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Un tecnico antincendio trasforma una maschera da lavoro in un respiratore biomedicale

"L'auspicio è che questa idea possa raggiungere esperti e tecnici del settore sanitario per mettere in campo questo ulteriore ausilio in un momento di grave emergenza"

L'emergenza, a volte, si può affrontare con un'opera d'ingegno collettivo. Soprattutto in Italia, dove il genio e l'inventiva albergano da sempre. L'ultima trovata è firmata Ottavio Giannella, tecnico antincendio ravennate, impiegato da molti anni nel settore della sicurezza.

Vista la difficoltà endemica delle strutture ospedaliere a reperire strumenti per la cura dei pazienti affetti da Coronavirus, come quelli utilizzati per la ventilazione artificiale in caso di difficoltà respiratoria, il tecnico ha ideato un raccordo in grado di collegare comuni maschere da lavoro a ventilatori polmonari. I dispositivi in questione sono di facile reperimento e quindi ad oggi maggiormente disponibili sul mercato rispetto a quelli biomedicali.

"Ho a che fare tutti i giorni con dispositivi di protezione individuale - spiega Giannella - e così mi è balenata l'idea di creare un adattatore per le maschere antigas con filtro a vite, compatibili con lo standard Rd40. Grazie ai raccordi ideati, di due tipologie, è possibile collegare queste maschere, semi o pienofacciali, a diversi modelli di macchine respiratorie".

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L’idea originaria è stata sviluppata coinvolgendo un ingegnere informatico di Milano, Davide Necchi, e un tecnico informatico di Bellaria, Gianpaolo Missiroli, che si sono occupati della realizzazione del disegno e della progettazione dell’adattatore per la stampa in 3D. Tutto ciò ispirandosi anche al progetto di Isinnova, l’azienda bresciana che ha realizzato un adattatore similare per trasformare maschere subacquee in respiratori d’emergenza.

"Secondo i primi responsi - prosegue Giannella - il dispositivo, seppur in attesa dei necessari test specifici, è assolutamente efficiente ed efficace. Per la sua realizzazione, però, serve il supporto e la partecipazione di altre realtà, quali ad esempio aziende produttrici di questa tipologia di maschere, stampatori 3D o strutture ospedaliere che, in situazione di necessità, vogliano approfondire e testare il brevetto. L'idea infatti non ha la pretesa, in questo momento, di considerare queste maschere dei veri e propri dispositivi medicali, ma solo una soluzione di emergenza in quelle situazioni di grave carenza di attrezzatura. L'applicazione pratica, le prove di collaudo e tutte le azioni riguardanti l'utilizzo effettivo devono essere intraprese da personale specializzato sotto la propria responsabilità".

Il progetto, va precisato, non ha alcun scopo di lucro. "L'auspicio è che questa idea - conclude il ravennate - possa raggiungere esperti e tecnici del settore sanitario per mettere in campo questo ulteriore ausilio in un momento di grave emergenza".

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