"Viva Dante": i cittadini hanno scelto il logo per le celebrazioni del 2021

Con il nome scelto “Viva Dante” si è voluto sottolineare come il poeta, ancora oggi, rappresenti un punto di riferimento vivo per la città

"Viva Dante": il logo e il naming ideati da Matilde Studio di Cesena per rappresentare il settimo centenario della morte di Dante Alighieri sono quelli che hanno maggiormente convinto il pubblico del teatro Rasi, protagonista lunedì sera della procedura partecipata che ha costituito la fase finale della selezione con la quale l’Amministrazione comunale ha scelto di individuare l’identità visiva che rappresenti il settimo centenario dantesco del 2021 a Ravenna. Per la proposta di Matilde Studio hanno votato 176 persone su 291. Al secondo posto si è classificato il progetto proposto da Social Design srl (Firenze); al terzo quello di Menabò group (Forlì).

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Il logo-naming vincitore

"Il logo presentato è composto di tre elementi: marchio, logotipo e payoff - spiegano dallo studio vincitore - Il marchio rappresenta il numero settecento, stilizzato utilizzando un motivo a tessere. La forma è completata dalla silhouette di Dante ripreso dall’iconico ritratto di Botticelli con alcune variazioni relative soprattutto alla corona d’alloro tesa a dare maggior risalto al profilo in monocromia. Come dettaglio ulteriore il marchio contiene, creata dalla sovrapposizione dei due cerchi, la forma dell’infinito, allo scopo di simboleggiare l’eternità divina espressa nel Paradiso e la memoria perpetua celebrata dai Ravennati nel culto del poeta. Lo schema policromo riprende le tonalità utilizzate nei mosaici ravennati che, pare, abbiano ispirato lo stesso Dante nell’elaborazione di alcune immagini letterarie del Paradiso. In generale l’utilizzo di un marchio composito, creato da tante tessere e molteplici colori vuole anche essere il simbolo di una celebrazione formata da tante voci, esperienze, sensibilità particolari che cooperano alla celebrazione. Per quanto riguarda il nome scelto “Viva Dante” si è voluto sottolineare come il poeta, ancora oggi, rappresenti un punto di riferimento vivo per la città sia in termini di valori che di ispirazione artistica. Si è giocato quindi con la contrapposizione tra la celebrazione della morte e la consapevolezza di un’esperienza che vive, eternamente. Il nome, pur essendo in italiano, utilizza parole utilizzate spesso anche in ambito internazionale rendendo, assieme al payoff, il logo perfettamente fruibile anche da un pubblico estero mantenendo un imprescindibile carattere italiano. Il payoff condensa, sempre tenendo conto della fruibilità linguistica, il posizionamento temporale e geografico delle celebrazioni, evidenziando inoltre il ruolo di Ravenna nella vicenda umana di Dante".

I cittadini, nell'ambito della chiamata pubblica organizzata dal Teatro delle Albe - Ravenna Teatro per la rappresentazione del Purgatorio, sono stati invitati a scegliere l’immagine e la frase a loro parere più significativi e capaci di trasmettere l'insieme dei valori, delle attività e degli spazi che concorrono al programma delle celebrazioni dantesche nel 2020 e 2021. La partecipazione era comunque aperta anche ai cittadini non partecipanti alla chiamata pubblica per la rappresentazione del Purgatorio. Nel corso della serata i tre loghi e i relativi naming, precedentemente scelti, tra 29 proposte pervenute, da una giuria di qualità costituita da cinque esperti, sono stati illustrati al pubblico dagli ideatori per meglio far comprendere il messaggio che intendevano legare alla città, a Dante e ai valori universali e plurali della sua opera. Le 29 proposte sono arrivate da diverse parti d’Italia e anche dall’estero: Ravenna, Riccione, Bellaria, Mirandola, Bologna, Firenze, Russi, Lugo, San Giovanni in Marignano, Messina, Milano, Forlì, Rimini, Mosca, Faenza, Slovenia, Cesena, Caltagirone, Roma, Cagliari, Bagnacavallo, Siviglia.

Conclusa la presentazione si è passati alla votazione, presentando un documento di riconoscimento, tramite una scheda da introdurre in un’urna. Il voto si è concluso alle 22 e si è poi svolto lo scrutinio, pubblico, al termine del quale è stato annunciato il vincitore. La proposta vincitrice sarà premiata con un premio di quattromila euro. Il secondo e il terzo classificato riceveranno rispettivamente un premio di duemila euro e di mille. Il Comune di Ravenna affiderà il servizio di ideazione e progettazione di una declinazione esecutiva dell'immagine coordinata all'ideatore del progetto classificato al primo posto. Nella prima fase della selezione la giuria ha esaminato i progetti nel rispetto del loro anonimato, in base ai seguenti criteri: caratteristiche concettuali, estetiche, espressive; efficacia comunicativa e qualità della proposta in ordine alla relazione tra Ravenna e Dante; funzionalità e applicabilità ai diversi utilizzi e contesti istituzionali.

