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Cronaca

Torna il progetto "Vivere meglio": un supporto psicologico per le vittime dell'alluvione

Un progetto interamente finanziato da Enpap, a sostegno degli psicologi e dei cittadini delle zone alluvionate, che ha come obiettivo quello di far ritrovare equilibrio e benessere psicologico alle persone che rischiano una cronicizzazione del disagio

Parte la seconda edizione di "Vivere Meglio", iniziativa che promuove l’accesso alle terapie psicologiche per ansia e depressione di chi ha vissuto sulla propria pelle il dramma dell'alluvione. Il progetto è interamente finanziato da ENPAP (Ente Nazionale di Previdenza ed Assistenza per gli Psicologi) e quest’anno si avvale della collaborazione di FIMMG (Federazione Italiana Medici di Medicina Generale). È aperto a tutte le persone, ma in particolare ai cittadini che hanno vissuto un evento traumatico come quello delle ultime alluvioni di Emilia Romagna, Toscana e Marche, vengono offerti gratuitamente circa 1600 interventi completi di consulenza psicologica o psicoterapia. Le calamità in queste aree hanno causato vittime, danni economici e, non ultime, difficoltà psicologiche diffuse con preoccupazioni tuttora presenti, che possono sfociare in disturbi cronici di ansia o depressione oltreché in malesseri fisici.

Supporto psicologico a un anno dalla catastrofe

Perché è necessario intervenire a distanza di tempo con trattamenti psicologici in queste zone? "Le tensioni generalizzate degli anni recenti hanno portato a un accresciuto bisogno di supporto psicologico e tuttora i servizi pubblici non riescono a fornirlo, lasciando coloro che non possono permettersi di pagare privatamente in una condizione di sofferenza e di svantaggio che si perpetua. E questi territori, nello specifico, hanno subito un ulteriore stress massivo collettivo con le alluvioni, che ha comportato un generale sconvolgimento dell’organizzazione della vita delle persone, peggiorandone drammaticamente la qualità", premette Felice Damiano Torricelli, presidente ENPAP. "Oltre al disturbo da stress post traumatico, che è il disturbo più grave direttamente collegato al trauma, la reazione psicologica a questi stravolgimenti può portare a disturbi psicologici più o meno palesi, che in genere sono transitori ma che comportano, oltre al disagio soggettivo, un peggiore funzionamento della persona nella vita sociale, lavorativa e scolastica. In situazioni di stress ripetuto, questi disturbi possono però evolvere in disturbi emotivi cronici sempre più complessi da trattare. Ragion per cui abbiamo deciso di finanziare la seconda edizione di Vivere Meglio concentrandoci sulle aree alluvionate per gli interventi gratuiti degli psicologi anche se alcuni dei servizi, come lo screening psicologico e i materiali per l’auto-aiuto, sono disponibili gratuitamente in tutta Italia".

Cosa si prevede di fare con Vivere Meglio? "Aiutare le persone a ritrovare il loro benessere psicologico. Perché dopo uno sconvolgimento di grande portata come quello di un’alluvione, così come è successo dopo l’esperienza collettiva del Covid, le persone hanno bisogno di ridefinire un nuovo equilibrio nella loro vita. Quando la fase di emergenza finisce e l’attivazione solidaristica straordinaria termina, bisogna approdare a una nuova normalità ma ci si ritrova, a volte, a dover fronteggiare situazioni di perdita con le quali non si sono fatti i conti. Non ci sono più alcune relazioni a cui si era abituati, a volte non c’è più la casa o il lavoro, sono cambiate le priorità e gli stessi obiettivi di vita posso essersi stravolti. Riorganizzare la quotidianità è sempre complesso ed è una grande fatica per la nostra mente, soprattutto se i motivi di stress e preoccupazione continuano a esserci o arrivano da altri fronti (dalla nostra vita privata, dal lavoro, dallo studio o dalla società - come accade con le tensioni economiche e le minacce di guerra di questo periodo). Dopo alcuni mesi di squilibrio i disturbi dell’adattamento che non si compensano tendono a cronicizzarsi".

I dati della prima edizione

Dai dati della prima edizione di Vivere Meglio, destinato a tutta la popolazione per il trattamento di ansia e depressione, e a cui hanno avuto accesso più di 9.200 cittadini, di cui il 73% donne e il 67% dell’intero campione con un’età compresa tra i 20 e i 39 anni, è emerso che il disturbo singolo più frequente è quello dell’adattamento (20%), seguono quello ansioso-depressivo (18%) e ansia generalizzata (17%). A conclusione del follow up da parte degli psicologi che hanno effettuato i trattamenti (12 o 14 sedute a seconda della intensità necessaria) per ansia e depressione, è emerso che la stragrande maggioranza degli utenti non rispondevano più ai criteri che giustificavano la necessità di intervento (80-82% di miglioramenti). In sostanza, il trattamento psicologico si è dimostrato altamente efficace.  

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