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Muore dopo una visita, il ricordo di Davide Cassani: "Vitaliano era il mio migliore amico"

Anche il ct della nazionale di ciclismo Davide Cassani ha voluto lasciare un ricordo in memoria di Vitaliano Vadalti, scomparso lunedì a Solarolo ad appena 60 anni per un malore improvviso

Anche il ct della nazionale di ciclismo Davide Cassani ha voluto lasciare un ricordo in memoria di Vitaliano Vadalti, scomparso lunedì a Solarolo ad appena 60 anni per un malore improvviso. Vadalti, infatti, era un grande appassionato di sport: passione che condivideva con l'amico Cassani. Il 60enne è stato colto da un malore subito dopo aver effettuato una visita medico-sportiva di controllo.

"Vitaliano era un mio amico, non c’è più. Stesso paese, Solarolo, stessa classe, ‘61, stessa passione per lo sport. Ci siamo conosciuti all’asilo - scrive lo sportivo - Vito era il mio migliore amico. Quando Don Antonio ci portava in gita, eravamo talmente piccoli che il nostro letto era il bagagliaio del pulmino. Abbiamo cominciato a giocare a calcio insieme. Lui era il più bravo, mezzala, io ala sinistra, centravanti Gaddoni, sulla destra Morini. Lui il regista con al fianco Berti e dietro Porcellini, Raspanti, Alessandrelli e Randi. In porta Marchini. Avevamo 12/13 anni e vincevamo quasi sempre. In quell’anno da pulcini abbiamo perso solo l’ultima partita, la finale del campionato contro il Faenza. Il nostro allenatore si chiamava Geo e per venire ad allenarci si faceva 15 km in motorino. Grazie a Vito di goal ne facevo tanti, ma lui ne faceva più di me. Io e lui eravamo i più bravini e dal Solarolo andammo a giocare nel Castel Bolognese. Vito titolare, io riserva. Lui andò l’anno dopo al Cesena, io mi dedicai al ciclismo".

Vitaliano è stato per tanti anni compagno di banco di Cassani all’Oriani di Faenza (ragioneria): "Eravamo gli ultimi della fila centrale, davanti a noi Elena e Antonella. La prima ora del lunedì era dedicata alla lettura di “Stadio”. Lui leggeva di calcio e io il ciclismo. Si, in quegli anni anche Stadio aveva tutti i giorni una pagina dedicata alle biciclette. Lui è diventato commercialista, io ciclista, ma anche se le nostre strade si sono divise non si sono mai allontanate. Dopo avere mollato il calcio quasi tutti i giorni andava in bicicletta. Il giro delle Caibane era la sua pausa pranzo anche se, oltre al ciclismo, la sua grande passione era il kitesurf, un autentico fuoriclasse. Sempre sorridente, aveva una gran voglia di vivere e divertirsi, mai fumato, mai bevuto, una vita super sana, lo sport nel sangue e la bontà nel cuore. Quel cuore che lunedì scorso ha smesso di battere, all’improvviso. Voglio pensare che se ne sia andato con quel suo bel sorriso tra le labbra. Nei suoi ultimi 10 minuti di vita ha pedalato, era dal medico per un controllo, ma subito dopo, senza dire nulla a nessuno, ha chiuso gli occhi ed è andato dove vanno i giusti".

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