La vita della storica bottega ai tempi del Coronavirus: "Non è facile chiudere i cappelletti con i guanti"

"Abbiamo passato tanti brutti momenti, ma mai come questo", confessa Anna Cortesi che continua a lavorare nella sua bottega tra ritmi velocissimi e richieste bizzarre

La vita ai tempi del Coronavirus ha stravolto le vite di tutti, cambiando abitudini inossidabili e costringendo gran parte dei cittadini a chiudersi in casa per evitare il contagio. Ci sono poi molte aziende aperte e gli operatori sanitari che ogni giorno si battono contro la malattia. Ma ci sono anche i piccoli supermercati e gli alimentari, divenuti veri e propri centri di sopravvivivenza perché forniscono a tutti cibi e prodotti indispensabili per vivere. E in prima fila su questo "fronte" c'è anche la storica bottega di Anna Cortesi, nel quartiere Sant'Alberto di Ravenna.

Sua madre aprì la bottega alle porte di Ravenna nel 1954, ma dall'età di 21 anni è la signora Anna a portare avanti il piccolo alimentari di quartiere. Quando l'attività venne aperta, via Sant'Alberto non era come la si può vedere adesso: non c'era ancora la ferrovia a dividere il quartiere dal resto della città. Come ricorda Anna, che quest'anno spegnerà 80 candeline, "quando iniziai a lavorare non c'erano nè luce, nè gas e ci si doveva procurare il ghiaccio per poter raffreddare gli alimenti. Tutti i prodotti erano sfusi e si compravano a peso, compresi burro, pasta e altri alimenti che ormai siamo abituati a trovare già confezionati".

La bottega ha attraversato un'intera epoca e Anna, supportata dalla nipote Vanessa, ha presentato domanda per ottenere il certificato di "Bottega storica". Poco è cambato nello storico negozio, si è solo andati incontro ai tempi con alcune modifiche. Così, quando aprì la sede dell'Università di Scienze ambientali e non vi era un bar per gli studenti, fu la stessa Università a chiedere alla signora Cortesi di preparare qualche cosa da mangiare.

Anna Cortesi nella sua bottega storica

Il tempo e gli avvenimenti, insomma, hanno ampliato e mutato il lavoro di questo storico alimentari e questo è accaduto anche nel 2020, ai tempi del Coronavirus. Trattandosi di un alimentari l'attività è rimasta aperta e continua a servire i suoi clienti, seppur fra mille difficoltà. Chiedendo alla proprietaria quale sia la sensazione di lavorare in questa precaria situazione, la signora Anna risponde commossa: "In vita mia non ho mai pianto, ma questa crisi qui mi ha fatto piangere. Abbiamo passato tanti brutti momenti, ma mai come questo. Anche se la gente ci segue e noi lavoriamo. Ma lavoriamo a malincuore. Speriamo che finisca in fretta".

Da quando l'emergenza ha iniziato a farsi sentire in Italia, a febbraio, l'azienda è andata incontro a una serie di rapidi cambiamenti. Nonna e nipote hanno iniziato da subito a usare guanti e mascherine. C'è stata una notevole difficoltà a digerire queste norme, pur comprendendo quanto fossero necessarie. Soprattutto per nonna Anna è stata dura: "Non è facile lavorare tutto il giorno con le protezioni e chiudere i cappelletti usando i guanti. Entrare in certe dinamiche è difficile", anche se l'anziana si dimostra attiva e tecnologica, tanto da utilizzare l'iPad e Facebook.

L'affluenza dei clienti nella piccola bottega rimane normale: non c'è la fila come all'esterno dei grandi supermercati, ma ciò che cambia sono le abitudini. "Se prima un cliente entrava per comprare pochi prodotti, ora tutti arrivano per fare delle maxi-spese. Subentra così la difficoltà di tenere i banchi della bottega sempre riforniti". Per fortuna, i clienti dimostrano di aver ben compreso le norme di sicurezza e mantengono le distanze all'interno del locale, oltre a indossare guanti e mascherine.

Il telefono squilla continuamente: "I clienti chiamano per sapere se l'attività è aperta, se ci sono certi prodotti e, nel caso, prenotarli". E non mancano le richieste strane per il piccolo negozio: dal pannolino per il gatto allo scopino per il wc, fino alla chiamata di una persona in cerca di un cero per pregare.

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Sembra incredibile che questi eventi possano far vacillare l'animo di una persona che ha attraversato durante la sua vita la seconda guerra mondiale e la difficile rinascita del dopoguerra, ma è qui che si combatte la battaglia del Coronavirus. "Il ritmo è molto veloce e si fa fatica a seguirlo - spiegano Anna e la nipote Vanessa - La vita è diventata svegliarsi, lavorare fino a sera, dormire e poi ricominciare il giorno dopo".

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