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Viabilità 'da terzo mondo': "Strade inadeguate e pericolose, e i treni sono anche peggio"

Il neoeletto vicepresidente di Lista per Ravenna, Gianfranco Spadoni, dopo il crollo della chiusa sul Ronco torna a puntare il dito contro la viabilità ravennate

"La recente sciagura avvenuta sulla diga del fiume Ronco a San Bartolo, oltre al profondo dolore per i fatti accaduti che ha colpito l’intera città, ha mostrato ancora una volta quanto sia disastroso il quadro delle vie di comunicazione del nostro territorio". Il neoeletto vicepresidente di Lista per Ravenna, Gianfranco Spadoni, dopo il crollo della chiusa sul Ronco torna a puntare il dito contro la viabilità ravennate. "La Ravegnana ne è un esempio: la sua interruzione temporanea sta creando, specie agli abitanti dei piccoli paesi del forese sud, disagi notevoli, con l’aggravante che non esistono percorsi alternativi validi di collegamento tra Ravenna e Forlì. Quelli esistenti hanno evidenziato da subito la loro totale inadeguatezza, creando non pochi problemi di viabilità e di sicurezza. Una Ravegnana bis si può formulare per un futuro non mica prossimo. Nell’immediato, per non rinunciare all’unico asse, per quanto supercentenario, di diretto collegamento tra i due capoluoghi storici della Romagna basterebbe ristrutturare il tracciato esistente con opportuni interventi di consolidamento, adeguamento e (dove possibile) allargamento".

Ma la situazione infrastrutturale generale delle vie di comunicazione locali, secondo Spadoni, non è messa meglio della Ravegnana. "Sull’Adriatica il tratto diretto a Cervia mantiene tuttora, escludendo la variante di Savio, le dimensioni originarie delle proprie strette e insicure carreggiate, creando, specie a ridosso di Mirabilandia, continui ingolfamenti. Per non parlare della Reale, che tra Ravenna e Alfonsine si snoda in mezzo ai centri abitati, anch’essa strettissima e con un traffico di mezzi pesanti insostenibile. Se poi parliamo dell’E45, tratto Cesena-Ravenna, e della Romea, unico permanente Ravenna-Mestre collegamento (cestinata la promessa dell’E55), i problemi sono sempre legati alla notevole pericolosità. Elemento comune a tutti i segmenti di queste strade è la pavimentazione, che presenta asfalti ormai distrutti, con enormi crateri in superficie, solo di tanto in tanto sottoposta a manutenzione mediante ricoperture e riporti posticci di materiale bituminoso. In generale, si tratta insomma di una viabilità non solo pericolosa, ma assolutamente inadeguata per sostenere enormi carichi di traffico veicolare su arterie ridotte malissimo e sottoposte a una pessima manutenzione, in molti casi prive anche delle banchine laterali".

Peggio ancora, secondo Spadoni, l’alternativa rappresentata dal sistema ferroviario: "Viaggiare drammaticamente su un solo binario non consente collegamenti rapidi e in tempi certi con Faenza, Firenze, Bologna, Ferrara, Venezia, Rimini e il sud d’Italia, insomma con nessuna parte. Di questa situazione da terzo mondo non è possibile esentare da gravi responsabilità le amministrazioni territoriali (Regione, Provincia e Comuni, da 50/70 anni presidiate da governi dello stesso colore), che non si sono mai preoccupate, con mezzi propri e/o incalzando opportunamente lo Stato (al cui governo hanno peraltro lungamente partecipato), di adeguare a civiltà la rete infrastrutturale del territorio ravennate, sia viaria che ferroviaria. Collegamenti funzionali ed efficienti avrebbero dovuto rappresentare, e rappresentano tuttora, la vera priorità per lo sviluppo dell’economia turistica e di quella portuale, ma anche del settore culturale, le principali risorse di cui Ravenna dispone. In quest’ultimo mezzo secolo non si è fatto un collegamento degno di nota".

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