Asporto e domicilio negli agriturismi, Confesercenti: "Concorrenza sleale"

La legge regionale che disciplina gli agriturismi e le aziende agricole verrebbe modificata per consentire a queste attività la vendita di pasti d’asporto, anche con consegna a domicilio

La legge regionale 4/2009, che disciplina gli agriturismi e le aziende agricole, verrebbe modificata per consentire a queste attività la vendita di pasti d’asporto, anche con consegna a domicilio. Fiepet-Confesercenti ha avuto modo si esprimere la propria netta contrarietà nel corso della Commissione regionale Politiche economiche, tenutasi in settimana.

L'associazione che rappresenta le imprese della somministrazione alimenti e bevande spiega che ”introducendo questa modifica, che prevede tra l’altro attività di food delivery anche con l’utilizzo di piattaforme e aziende specializzate, si equipara di fatto l’agriturismo ai pubblici esercizi e alle attività della somministrazione le quali, oltre a subire le conseguenze dovute alle norme anti Covid-19 (ricordiamo che il settore è stato uno dei primi a essere limitato poi chiuso, e uno degli ultimi a riaprire, mentre tutta la filiera alimentare ha continuato a lavorare anche con notevoli incrementi di fatturato), non beneficiano di tutte le agevolazioni concesse invece agli agriturismi e alle aziende agricole (contratti di lavoro meno onerosi, tenuta contabile semplificata, iva ridotta, Tari meno cara, regole igienico-sanitarie e urbanistiche meno stringenti ecc…). Inoltre nelle zone collinari e montane, le più svantaggiate, sono le trattorie e i piccoli ristoranti che rimanendo aperti l’intera settimana garantiscono il servizio al territorio, contribuendo in maniera fondamentale alla sopravvivenza e alla vitalità del tessuto economico e sociale. Si creerebbe così una vera e propria distorsione nelle condizioni di concorrenza che rischierebbe di compromettere questo settore, in particolar modo le attività a conduzione famigliare".

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L'associazione ha quindi detto no all'introduzione di questa modifica: "Ricordiamo che nel settore dei pubblici esercizi una impresa su tre registra un calo di oltre la metà del fatturato, e il 21,8% - oltre due attività su dieci - temono la chiusura. Per questo motivo è importante non creare ulteriori difficoltà ad un settore che secondo le stime rischia di vedere a fine anno la chiusura di numerose attività".

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