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Cronaca

Il vicesindaco Fusignani: "Provo tristezza nell’assistere impotenti alla demolizione delle Torri Hamon"

Eugenio Fusignani: "Da cittadino innamorato della mia città, provo davvero molta tristezza nell’immaginare il “deserto rosso” che vedremo dopo il loro ormai certo abbattimento"

Sono un simbolo del passato. Il vicesdincaco di Ravenna Eugenio Fusignani interviene dopo la notizia della demolizione delle Torri Hamon. "Per quanto sia inopportuno entrare nelle legittime scelte imprenditoriali della proprietà è difficile non provare un senso di tristezza nell’assistere impotenti alla demolizione delle Torri Hamon che presentano purtroppo segni di deterioramento tali da comprometterne la stabilità. Non solo perché consegnate alla storia dalle suggestive immagini di un maestro del cinema come Michelangelo Antonioni, ma perché per Ravenna sono un marchio identitario che va ben oltre il pur importante richiamo alla storia della cinematografia italiana.
Infatti Ravenna, antica capitale ricca di monumenti unici, nei tempi moderni è diventata anche una delle capitali industriali del Paese e, in questo senso, il panorama cittadino col suo orizzonte verso il mare ha uno skyline unico determinato proprio dall’imponente sagoma troncoconica delle torri".  

"Per chi come me appartiene al sentire politico dell’Edera del PRI, quelle torri richiamano anche la memoria di Attilio Monti, imprenditore lungimirante di matrice repubblicana e, dunque, il rimando ad una storia che riporta alle stagioni del centrosinistra lamalfiano, nato qui a Ravenna con sindaci come Bruno  Benelli e Secondo  Bini e con uomini dello spessore di Manlio Monti".

"Anche se l’Amministrazione comunale non ha competenze né possibilità di intervenire su beni privati, ha fatto bene il sindaco a darne notizia direttamente, anche per testimoniare, pur nella vicinanza ad un sentire diffuso, come il rispetto delle norme di sicurezza debba sempre prevalere su ogni altra considerazione. Tuttavia, da cittadino innamorato della mia città, provo davvero molta tristezza nell’immaginare il “deserto rosso” che vedremo dopo il loro oramai certo abbattimento, visti gli improponibili costi di recupero".

"Chissà che nel recupero dell’intera area ex Sarom qualche architetto non pensi a soluzioni che ripropongano una lettura in altra chiave della visione di quelle che erano uno dei segni più tangibili del processo di industrializzazione di Ravenna, e che resteranno  nella memoria collettiva come il simbolo di un’era che ha segnato il riscatto, non solo economico ma anche civile, dell’Italia che risorgeva dalle macerie del secondo conflitto mondiale", conlude il vicesindaco.
 

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