La giuria era così composta: Giulio Ceppi, Giulio Blasi, semiologo, amministratore delegato di Horizons Unlimited, società che gestisce il servizio MLOL in 4.500 biblioteche italiane e straniere, si occupa di editoria multimediale. Marianna Panebarco, general manager Panebarco &c sas, esperta di comunicazione digitale. Presidente CNA Giovani imprenditori Emilia-Romagna. Membro di presidenza Cna Giovani imprenditori nazionale. Membro del Comitato Dantesco Ravennate. Mimmo Berterame, amministratore delegato di Gusto italian design studio che realizza consulenze professionali nella progettazione e nella pianificazione di campagne su scala nazionale ed internazionale, con new e classic media. Maurizio Tarantino, dirigente Unità operativa Politiche e attività culturali, direttore dell'Istituzione Biblioteca Classense e Istituzione Museo d'arte della città.

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La polemica

Dure le critiche della capogruppo della Pigna Veronica Verlicchi: "Con la scusa della “partecipazione popolare” la dirigenza e l’assessorato alla cultura continuano a sviare la responsabilità delle scelte che sono chiamati a fare, e per le quali sono ben pagati, scaricandola sul pubblico.  Ma é evidente che questo non é un modello applicabile sempre e comunque e che in talune occasioni di particolare rilevanza, come quella delle celebrazioni dantesche, sarebbe più opportuno un intervento tecnico e di qualità. Parola che é palesemente sconosciuta ai componenti della Giunta di Michele de Pascale, che nell’esercitare le proprie deleghe perpetrano scelte scellerate e totalmente contrarie agli interessi dei cittadini. Il risultato: il primo passo dell'organizzazione delle celebrazioni dantesche ravennati é stato un passo falso. Ci si dovrà tristemente ridurre a sperare che Firenze e Verona, le altre città coinvolte nei festeggiamenti, facciano di peggio?".

"Il pubblico che ha risposto alla “chiamata alle urne” per scegliere il logo della nostra città nel prossimo centenario dantesco non meritava uno spettacolo così deludente - aggiunge il capogruppo di Lista per Ravenna Alvaro Ancisi - Ne ho raccolto di persona molti sconforti e qualche sdegno. Sono tra coloro, non pochi, che sono usciti senza neppure votare. Quelli che hanno accettato il prendere o lasciare sono stati 291, un numero - raggiunto peraltro grazie alla concomitanza con la “chiamata pubblica” per la messa in scena del Purgatorio nella Divina Commedia di Ravenna Teatro - tale da smentire che sia stato il popolo di Ravenna “a scegliere l’immagine e la frase più significativi e capaci di trasmettere l'insieme dei valori, delle attività e degli spazi che concorrono al programma delle celebrazioni dantesche nel 2020 e 2021”. Altri, se mai, sarebbero stati i modi con cui far pronunciare significativamente la città, a partire dallo strumento, pratico e snello (da non confondere col referendum), della “Consultazione della popolazione” prevista dallo Statuto comunale, purché su tutti i 29 progetti partecipanti al concorso, non solo su tre. Oppure sarebbe stato giusto, forse meglio, e anche non dispendioso, che la Giunta comunale, avvalendosi dei molti tecnici della comunicazione di cui dispone in proprio e nelle società partecipate, si assumesse la responsabilità della scelta, senza ricorrere ad esperti esterni nominati ad hoc il cui prodotto ha sollevato molti dubbi. Gli amministratori pubblici sono eletti per questo. Il 60% dello scarso elettorato pubblico sembra comunque aver voluto premiare la proposta d’impatto visivo più immediata ed efficace. Non mi pronuncio sugli aspetti tecnici del design, che non mi competono, ma il nome scelto, “Viva Dante”, mi pare che valorizzi poco il rapporto del Poeta con Ravenna, segnalato sotto con la scritta in piccolo “Ravenna 1321-2021”; né che risponda bene all’intenzione, dichiarata dallo studio cesenate che l’ha redatto, di rappresentare “un punto di riferimento vivo per la città sia in termini di valori che di ispirazione artistica”. Butto là, liberi tutti di dire la propria almeno sui concetti, che avrei allora preferito: “Dante vive a Ravenna” su due righe. Tra i perdenti, sarebbe stata interessante la proposta dello studio fiorentino secondo arrivato con il motto “Ravenna città del Paradiso”, azzeccato per la città in cui Dante ha scritto la terza cantica del Poema, e stilisticamente raffinata, se non fosse di difficile lettura".

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