Una giornata a Roma da Papa Francesco: il racconto di un'esperienza indimenticabile

La partenza è avvenuta nella notte per poter svolgere tutte le prassi per accedere alla sala Clementina nel rispetto delle norme Covid e del protocollo di accoglienza per le udienze con il papa

Tutto è iniziato con il restauro del monumento funebre a Dante Alighieri,  con incluso nel progetto la ricollocazione della croce dorata originale che papa Paolo VI decise di donare al monumento nel 1965 a ricordo della nascita del poeta Dante Alighieri. Quella stessa croce greca questa mattina è stata portata in udienza al Santo padre Francesco per la sua benedizione prima della ricollocazione all’interno del monumento. “L’idea - ha raccontato il sindaco di Ravenna Michele De Pascale - mi è venuta quando in un sopralluogo al monumento a Giugno durante il restauro venni a sapere della croce e mentre compivo il tragitto verso il Comune chiamai il Vescovo diocesano per chiedergli se potevamo far benedire la croce dal Papa e Monsignor Ghizzoni ha immediatamente iniziato ad organizzare l’incontro di stamattina. L’udienza odierna, della quale siamo estremamente sodisfatti, è un’occasione storica e pone la riflessione  su Dante Alighieri e su Ravenna all’attenzione internazionale, di cui si sentiva l’esigenza per il valore dell’opera”. La delegazione di Ravenna si è organizzata in un gruppo di 42 persone tra le quali 13 della Curia, incluso il Vescovo.

Con partenza nella notte per poter svolgere tutte le prassi per accedere alla sala Clementina nel rispetto delle norme Covid e del protocollo di accoglienza per le udienze con il papa, giunti in piazza San Pietro alle 10 la delegazione ha dapprima visitato la Basilica con la guida del vescovo che si è soffermato ad illustrare la Pietà, opera di Michelangelo, il monumento funebre a Matilde di Canossa, l’altare a San Giovanni Paolo II, l‘altare a San Govanni XXIII, infine la tomba di Pietro e il soprastante ciborio opera di Bernini. In seguito, alle 11  la delegazione di Ravenna ha preso posto nella sala Clementina pronta per l’incontro con il Santo Padre. Nella sala erano state disposte 50 sedie delle quali 8 riposte dagli assistenti perchè non utilizzate; la disposizione osservava la distanza di almeno un metro ed una buona visuale del papa. Dopo l’ingresso del papa, silenzioso ed umile, ed il saluto di benvenuto ai presenti ha preso la parola Monsignor Ghizzoni, il quale ha spiegato il motivo dell’udienza speciale richiesta. L’emozione era visibile sul  volto di tutti, acuita dal tempo di attesa di circa 45 minuti prima dell’incontro con il pontefice, presentatosi con soltanto 15 minuti di ritardo.

Le parole al papa di Monsignor Ghizzoni, vescovo della diocesi di Ravenna-Cervia

“Chiediamo la benedizione su una croce restaurata, che fu donata da papa Paolo VI perché fosse posta sulla tomba di Dante nella ricorrenza del settimo centenario della nascita del poeta. Il papa era un appassionato di Dante e fece due doni e a noi regalò la croce che è stata conservata nella biblioteca Classense.  Vorremmo porre di nuovo sulla tomba di Dante la croce – ha continuato il vescovo - che è una croce gloriosa e che è un simbolo frequente nei mosaici di Ravenna, che rimanda alla Resurrezione.” Rivolgendosi direttamente a papa Francesco lo ha invitato al coinvolgimento: “È nostro desiderio di coinvolgerla nella commemorazione del sommo poeta, che abbiamo progettato di valorizzare per il 700 anniversario della sua morte e cerchiamo di lavorare insieme: Comune, Provincia, diocesi e cittadini. Essendo noi i custodi della tomba di Dante le chiediamo attenzione particolare: questa udienza speciale è un bel regalo e un omaggio a Dante, ma le chiediamo di aiutarci a rilanciare l’opera dantesca nella scuola, nelle Università, nelle sedi dove si studia la letteratura e la cultura, nelle facoltà teologiche. I giovani si troverebbero formati nei valori umani, civili e religiosi presenti nella Divina Commedia, perché Dante propone a tutti un suo viaggio che è una discesa agli inferi per mettere a nudo le debolezze e le fragilità e poi immagina la risalita attraverso la misericordia di Dio che illumina il cammino di ciascuno e stimola con forza ad aspirare alla libertà e alla verità, fino alla bellezza che è il Dio dell’amore”.

Concludendo il discorso iniziale si è rivolto al pontefice: “Grazie papa Francesco di averci accolti e grazie per quello che vorrà fare per valorizzare l’opera e la figura di Dante”. Il discorso di Monsignor Ghizzoni è stato concluso da una stretta di mano con il papa. Più tardi Lorenzo Ghizzoni ha anche aggiunto altri aspetti positivi relativamente alle celebrazioni dantesche, destinate a non rimanere soltanto un evento nel calendario del 2021, ma anche a riprendere i contenuti della Divina Commedia per potenziare la formazione dei giovani sui temi emersi dal poema. “La novità di questo incontro – ha detto Monsignor Ghizzoni - è l’annuncio del papa di voler dedicare un documento a Dante Alighieri, che sarebbe il secondo dopo quello scritto da papa Paolo VI, la Lettera Apostolica Altissimi cantus pubblicata il giorno prima della fine del Concilio, quando il papa decise di donare una copia del poema dantesco a tutti i vescovi del mondo, un’opera teologica legata alla letteratura e al poema di Dante. Vedremo che tipo di documento e il contenuto che proporrà papa Francesco, ma sarà sicuramente un documento importante anche per noi che a Ravenna abbiamo la sua tomba, perchè sia un ulteriore aiuto ai giovani per approfondire la figura e l’opera di Dante. Il poema non deve rimanere nel passato, ma deve essere rivalutato nei luoghi dell’educazione e della cultura ed anche nei luoghi ecclesiali come già si sta facendo a Ravenna con il centro dantesco.

