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141 anni fa Nullo Baldini fondò la prima cooperativa italiana nella 'Casa dei sette solai'

A 141 anni da quella data un gruppo di cooperatori si è recato in delegazione nel luogo in cui avvenne la firma del patto associativo, in via Carraie 58

Era l’8 aprile del 1883 quando un gruppo di 32 lavoratori, tra cui Nullo Baldini, diedero vita all’Associazione Generale Operai Braccianti del Comune di Ravenna, la prima cooperativa di lavoro italiana.  A 141 anni da quella data un gruppo di cooperatori si è recato in delegazione nel luogo in cui avvenne la firma del patto associativo, la cosiddetta “Casa dei sette solai” di via Carraie 58, alla presenza dell’Assessora al lavoro del Comune, Federica Moschini.

Erano presenti, tra gli altri, la vice-presidente di Legacoop Romagna, Romina Maresi, il presidente di Promosagri, Stefano Patrizi, il presidente della Federazione delle Cooperative della Provincia di Ravenna, Lorenzo Cottignoli, il presidente di CAB Ter.Ra., Fabrizio Galavotti, la cui cooperativa è oggi la diretta discendente ed erede di quella nata allora, assieme al suo direttore, Lino Bacchilega, e il direttore della Cab Comprensorio Cervese, Paolo Rosetti.

"Continua il nostro impegno - dice Paolo Lucchi, presidente di Legacoop Romagna - per sviluppare e valorizzare una delle esperienze più antiche e autentiche della cooperazione italiana, che ha saputo aggiornarsi e mantenersi attuale pur mantenendo salde le proprie radici".

Le Cooperative agricole braccianti della provincia di Ravenna che hanno raccolto l’eredità di quei pionieri oggi sono sette e conducono circa 12.000 ettari di terreno. Si tratta di un gruppo di aziende agricole unico in Europa che dà lavoro sicuro e qualificato a oltre 600 persone. 

Oggi le attività condotte dalle CAB (Cooperative Agricole Braccianti) costituiscono un’importante base produttiva per la filiera agroalimentare romagnola e spaziano in vari settori: si va dalle produzioni vegetali a quelle zootecniche (bovini da latte e da carne) alla produzione di energia da fonti rinnovabili (biogas, fotovoltaico), attraverso i metodi dell’agricoltura integrata e biologica. L’impegno ambientale è inoltre assicurato da interventi su oltre 800 ettari di rinaturalizzazioni, con boschi, siepi e aree umide. 

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