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Una paga da un euro l'ora, partito il processo contro il caporalato in agricoltura

Giovedì mattina, nel corso dell’udienza per il rito abbreviato il Tribunale di Forlì ha accolto la richiesta di costituzione di parte civile avanzata da CGIL, CISL e UIL dell’Emilia Romagna

Giovedì mattina, nel corso dell’udienza per il rito abbreviato il Tribunale di Forlì ha accolto la richiesta di costituzione di parte civile avanzata da CGIL, CISL e UIL dell’Emilia Romagna in un procedimento penale che vedeva oltre 40 lavoratori di origine pakistana vittime del reato di caporalato. "Da tempo le organizzazioni sindacali denunciano i fenomeni di criminalità organizzata, mafie e caporalato che operano in primari settori della produzione agricola e manifatturiera su tutto il territorio regionale. Le tante iniziative organizzate e la tutela prestata ai singoli lavoratori testimoniano questo nostro impegno", spiega una nota dei sindacati.

L'episodio di caporalato, sottoposto a processo a seguito dell’indagine svolta dalla Procura di Forlì, che aveva come base un casolare sito nel comune di Bagnara (Ravenna), ma sviluppatosi a Forlì, Castrocaro, San Giovanni in Marignano e San Clemente (in provincia di Rimini), ha messo in luce, una volta di più, come ci sia una estrema necessità di vigilare con cura. A processo ci sono cittadini pakistani che arruolavano lavoratori per mandarli a raccogliere frutta o potare gli alberi per pochi spiccioli al giorno, senza contratti, senza tutele e senza garanzie sulla salute e sicurezza. Altre indagini sono in corso per vagliare le responsabilità dei proprietari, tutti italiani, delle aziende agricole che hanno utilizzato questa manodopera gravemente sfruttata.

Sempre i sindacati: "I lavoratori erano costretti sotto il ricatto della loro condizione di necessità, anche per la natura dall’attuale legge sull’immigrazione, a subire minacce, umiliazioni e soprusi di ogni genere, oltremodo colpevoli solo per avere denunciato alle organizzazioni sindacali le loro condizioni di sfruttamento. Per questo motivo, ancora una volta, le Organizzazioni Sindacali Confederali dell’Emilia Romagna, CGIL, CISL e UIL si sono costituiti parte civile, per rivendicare con forza il proprio ruolo di garanzia della tutela dei diritti dei lavoratori delle lavoratrici. Le associazioni criminali, qualunque esse siano, impediscono ai sindacati di esercitare le proprie attività di promozione e tutela dei diritti dei lavoratori.  Cgil, Cisl e Uil dell’Emilia-Romagna continuano la loro azione ad ogni livello per sradicare qualsiasi forma di illegalità, perché risulti ancora più manifesto che i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori sono incompatibili con qualsiasi contesto criminale".

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