"C’era il desiderio espresso di invitare il papa a Ravenna - ha detto Monsignor Ghizzoni - abbiamo chiesto di fare un’udienza specifica per la diocesi e la città ed abbiamo avuto un gran regalo perché non è facile avere un’udienza privata. In questo caso ci hanno detto subito di sì e ci hanno proposto la data abbastanza in fretta, perché anche la casa pontificia ha in mente di celebrare questa ricorrenza. La speranza che coltiviamo è che papa Francesco venga a Ravenna, anche se il documento resta nella storia mentre una visita si esaurisce in qualche ora dell’incontro; ma non credo che il prossimo anno avremo le caratteristiche per una visita tradizionale e non mi piacerebbe una visita a numero chiuso. Vediamo se ci saranno altre modalità per il coinvolgimento del papa e della Santa Sede, penso al momento della presentazione ufficiale del documento. Oggi è stata una giornata importante e storica per la città!”

Le parole del pontefice, papa Francesco

Il papa dopo aver ringraziato per aver condiviso l’inizio delle celebrazioni dantesche ha ricordato il vescovo di Ravenna, specificando: “per Dante, è la città dell’ultimo rifugio perchè nella vostra città il poeta trascorse i suoi ultimi anni e portò a compimento la sua opera: secondo la tradizione furono composti là i canti finali del Paradiso. Dunque, a Ravenna egli concluse il suo cammino terreno; e concluse quell’esilio che tanto segnò la sua esistenza e anche ispirò il suo scrivere.” Il pontefice ha delineato una traccia di riflessione biblica: “Il poeta Mario Luzi ha messo in evidenza il valore dello sconvolgimento e del superiore ritrovamento che l’esperienza dell’esilio ha riservato a Dante-  continuato il papa - Questo ci fa pensare subito alla Bibbia, all’esilio del popolo d’Israele in Babilonia, che costituisce, per così dire, una delle “matrici” della rivelazione biblica. In maniera analoga per Dante l’esilio è stato talmente significativo, da diventare una chiave di interpretazione non solo della sua vita, ma del “viaggio” di ogni uomo e donna nella storia e oltre la storia.” Poi, il pontefice ha ripreso le citazioni letterarie unendole alle bellezze artistiche ravennati: “La morte di Dante a Ravenna avvenne – come scrive il Boccaccio – nel dì che la esaltazione della Santa Croce si celebra dalla Chiesa. Il pensiero va a quella croce d’oro che certamente il poeta vide nella piccola cupola color blu notte, disseminata di novecento stelle, del Mausoleo di Galla Placidia; o a quella, gemmata e “lampeggiante” Cristo – per usare l’immagine del Paradiso – del catino absidale di Sant’Apollinare in Classe”.

Riferendosi alla croce ha auspicato, citando Paolo VI: “Che possa essere un invito alla speranza, quella speranza di cui Dante è profeta. L’auspicio è dunque che le celebrazioni per il VII centenario della morte del sommo poeta, stimolino a rivisitare la sua Commedia così che, resi consapevoli della nostra condizione di esuli, ci lasciamo provocare a quel cammino di conversione dal disordine alla saggezza, dal peccato alla santità, dalla miseria alla felicità, dalla contemplazione terrificante dell’inferno a quella beatificante del paradiso. Dante, infatti, ci invita ancora una volta a ritrovare il senso perduto o offuscato del nostro percorso umano”. Continuando ad unire la letteratura alla condizione esistenziale odierna il Pontefice si è spinto fino alle caratteristiche della poesia dantesca, ai temi affrontati: “Potrebbe sembrare, a volte, che questi sette secoli abbiano scavato una distanza incolmabile tra noi, uomini e donne dell’epoca postmoderna e secolarizzata, e lui, straordinario esponente di una stagione aurea della civiltà europea. Eppure qualcosa ci dice che non è così. Gli adolescenti, ad esempio – anche quelli di oggi –, se hanno la possibilità di accostarsi alla poesia di Dante in una maniera per loro accessibile, riscontrano, da una parte, inevitabilmente, tutta la lontananza dell’autore e del suo mondo; e tuttavia, dall’altra, avvertono una sorprendente risonanza. Questo avviene specialmente là dove l’allegoria lascia lo spazio al simbolo, dove l’umano traspare più evidente e nudo, dove la passione civile vibra più intensa, dove il fascino del vero, del bello e del bene, ultimamente il fascino di Dio fa sentire la sua potente attrazione. Allora, approfittando di questa risonanza che supera i secoli, anche noi – come ci invitava a fare San Paolo VI – potremo arricchirci dell’esperienza di Dante per attraversare le tante selve oscure della nostra terra e compiere felicemente il nostro pellegrinaggio nella storia, per giungere alla meta sognata e desiderata da ogni uomo: l’amor che move il sole e l’altre stelle.” Infine, l’invito: “Con l’aiuto di Dio, l’anno prossimo mi propongo di offrire a tale riguardo una riflessione più ampia. Benedico di cuore ciascuno di voi, i vostri collaboratori e l’intera comunità ravennate. E, per favore, non dimenticatevi di pregare per me!”

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Tra i doni portati al pontefice ci sono la riproduzione a mosaico della Madonna Orante conservata nel Museo Arcivescovile di Ravenna e l’album delle stampe da incisioni datate al XVIII secolo che illustrano il progetto di edificazione della tomba di Dante a Ravenna, acquistato appositamente sul mercato antiquario e restaurato per farne dono a papa Francesco

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