Mascherine a 60 centesimi nelle farmacie ravennati: "Il problema sarà trovare nuove forniture"

Per il presidente dell'Ordine dei Farmacisti della provincia di Ravenna "la garanzia di sicurezza è maggiore nelle farmacie". Non mancano però le proteste per l'applicazione dell'Iva

Mascherine chirurgiche a 60 centesimi: l'obiettivo di un calmiere sui prezzi è diventato realtà nelle farmacia ravennati. Certo, non senza qualche scompiglio, visto che l'annuncio era stato quello delle mascherine a 50 centesimi. Diversi farmacisti di Ravenna hanno registrato il malumore di certi clienti per un prezzo ritenuto "gonfiato", ma occorre fare chiarezza. Il prezzo di 50 centesimi è infatti quello senza Iva, imposta che il Governo aveva inizialmente pensato di eliminare per l'acquisto di questi dispositivi. Con l'aggiunta dell'imposta si arriva perciò all'attuale prezzo di vendita, che corrisponde più o meno a 61 centesimi di euro.

"Tutte le farmacie del territorio prendono parte all'iniziativa - conferma il presidente dell'Ordine dei Farmacisti della provincia di Ravenna Domenico Dal Re - Noi avevamo anticipato questa iniziativa grazie all'interessamento del Comune con il quale avevamo posto un primo calmiere al prezzo delle mascherine, poi c'è stata la proposta del commissario straordinario. Si tratta di un'iniziativa positiva. E' importante trasmettere ai cittadini questo messaggio di vicinanza, dopotutto noi siamo un servizio pubblico. L'unico problema è trovare le mascherine. In questi giorni abbiamo ancora una riserva nei nostri magazzini, ma spero che nel giro di qualche giorno la situazione cambi con l'arrivo di nuove forniture".

Le mascherine, dunque, si preparano a diventare uno strumento sempre più quotidiano nella vita degli italiani per i prossimi mesi. La Fase due porta con sè una maggiore apertura della vita pubblica dei cittadini, ma solo se si osservano certe disposizioni di sicurezza, appunto come quella di indossare le mascherine nei luoghi chiusi con libero accesso al pubblico. E proprio per rendere più reperibili questi dispositivi di protezione individuale è stato siglato un accordo con i tabaccai e varie catene di supermercati per permettere di vendere le mascherine chirurgiche al prezzo di 50 centesimi (più Iva). "Noi siamo un servizio pubblico e distribuiamo ciò che lo Stato vuol farci distribuire, in questo caso lo Stato ha deciso di includere nell'iniziativa anche altri protagonisti - commenta Domenico Dal Re -. Certo, la garanzia della farmacia è maggiore, in un altro luogo potrebbero mancare le garanzie di sicurezza: la farmacia è già abituata a garantire sterilità e sicurezza nella preparazione e nel confezionamento dei medicinali. Non so se questo sia possibile anche in altri luoghi".

Il prezzo calmierato a 60-61 centesimi viene già applicato da diversi giorni nelle farmacie, come la Farmacia Dell'Aquila nel centro storico che aveva applicato la cifra già da dopo l'annuncio del premier Conte. Novità confortanti per i farmacisti arrivano anche sul fronte del prezzo d'acquisto dai magazzini. Se fino a non molto tempo fa le farmacie non trovavano mascherine chirurgiche tali da consentire la vendita a 50 centesimi più Iva, ora la situazione è cambiata. "Da lunedì il prezzo d'acquisto per noi è di 40 cent più Iva", precisa il titolare della Farmacia del Portico. Un dato che viene confermato anche dalla Farmacia Porta Nuova, dove si attende la fornitura di nuove mascherine chirurgiche da vendere a 60 centesimi.

De Carli (PdF): “L’Iva sulle mascherine è uno schiaffo alle famiglie”

Il coordinatore Alta Italia e capogruppo consiliare nel Comune di Riolo Terme del Popolo della Famiglia Mirko De Carli è critico sull’applicazione dell’aliquota Iva ridotta sulle mascherine chirurgiche: “L’applicazione dell’aliquota Iva sulle mascherine è uno schiaffo alle famiglie italiane che si troveranno a dover sostenere un’onere economico in più in un periodo in cui già molte di loro fanno fatica a fare la spesa o pagare le spese ordinarie. Il prezzo calmierato a 0,50 euro poteva essere accettabile se non ci fosse stata la decisione di applicare l’Iva su un bene che non è di “acquisto volontario” ma “obbligato” visto le ordinanze regionali e i Dpcm governativi che ne prevedono l’obbligatorietà dell’uso”.

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“Questa scelta dell’esecutivo conferma la distanza dai problemi reali delle famiglie e il continuo sovraccaricare le stesse di oneri economici che non sono più in grado di sostenere. In una situazione di 'stato di emergenza nazionale' il costo dei dispositivi di protezione individuale non può essere ricaricato di alcuna aliquota Iva: lo Stato non può guadagnare dall’imporre un obbligo di acquisto per motivi di tutela della salute pubblica ai suoi cittadini” conclude De Carli.

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