Camera di Commercio commissariata: "Dal Governo uno schiaffo ingiustificato"

"Il mondo produttivo viene privato di una istituzione capace, negli anni, di ottimizzare risorse e costi per offrire sempre più servizi di eccellente qualità"

"Se concordiamo tutti sulla necessità di porre attenzione al lavoro e alla crescita, ancora prima è necessario che le istituzioni, a prescindere dagli orientamenti e dal controproducente livore che serpeggia nella comunità politica locale, pongano al centro del sistema le imprese, sia di capitali siano esse di uomini (cooperative)". A parlare è Paolo Guerra, presidente di Assoraro (Associazione di idee per Ravenna e la Romagna), che interviene sul commissariamento della Camera di Commercio di Ravenna, "colpevole" di avere meno di 75.000 imprese.

"Sul disatteso accorpamento previsto dalla legge 124 del 2015 e il conseguente isolamento della Camera di Commercio, la nostra associazione ne ha parlato da tempo, e non serve certo a qualcuno che si attribuisca la paternità di tale segnalazione - continua Guerra - Semmai preferiamo suggerire, così come facemmo allora, un percorso per rientrare quanto prima in una situazione di favore, nell’interesse delle imprese e del nostro territorio. E chi lavora e fa impresa sa bene quali sono i servizi e l’assistenza necessari alle aziende per competere in un mercato sempre più internazionale e ora assai più debole a causa della pandemia dovuta al Covid-19, la quale ha amplificato le criticità del nostro complesso e burocratizzato sistema politico-economico. In questi anni abbiamo assistito allo slancio con il quale è partita la Camera di Commercio della Romagna, composta da Forlì-Cesena e da Rimini, con tanto di presentazione (e un po’ di risorse) della Regione Emilia Romagna, e che ha posto le basi di quella visione che ad Assoraro è tanto cara e si riconduce a un brand romagnolo che può favorire molti dei segmenti e delle filiere imprenditoriali legate al turismo, all’ambiente, alla cultura e al food".

Appare quindi insolito, continua il presidente di Assoraro, "assistere a una richiesta di deroga sul commissariamento a causa dello sconquasso provocato dalla pandemia, peraltro senza esprimere una strategia ben definita. Chiunque ha potuto vedere il lavoro profuso dalla Camera Commercio di Ravenna richiamato dall’attuale Presidente, al quale va riconosciuto di aver ereditato, suo malgrado, questo fardello. Ma al di là delle iniziative e degli interventi di questi anni, che non rientrano nell’oggetto del contendere, serve che una Camera di Commercio sappia muoversi con anticipo e con lungimiranza dando alle aziende iscritte, oltre a quanto stabilito dal proprio statuto, la chiave per accedere a nuovi mercati, sappia creare reti di impresa, riesca a favorire nuovi interscambi offrendo opportunità, formazione e conoscenze. Temi questi, che richiedono di non essere commissariati e tanto meno isolati, ma di aprirsi ed entrare in quel bacino di imprese romagnole e, insieme a queste, creare quel brand Romagna che sappia anche internazionalizzarsi. Certo, per qualcuno sarà valsa la pena motivare il mancato accorpamento con i cugini romagnoli per un tema di pareggio di bilancio, ma se la causa è stata davvero e solo questa non pare ne sia valsa la pena, perché se a suo tempo questo requisito poteva essere una moneta di scambio per un valido accordo, oggi, di fronte allo scenario del commissariamento, rischia di valere molto meno. A voler fare i primi della classe talvolta si resta isolati, perdendo possibili sinergie con gli altri, con il tessuto economico di Rimini e di Forli-Cesena e, peggio, se si viene commissariati si rischia di dare l’idea, ai mercati più lontani e disinformati, di un ente camerale ravennate in difficoltà e per giunta non appartenente alla Romagna".

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"Dal Governo uno schiaffo ingiustificato al mondo delle imprese"

"Con l’emanazione del Decreto Legge 14 agosto 2020, noto come “Decreto Agosto”, il Governo ha paradossalmente sancito il commissariamento della Camera di Commercio di Ravenna solo perché ha meno di 75.000 imprese iscritte. Uno schiaffo ingiustificato al mondo produttivo che viene privato di una istituzione capace, negli anni, di ottimizzare risorse e costi per offrire sempre più servizi di eccellente qualità - aggiungono da Cia, Cna, Coldiretti, Confagricoltura, Confartigianato, Confcommercio, Confesercenti, Confimiromagna, Confindustria e Copagr - La Camera di Commercio di Ravenna ha un bilancio solido e in equilibrio: 7 milioni e mezzo di euro i contributi erogati dalla Camera di Commercio alle imprese tra il 2015 e il 2020 per accompagnarle, insieme alle associazioni economiche, nell’attuazione di progetti di crescita e di sviluppo; 2 milioni di euro i contributi erogati nel solo periodo del lockdown per sostenere le imprese nello sforzo di resistenza; 10 milioni di euro il valore delle partecipazioni (tra cui Sapir, Omc e il Parco della Salina di Cervia) detenute dalla Camera di Commercio per la valorizzazione delle eccellenze produttive ravennati e il cofinanziamento di progetti di sviluppo locale; 15 i giorni medi per il pagamento dei fornitori; 2,6 giorni (a fronte dei 5 previsti dalla legge) i tempi medi di evasione delle pratiche del Registro imprese, un vero e proprio “cassetto digitale” dove oggi le oltre 40.000 aziende ravennati possono consultare attraverso un’apposita App i propri documenti; gli amministratori camerali, espressione delle diverse categorie economiche, svolgono gratuitamente un ruolo pubblico. Un impegno che comporta responsabilità delle quali si risponde anche personalmente, mai venuto meno neanche in questi drammatici mesi di emergenza sanitaria ed economica; la Camera di Commercio appartiene alle imprese. Nessun altro può indicarle le priorità da seguire. E’ questa la sua forza, è questo il patrimonio che abbiamo tutti il dovere di custodire gelosamente".

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