Accorpamento delle Camere di Commercio, le associazioni di categoria: "No al commissariamento"

"Giudichiamo inopportuno e incomprensibile - si legge nella lettera - l’inserimento di un articolo di tale natura all’interno di un Decreto indifferibile per riavviare l’economia del Paese"

Con una lettera inviata a, Giuseppe Conte, Presidente del Consiglio dei Ministri, a Stefano Patuanelli, Ministro dello Sviluppo Economico, a Roberto Gualtieri, Ministro dell’Economia e delle Finanze e per conoscenza ai parlamentari Alberto Pagani, Stefano Collina, Vasco Errani, a Stefano Bonaccini, Presidente Regione Emilia-Romagna, a Vincenzo Colla, Assessore allo Sviluppo Economico Lavoro della Regione Emilia-Romagna, ad Andrea Corsini, Assessore a Mobilità e Trasporti, Infrastrutture, Turismo, Commercio della Regione Emilia-Romagna e a Michele De Pascale, Presidente della Provincia di Ravenna e Sindaco del Comune di Ravenna, il Tavolo provinciale delle Associazioni imprenditoriali di Ravenna (di cui fanno parte Agci, Cia, Cna, Coldiretti, Confagricoltura, Confartigianato, Confcommercio, Confcooperative, Confesercenti, Confimi Industria, Confindustria, Copagri e Legacoop) è ritornato nuovamente sul tema - già sollevato nell’ottobre dello scorso anno e recentemente riproposto dai consiglieri comunali di maggioranza - “per manifestare il vivo rammarico e stupore delle scriventi associazioni di categoria della provincia di Ravenna nell’aver appreso dell'improvvisa accelerazione imposta dal governo, all’interno del decreto legge 14 agosto 2020, n.104 che adotta misure urgenti per il sostegno e il rilancio dell’economia, imponendo di fatto (con quanto disposto dall’art. 61) alle Camere di Commercio di Ravenna e Ferrara, oltreché a Piacenza Parma e Reggio Emilia nella regione Emilia-Romagna, di concludere il processo di accorpamento entro il termine di 60 giorni dall’entrata in vigore del decreto stesso (ridotto a 30 per quelle tra le Camere che avessero gli organi scaduti ed in prorogatio, come Ravenna), pena la gestione commissariale”.

“Giudichiamo inopportuno e incomprensibile - si legge nella lettera - l’inserimento di un articolo di tale natura all’interno di un Decreto indifferibile per riavviare l’economia del Paese; si reputano intempestive ed incongruenti con le finalità dichiarate del Decreto, le previsioni e conseguenze paventate per le Camere di Commercio in una fase così nevralgica e di diffusa difficoltà. Ci troviamo infatti ancora in pieno e conclamato periodo emergenziale e detta misura di legge, che dovrebbe secondo il titolo del Decreto andare a sostegno ed a favore del rilancio dell’economia, comporterebbe invece l’inevitabile commissariamento di Camere di Commercio virtuose che, da tale momento, si troverebbero totalmente depotenziate e vedrebbero impegnate, per lunghi mesi, tutte le proprie risorse umane ed economiche in procedure burocratiche ed in pratiche amministrative (da sempre il male del nostro sistema Paese) invece di poter dar corso e seguito ai reali sostegni e supporti messi in atto o pianificati a tutela e favore dei settori economici e delle aziende del territorio".

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"A tal proposito, è importante rammentare che la Camera di Commercio di Ravenna si è infatti già prontamente impegnata ed adoperata, di concerto con le associazioni scriventi, per la messa in campo di misure di sostegno a favore delle imprese ravennati nel pieno periodo della crisi Covid attraverso la pubblicazione di bandi concreti e la messa a disposizione di sostegni reali, con l’ulteriore impegno a mettere in campo nuove misure e risorse nell'imminente periodo autunnale, al fine di contrastare gli ulteriori effetti del prorogato stato emergenziale e le conseguenze derivanti da ipotizzabili rinnovate provvedimenti di lockdown o da ulteriori cali produttivi e delle vendite - continua la missiva - Inoltre, la Camera di Commercio di Ravenna assume una rilevanza ulteriore in quanto sede dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico centro settentrionale e alla luce del progetto Hub del porto di Ravenna del valore complessivo di 235 milioni di euro e quindi del ruolo di rappresentanza che assume di fatto la Cciaa del nostro territorio. Appare pertanto evidente che la Camera di Commercio debba poter lavorare in serenità e con pieni poteri dei propri Organi eletti al servizio del territorio. Da ultimo, ma non per ultimo, un criterio di metodo: una riforma che tocca strutture dello Stato e ne ottimizza le relative competenze funzionali, anche laddove opportuna, non può essere fatta per decreto (meno che mai in un simile frangente) e necessita di un approccio basato su tempi e modalità diverse. Con la presente siamo pertanto a chiedere il vostro impegno urgente affinché venga stralciato l'articolo 61 del Decreto Legge n. 104 del 14 agosto 2020 ed al contempo la predisposizione di uno strumento legislativo che permetta alle Camere in equilibrio economico-finanziario di poter continuare ad operare per la salvaguardia delle tipicità territoriali al servizio delle imprese e del mondo produttivo".

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