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Bar e ristoranti, le proposte di Confesercenti e Confcommercio per rilanciare le attività

"I pubblici esercizi andrebbero totalmente riconsiderati e catalogati con modalità che permettano di esercitare il proprio lavoro in sicurezza", affermano i presidenti provinciali delle due associazioni

Prosegue l’iniziativa di Confesercenti e Confcommercio provinciali di Ravenna “Ora basta! Fate lavorare e nostre imprese!”. Verso quota 1000 le firme raccolte fra le imprese in calce alla petizione per far aprire e lavorare in sicurezza tutte le attività di commercio e turismo.  Nel frattempo è stato inaugurato lo striscione presso la sede di Confesercenti in viale Alberti alla presenza dei vertici delle due associazioni fra cui i presidenti Monica Ciarapica per Confesercenti e Mauro Mambelli per Confcommercio. Le Associazioni hanno predisposto e consegnato al Prefetto di Ravenna ed al Sindaco di Ravenna nonché presidente nazionale dell’UPI (Unione Province Italiane) un documento con richieste precise e dettagliate per i pubblici esercizi. Confcommercio e Confesercenti ritengono che "nel rispetto delle misure di sicurezza, bar e ristoranti non rappresentino fonte di diffusione del virus o certamente non lo siano in misura maggiore di altre situazioni".

“Crediamo – sostengono Ciarapica e Mambelli - che indipendentemente dalla classificazione adottata sulla base del colore di appartenenza i pubblici esercizi andrebbero totalmente riconsiderati e catalogati con modalità che permettano di esercitare il proprio lavoro in sicurezza ma con dignità e possibilità di programmazione”. “Per rimarcare ancora di più questa nostra sensibilità verso la sicurezza dei cittadini e dei clienti – proseguono i presidenti provinciali di Confesercenti e Confcommercio - intendiamo portare all’attenzione delle Istituzioni la proposta di istituire all’interno dei pubblici esercizi una nuova figura professionale con il compito di far rispettare il vademecum regionale di sicurezza in materia di Covid-19. Tale figura sarà identificabile ai clienti, resa visibile da un’apposita dicitura e interverrà in tutti i momenti che si renderanno necessari per garantire sicurezza agli avventori”. 

“Fondamentale per Confcommercio e Confesercenti – spiegano Ciarapica e Mambelli - la gradualità delle restrizioni per i pubblici esercizi, come avviene per altre categorie, per poter dare ossigeno alle attività e consentire, seppur con enormi cali di fatturato, di poter restare sul mercato e continuare a lavorare". Per questo le due associazioni di categoria propongono di riclassificare i pubblici esercizi secondo lo schema che segue:

  • zona gialla: apertura tutti i giorni fino alle 21,30 (in tempo utile per rispettare il coprifuoco delle 22.00) con asporto fino alle 22.00 e delivery sempre;
  • zona arancione: apertura fino alle 18.00, con asporto fino alle 22.00 e delivery sempre; 
  • zona rossa: come ora, chiusura totale, con asporto fino alle 22.00 e delivery sempre.

“La proposta di apertura fino alle 21,30 in zona gialla – concludono i presidenti delle Associazioni - permette alle imprese del settore di ripristinare una modalità che si avvicina alla normalità dopo mesi di agonia. Proponiamo di affiancare alla proposta l’obbligo di prenotazione del tavolo dalle ore 18.00 in avanti. Si mantiene il rispetto del coprifuoco delle 22.00. La proposta di apertura fino alle 18.00 in zona arancione consentirebbe a tutti i pubblici esercizi di continuare l'attività, anche se in misura ridotta. Tra l'altro, tale apertura in zona arancione sarebbe di supporto anche a coloro che lavorano consentendo di poter usufruire del pranzo, senza particolari problemi”. Le associazioni intanto prevedono un nuovo appuntamento mercoledì 10 febbraio con un flash mob in Piazza del Popolo.

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