"Vietare la vendita di gadget ispirati al Ventennio: è apologia di fascismo"

Soddisfazione dell'ANPI per la risoluzione regionale che chiede alla giunta di attivarsi per l'estensione del reato penale.

Vendere gadget nazisti e fascisti è apologia di fascismo. L’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna ha approvato - con i voti di PD, SEL, l’Altra Emilia-Romagna - la risoluzione che estende il reato di apologia di fascismo anche alla vendita di oggettistica. Nel documento si chiede alla giunta regionale di “intervenire nelle sedi opportune affinché il reato di apologia del fascismo sia esteso anche alla vendita e diffusione di gadget e oggetti con immagini del regime fascista e nazista e venga inserito nel codice penale, consentendo così la repressione dei reati legati alla riproduzione di atti, linguaggi e simboli del nazifascismo".
“È giusto interrompere il commercio di gadget che riportano le immagini del regime fascista – commenta il presidente provinciale di ANPI, Ivano Artioli -, nonché dello stesso Benito Mussolini che fu per un ventennio, duce, dittatore, capo del fascio e poi responsabile con Hitler della nascita della Repubblica Sociale Italiana e di aver per questo tradito l’armistizio dell’8 settembre ’43, facendo patire agli italiani per ben 19 mesi una guerra che avrebbe dovuto essere finita. Va ribadito che nella nostra terra la Resistenza, oltre a liberarci dal nazifascismo, fu protagonista del passaggio dalla dittatura alla democrazia recuperando ed elaborando, già negli anni che vanno dal 1943 al 1945, un pensiero libero, sociale, egualitario che sarà poi ben espresso nella prima parte della Costituzione. Gli emiliani-romagnoli s’impegnarono come partigiani combattenti e come politici insieme a generosi patrioti. Una popolazione intera partecipò alla Resistenza in varie forme, ma sempre sapendo bene che combatteva per una nuova Italia. Donne e uomini che erano consapevoli del rischio della deportazione nei lager e del martirio. Martirio e deportazione che colpì tanti nostri corregionali, da Piacenza a Rimini.
Ricordiamo che la legge fondamentale dello Stato è la Costituzione e che all’articolo XII delle disposizioni transitorie e finali così recita: “è vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma del partito fascista”. Da questa discendono poi le successive leggi Scelba e Mancino che condannano l’apologia di fascismo. Apologia che i gadget di sicuro creano e alimentano. Senza sottovalutare che i punti vendita di questi diventano momenti aggregativi di un nuovo fascismo.
L’Assemblea Legislativa della regione Emilia-Romagna ha con questa risoluzione condotto una battaglia antifascista modernissima nella legalità delle istituzioni democratiche, alla quale va dato seguito affinché alla legge venga data pratica esecuzione”.
 

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