ma che si auspica possa spingersi fino al recupero completo della pellicola pittorica, potrebbe riservare sorprese e fornire nuovi dati agli studiosi su uno dei capitoli più importanti della pittura romagnola del Cinquecento. E in ogni caso permetterebbe di rivedere, dopo tanto tempo, volti, paesaggi e colori con la stessa freschezza che avevano secoli fa, quando furono dipinti dal Maestro cotignolese.

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