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Valle della Canna, Enpa contro i cacciatori: "Lo sparo resti interdetto 'sine die'"

A protestare contro i cacciatori è la sezione ravennate di Enpa, l'ente nazionale di protezione animali

I cacciatori sono in subbuglio a causa del perdurare del divieto di caccia all’interno della Valle della Canna. E a protestare contro i cacciatori è la sezione ravennate di Enpa, l'ente nazionale di protezione animali: "Paventano delle iniziative di protesta qualora l’ente parco perdurasse nella volontà di mantenere il divieto - commenta il presidente Carlo Locatelli - Notiamo che il periodo di lutto in memoria delle migliaia di uccelli morti sia già terminato e che quindi sia logico riaprire la mattanza nelle aree umide colpite dal botulino. Noi siamo ancora profondamente rattristati per quanto è accaduto e pretendiamo che la verità circa le responsabilità venga a galla. Auspichiamo che la Magistratura indaghi a fondo per individuare e punire i colpevoli. Ci auguriamo che questa vicenda non termini con un’archiviazione perché “il fatto non sussiste” o per “mancanza di indizi”. Alcuni cacciatori si sarebbero prodigati nel soccorrere i volatili e gliene rendiamo merito, ma questa iniziativa ci pare stridere con la vibrata protesta delle associazioni venatorie che a poche settimane dalla strage pretendono la riapertura della caccia proprio nelle zone più martoriate. Noi, di contro, chiediamo a gran voce che lo sparo rimanga interdetto “sine die”, ovvero fino a quando non sia fatta più chiarezza su chi debba gestire la Valle della Canna in modo più serio, competente e professionale. A proposito della condotta palesata dalle associazioni venatorie, su questa vicenda, gradiamo parafrasare un breve verso dantesco onde asserire che: “poscia più che l’amor per la natura, potè il digiuno…. Per il risotto di folaga".

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