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Foto Massimo Argnani

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Riciclaggio di denaro mafioso tra le vigne: 50 milioni sequestrati al 'Re del vino'

A finire sotto sequestro soto stati oltre 20 rapporti bancari, 74 beni immobili a lui intestati e terreni, quote societarie che detengono altri 100 beni immobili, per un totale di oltre 50 milioni

Maxi sequestro da 50 milioni di euro per il "re del vino" Vincenzo Melandri in un procedimento parallelo a quello che, a luglio 2019, lo ha visto subìre una condanna a 9 anni e mezzo per associazione per delinquere, riciclaggio e autoriciclaggio nell’ambito dell'inchiesta denominata 'Malavigna'. La Dia di Bologna infatti, insieme ai colleghi di Firenze e Brescia, ha dato esecuzione in Emilia Romagna e Lombardia al provvedimento di sequestro emesso dal Tribunale di Bologna presieduto dal Presidente Francesco Caruso su proposta del Procuratore della Repubblica di Ravenna Alessandro Mancini, coadiuvato dalla dottoressa Lucrezia Ciriello.

Un'operazione importante che si inserisce nel contrasto alla criminalità economico-finanziaria. A finire sotto sequestro soto stati oltre 20 rapporti bancari con disponibilità per oltre 16 milioni di euro - di cui uno acceso in un istituto bancario di San Marino - ma anche ben 74 beni immobili a lui intestati e terreni in provincia di Ravenna, Forlì-Cesena e Brescia, quote societarie che detengono altri 100 beni immobili, per un totale di oltre 50 milioni di euro.

Un sequestro di prevenzione che ha ben pochi precedenti nel distretto regionale per quanto riguarda gli importi sequestrati: l'aggressione dei patrimoni, ritengono gli inquirenti, è un presupporto necessario per cercare di "togliere acqua dallo stagno del malaffare" e consentire l'indebolimento effettivo delle organizzazioni criminali. Il presupposto è stato quello della pericolosità sociale dell'imprenditore, che per 20 anni si ritiene essere stato dedito alla commissione di delitti soprattutto di natura fiscale: pericolosità sociale che si è manifestata attraverso un'accumulazione patrimoniale illecita. La Dia ha svolto indagini approfondite che hanno svelato una sproporzione notevolissima tra i beni nella disponibilità dell'uomo e quanto dichiarato dallo stesso nella dichiarazione dei redditi.

Melandri, spiegano gli inquirenti, riciclava denaro proveniente dalla criminalità organizzata foggiana attraverso il sistema delle false fatture: lui emetteva una fattura e subito dopo riceveva denaro contante pari all'imponibile esposto in fattura. Così facendo si procurava ingenti disponibilità finanziarie che a sua volta usava per inquinare il mercato del settore del vino nel quale faceva compravendite.

Le operazioni precedenti

Melandri, noto come “il re del vino”, venne coinvolto nel 2012 nell’operazione 'Baccus' della Direzione distrettuale antimafia di Bari, a seguito della quale la Corte d’Appello emise nei suoi confronti una condanna a 4 ani di reclusione per reati associativi finalizzati alla truffa aggravata e ai reati fiscali. Nel dicembre del 2017 l'uomo, invece, è stato arrestato dalla Dia di Bologna nell’ambito dell’operazione 'Malavigna', poiché ritenuto referente di un gruppo criminale specializzato nel riciclaggio di ingenti capitali di provenienza illecita e nelle frodi fiscali, perpetrate mediante l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. Nell’ambito di quest'ultima operazione erano stati anche eseguiti provvedimenti di sequestro su beni e liquidità per un valore complessivo stimato in oltre 20 milioni di euro; inoltre erano stati arrestati sette esponenti di un gruppo criminale specializzato nel riciclaggio di ingenti capitali illeciti e nelle frodi fiscali perpetrate mediante l'utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, con il coinvolgimento di persone vicine alla criminalità organizzata foggiana.

Foto Massimo Argnani

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