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Bar e ristoranti tra aperture e chiusure: "Impossibile programmare il lavoro"

"Considerato l’andamento dei contagi, appare peraltro evidente che non vi sono certezze circa la presunta diffusione del virus attraverso la frequentazione di bar e ristoranti"

Martedì mattina Mauro Mambelli, presidente Confcommercio provincia di Ravenna, e Monica Ciarapica, presidente Confesercenti provincia di Ravenna, hanno inviato una lettera al presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini, al Prefetto di Ravenna Enrico Caterino, al presidente della Provincia di Ravenna Michele de Pascale e ai sindaci della provincia di Ravenna per rappresentare lo stato di sofferenza delle piccole e medie imprese al Governo, affinché se ne tenga conto nelle nuove e importanti decisioni che si stanno assumendo in queste ore

“La gestione della pandemia, giustamente, mette al centro della propria azione la salute delle persone - si legge nella lettera - e la complessa tenuta del sistema ospedaliero e sanitario. Nel corso di questi mesi, come associazioni di rappresentanza delle piccole e medie imprese non ci siamo mai sottratti alle nostre responsabilità e abbiamo svolto un difficile ruolo di capillare informazione verso i nostri soci, che in diverse occasioni hanno incontrato difficoltà a comprendere il senso delle decisioni messe in atto dal Governo. Particolare disagio è avvertito a causa dei tempi di adozione dei provvedimenti che determinano le scelte, che non lasciano mai la possibilità di organizzare il proprio lavoro. Anche nel decreto appena varato dal Governo pare che i pubblici esercizi possano stare aperti il 7 e 8 gennaio e debbano richiudere il 9 e il 10 in quanto zona arancione. Sarebbe necessario e opportuno che in zona arancione, alla pari degli altri esercizi commerciali e artigiani, bar e ristoranti possano dare continuità al proprio lavoro rimanendo aperti fino alle 18.00, nel massimo rispetto delle prescrizioni sanitarie".

"Sono numerose le professioni che stanno soffrendo questa complessa situazione, ma una categoria che a nostro avviso è ormai allo stremo è quella dei pubblici esercizi - prosegue la missiva - Costretti da diversi mesi fra esclusiva possibilità di asporto e domicilio o, nei momenti migliori, apertura solo fino alle 18. Completamente perso l’importante periodo lavorativo delle feste natalizie. Riceviamo quotidianamente segnali di preoccupazione ed esasperazione, come se si trattasse di un accanimento verso la categoria. Considerato l’andamento dei contagi, appare peraltro evidente che non vi sono certezze circa la presunta diffusione del virus attraverso la frequentazione di bar e ristoranti. Vi chiediamo cortesemente di rappresentare questo stato di sofferenza al Governo, affinché se ne tenga conto nelle nuove e importanti decisioni che si stanno assumendo in queste ore. Riteniamo, infatti, che nel rispetto delle misure di sicurezza, bar e ristoranti non rappresentino fonte di diffusione del virus o certamente non lo siano in misura maggiore di altre situazioni. Crediamo, quindi, che indipendentemente dalla classificazione adottata sulla base del colore di appartenenza - conclude la lettera - i pubblici esercizi andrebbero totalmente riconsiderati e catalogati con modalità che permettano di esercitare il proprio lavoro in sicurezza ma con dignità e possibilità di programmazione".

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