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Un rinnovo contrattuale che manca da oltre tre anni: presidio degli addetti della vigilanza privata

Giovedì si è svolto un presidio in piazza del Popolo di fronte alla Prefettura

Prima delle due giornate di sciopero per il personale del settore della vigilanza privata. La mobilitazione è stata indetta da Cgil, Cisl e Uil per il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro, scaduto da oltre tre anni e mezzo. Giovedì si è svolto un presidio in piazza del Popolo di fronte alla Prefettura. "La trattativa, che nel corso degli ultimi mesi, dopo le due giornate di sciopero dello scorso febbraio, era ripresa serratamente, si è bruscamente interrotta il 22 luglio, quando le controparti datoriali, hanno arbitrariamente deciso, che il confronto, previsto per tre giornate, non ci sarebbe stato - spiegano Cinzia Folli, Gianluca Bagnolini e Claudia Lugaresi, rispettivamente segretari di Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil -. Le motivazioni adottate, assolutamente pretestuose, sono basate sulla proclamazione dello sciopero e sulle risposte sindacali, a parere loro, insoddisfacenti, rispetto a mercato del lavoro, malattia e flessibilità".

Continuano i sindacalisti: "Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil si erano preventivamente attivati per lo sciopero, in quanto questo settore è regolamentato dalla legge sui servizi essenziali e, quindi, vanno attivate per tempo le previste procedure di “raffreddamento” (legge 146 /90), ma la messa in atto ci sarebbe stata solo nel momento in cui il confronto avrebbe dato esito negativo. Per quanto riguarda, invece, le tematiche evidenziate dalle controparti, i sindacati avevano già dato chiare risposte nel merito negli incontri precedenti, ritenendo inaccettabili molte proposte avanzate, tuttavia anche rendendosi disponibili ad approfondire alcune materie, purché fossero oggetto di preventivo confronto e monitoraggio a livello territoriale".

"Nel merito, le associazioni datoriali pretendono di: introdurre il lavoro intermittente; un sistema di orario di lavoro che consenta una flessibilità della prestazione giornaliera fino a 13 ore e con superamento dell’orario settimanale; il riposo settimanale nella media di 14 giorni con possibilità di spostarlo ulteriormente; la riduzione del trattamento economico per malattia e la riduzione della conservazione del posto di lavoro, sia per la malattia, che per l’infortunio, infine sul salario, è stato prospettato un aumento di 40 euro nel triennio della vigenza contrattuale e senza corresponsione di arretrati. Proposte veramente inaccettabili e lesive della dignità dei lavoratori, in un ambito dove il lavoro è veramente duro e l’esposizione al rischio quotidiana, a fronte di un salario irrisorio", concludono.

Fotoservizio di Massimo Argnani

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