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Cronaca Cervia

Vigilessa uccisa, da poco era entrata nella Polizia locale di Cervia. Medri: "Addolorati e frustrati dalla perdita"

La giovane vittima era stata assunta come rinforzo estivo dalla Polizia locale, dove avrebbe dovuto lavorare con un contratto a tempo determinato fino a settembre e dove aveva già iniziato a svolgere attività esterne di pattuglia

Aveva da poco preso servizio nella Polizia locale di Cervia Sofia Stefani, la vigilessa uccisa dentro al comando della Polizia locale di Anzola dell'Emilia, nel bolognese, il 16 maggio scorso. La vigilessa, 33enne, è stata colpita e uccisa da un colpo di pistola sparato da Giampiero Gualandi, 63enne commissario capo in servizio nel comando locale.

La giovane vittima - descritta come impegnata in politica e nel sociale, sportiva e piena di interessi - era stata assunta come rinforzo estivo dalla Polizia locale di Cervia-Milano Marittima, dove avrebbe dovuto lavorare con un contratto a tempo determinato fino a settembre e dove aveva già iniziato a svolgere attività esterne di pattuglia.

Gualandi era stato comandante del corpo Unione Terre d'Acqua e dopo lo scorporamento era rientrato nel presidio di Anzola. I colleghi lo definiscono "uno degli agenti più anziani" della polizia locale intracomunale, che comprende anche il presidio di Sala Bolognese. Era qui che Sofia Stefani aveva lavorato per un anno, fino alla scadenza del contratto a fine 2023. Nessuno dei due era originario di Anzola e al momento non è chiaro perché Stefani fosse in visita al comando di Anzola.

L'omicidio

Secondo le prime informazioni, il movente potrebbe essere di tipo sentimentale. Sul posto giovedì pomeriggio sono intervenuti i carabinieri, a cui Gualandi si è consegnato senza opporre resistenza. Posto sotto arresto, il 63enne è stato portato nella caserma di Anzola per l'interrogatorio. Ai militari in un primo momento avrebbe spiegato che il colpo è partito accidentalmente mentre stava pulendo l'arma. La ragazza è stata colpita alla testa e, nonostante l'intervento del 118, per lei non c'è stato nulla da fare, come riporta BolognaToday. La sua salma è stata presa in carico dall'agenzia funebre. Per tutto il pomeriggio la Scientifica ha effettuato i rilievi all'interno dell'edificio.

Il biglietto lasciato dai genitori e dal fidanzato di Sofia Stefani fuori il comando di Anzola dell'Emilia
Ex vigilessa uccisa, il biglietto dei genitori e del fidanzato Sofia sapevi amare, non odiare-2

La difesa dell’ex comandante dei vigili di Anzola

“Il mio assistito aveva l’arma sulla scrivania, accanto al kit per la pulizia, perché proprio in questi giorni scadevano i sei mesi dall’ultima esercitazione al poligono di tiro e, come previsto dai regolamenti della polizia locale, doveva rifarla”, spiega l'avvocato del 63enne, Claudio Benenati. Poco tempo prima, infatti, l’ex comandante dei vigili di Anzola aveva preso “la pistola in armeria per sistemarla, dopo che l’ultima volta si era inceppata. Non era solo, era andato a prenderla con un collega. Il loro responsabile era informato", spiega il legale sottolineando come Gualandi "non si aspettasse la visita della ragazza, tant’è che non gli è contestata la premeditazione".

Un delitto premeditato?

Secondo alcune testimonianze, invece, Gualandi avrebbe ritirato l’arma solo una mezz’ora prima dell'arrivo di Sofia. I due, inoltre, da quanto emerge dalle indagini, si sarebbero sentiti telefonicamente non molto tempo prima dell’arrivo della 33enne al comando della Polizia locale. In questo caso per inquirenti e investigatori sarà importante capire se il contatto sia avvenuto prima o dopo la decisione di  Gualandi di pulire la sua arma di ordinanza.

Le forze dell'ordine sul luogo dell'omicidio
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La pistola non doveva essere lì

Una circostanza importante anche perché, come ha detto la comandante della polizia locale di Anzola e Sala Bolognese Silvia Fiorini, quell’arma non doveva essere sulla scrivania dell’indagato. "Quando si hanno incarichi amministrativi, come nel caso di Gualandi - ha spiegato -  la pistola non si porta in ufficio, perché non si deve prestare servizio armato. Per ritirarla ci sono procedure apposite e c’è un locale predisposto alla loro custodia".

Resta il dubbio se dietro alla morte di Sofia ci sia stato un movente passionale. “Non si tratta di femminicidio – assicura il difensore di Gualandi - . Il mio assistito non aveva alcun movente, perché uccidere una ragazza che era stato lui a lasciare?". Versione che, tuttavia, non ha convinto gli inquirenti e gli investigatori e ha portato all’arresto del 63enne.

Il cordoglio del sindaco di Cervia e del comandante della Polizia locale

"Siamo stupefatti e addolorati per questa perdita - commenta raggiunto telefonicamente da RavennaToday il sindaco di Cervia Massimo Medri - Sofia faceva ormai parte del nostro organico e fino a settembre avrebbe lavorato con noi. Abbiamo espresso le nostre condoglianze alla famiglia e condanniamo questo episodio con un profondo senso di frustrazione".

"Aveva iniziato a lavorare con noi a inizio aprile - aggiunge il comandante della Polizia locale di Cervia Giorgio Benvenuti - Era una ragazza molto sorridente, sempre disponibile. Diceva di essere molto contenta di lavorare a Cervia".

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