Una strada per il tenore ravennate Giuliano Bernardi

A febbraio 2014 Daniele Perini, capogruppo il consiglio di Ama Ravenna, inviò una lettera all'amministrazione proponendo l'intitolazione di una strada a Ravenna al tenore Giuliano Bernardi

A febbraio 2014 Daniele Perini, capogruppo il consiglio di Ama Ravenna, inviò una lettera all'amministrazione proponendo l'intitolazione di una strada a Ravenna al tenore Giuliano Bernardi. Il capogruppo, non avendo ricevuto risposta, ha ora deciso di presentare un'interrogazione in consiglio. "Visto che sono trascorsi 40 anni dalla morte di Bernardi e, anche se forse molti di quelli che l'hanno conosciuto e stimato oggi non ci sono più, costituirebbe grave errore non ricordarlo nella maniera adeguata - commenta Perini - Bernardi è nato a Ravenna, città in cui ancora vivono la moglie e il figlio, e si è diplomato in canto nel Conservatorio Statale “G.Rossini” di Pesaro. Ha poi debuttato come baritono nell'ottobre del '68 a Mantova nel ruolo di Rigoletto, dopo essersi aggiudicato il concorso internazionale Aslico (Associazione Lirica e Concertistica); ha cantato, poi, con grande successo, nei maggiori teatri italiani, aggiudicandosi, nel contempo, altri prestigiosi concorsi internazionali, il concorso Achille Peri nel 1971, il concorso internazionale “Voci verdiane” (indetto dalla Rai) nello stesso anno, il concorso internazionale Toti Dal Monte, nel 1972. Luciano Pavarotti lo sentì e riconobbe in lui una grande voce da tenore drammatico. Deciso, quindi, a cambiare tessitura di voce, ha debuttato come tenore nel 1975 nel Maggio musicale fiorentino, con il ruolo di Macolm nell'opera Macbeth, sotto la direzione di un giovane Riccardo Muti. Ha cantato, in Italia e all'estero, nelle opere verdiane “Il Trovatore” e la “Traviata”. Un fatale incidente stradale ha posto fine ad una luminosa carriera a soli 37 anni, quando si preparava ad affrontare il ruolo esigente di Otello. La voce di Bernardi, dal colore ineguagliabile, dolcissimo, malinconico e al tempo stesso virile e drammatico, la sua tecnica raffinata, la grande musicalità, hanno contribuito a renderlo unico; ora che la lirica è mutata, che siamo in presenza quasi di un'altra lirica, si chiede all'amministrazione quali iniziative abbia intenzione di adottare, magari ricorrendo all'intitolazione di una via, per ricordarlo degnamente, per non scordare una voce antica accostabile a quella del grande Caruso, per non disperdere l'eredità, professionale ed umana, di un grande artista".

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