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Un mercato nero di reperti archeologici: perquisizioni anche a Ravenna

Al vertice dell'organizzazione gli inquirenti hanno individuato un 59enne e un 30enne, ritenuti esperti conoscitori dei luoghi in cui reperire il materiale archeologico

Danneggiamento del patrimonio archeologico dello Stato, ricettazione ed esportazione illecita di beni culturali appartenenti allo Stato. L'inchiesta è partita dalla Procura di Crotone e ha portato a 23 misure cautelari eseguite dal comando dei carabinieri di Cosenza per la tutela del patrimonio culturale tra la Calabria, l'Emilia Romagna, la Lombardia, l'Umbria e la Campania. Due soggetti, ritenuti i più attivi, sono stati condotti in carcere.

Sono state eseguite perquisizioni in diverse località italiane, tra cui Ravenna, Crotone, Bari, Benenvento, Bolzano, Caserta, Catania, Catanzaro, Cosenza, Ferrara, Frosinone, Latina, Matera, Milano, Perugia, Potenza, Reggio Calabria, Roma, Siena, Terni e Viterbo. Grazie alla collaborazione delle Forze dell'ordine estere, poi, le perquisizioni hanno toccato anche alcune località di Francia, Germania, Inghilterra e Serbia.

I magistrati di Crotone hanno rilevato l'esistenza di una vera e propria "criminalità archeologica crotonese" molto radicata sul territorio e pronta a saccheggiare il patrimonio archeologico della Calabria, commercializzando in Italia e all'estero molti reperti. Il territorio di riferimento degli scavi illeciti era prevalentemente quello di Isola Capo Rizzuto. Le indagini sono state avviate nel 2017 con una serie di accertamenti in alcuni scavi clandestini in varie aree archeologiche. Al vertice dell'organizzazione gli inquirenti hanno individuato un 59enne e un 30enne, ritenuti esperti conoscitori dei luoghi in cui reperire il materiale archeologico.

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