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Ampliamento dell'Esp, Guerra (CambieRà): "I raddoppi si possono evitare..."

Sull'ampliamento dell'ipermercato Esp, con quasi 100 negozi, interviene Michela Guerra, capogruppo del Movimento Civico CambieRà

“Finalmente ci siamo. Fra circa un mese Il sindaco taglierà il nastro del nuovo IPER. Subito dopo i ravennati potranno passeggiare lungo i 19.000 metri quadrati di corridoi, e fare acquisti nei 43 nuovi negozi. Quando avranno fame poi, potranno gustare qualcosa tra uno dei nuovi 8 punti di ristoro.  Non vorrei guastare questa festa, ma colgo l’ occasione per ribadire la nostra posizione riguardo questo ampliamento”

Sull’ampliamento dell’ipermercato Esp, con quasi 100 negozi, interviene Michela Guerra, capogruppo del Movimento Civico CambieRà che sottolinea sopratutto il rischio che corrono le piccole attività del centro storico.

“Era il 9 dicembre 2013, quando Marco Maiolini e Luca Babini, allora Consiglieri territoriali di Ravenna Sud del Movimento 5 Stelle, votarono no al raddoppio, perché significava consumo inutile di territorio; ma anche perché se è vero che ci saranno nuovi occupati, è anche vero che molte attività commerciali prossime, tipo quelle della zona Alberti, ma anche del centro, andranno in grossa difficoltà, mettendo probabilmente a rischio altri posti di lavoro.  Possiamo solo sperare che il saldo sia positivo. Non dimentichiamoci poi delle ulteriori difficoltà che avranno le piccole attività commerciali del forese (dove sono presenti), visto che gli abitanti di queste zone saranno naturale utenza per il nuovo centro commerciale. E’ il progresso si dice, e non lo si può fermare. Concordo se parliamo di aziende che vendono on-line”. 

“Non si possono osteggiare, ma si potrebbero tassare maggiormente, per riequilibrare la competitività con le attività commerciali classiche, ma i raddoppi di centri commerciali  esistenti, si possono evitare.  A Ravenna quello già presente ci sembrava più che sufficiente. Voglio concludere riportando una cosa che scrissero i due ex territoriali del M5S all’ epoca in un comunicato stampa che rende bene l’idea di cosa è cambiato:  “Questa era l'Italia: un paese senza materie prime, che negli anni 80/90 era stabilmente nel G8 grazie soprattutto alle piccole imprese artigiane e commerciali. Imprese fatte di eccellenze ereditate dalla grande tradizione artigiana italiana, in cui non di rado i mestieri diventano forme d'arte e sono il tratto distintivo della nostra cultura nel mondo. La linea politica sciagurata degli ultimi anni, invece, ha mortificato questo tipo di economia, privilegiando la grande distribuzione e la produzione di massa”. “Scusate dimenticavo, almeno gli svincoli e le nuove asfaltature sono state fatte a tempo di record” conclude sarcastica Michela Guerra. 
 

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