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Domenica, 22 Maggio 2022
Economia

Cna: "Quadro economico nero, diminuiscono le imprese in quasi tutti i settori"

Cna ha presentato un dettagliato rapporto congiunturale ed economico della provincia di Ravenna, relativo al 2016 e alle prime tendenze del 2017

Cna ha presentato un dettagliato rapporto congiunturale ed economico della provincia di Ravenna, relativo al 2016 e alle prime tendenze del 2017. “Il territorio ravennate – evidenzia Pierpaolo Burioli, presidente della Cna di Ravenna - sta attraversando una fase economica ancora difficile e complicata che ha colpito duramente soprattutto quel tessuto imprenditoriale costituito dalla micro, piccola e media impresa, con diversi indicatori in linea o leggermente superiori alle medie nazionali ma al di sotto di quelle regionali. Al 31 dicembre 2016 erano iscritte presso la Camera di Commercio di Ravenna 39.704 aziende: la flessione rispetto al 31 dicembre 2015  è di 794 unità, con un tasso di variazione del -1,96%. Questo risultato particolarmente negativo è frutto anche della cancellazione d’ufficio, come disposto dalla Corte di Cassazione, di 543 imprese fallite prima del luglio 2006. Senza cancellazioni d’ufficio il saldo, pur sempre negativo, sarebbe stato più contenuto, -251 aziende(-0,61%). La flessione del Registro Imprese nel periodo 2008/2016 è stata del 6,9%, -2.936 unità imprenditoriali. Rispetto alla media generale provinciale l’arretramento dal comparto dell’artigianato è risultato ancora più pesante. Su base annua le imprese artigiane si sono ridotte di 103 unità, pari al -0,95% (10.674 imprese artigiane iscritte all’Albo al 31 dicembre 2016). Negli ultimi otto anni invece il comparto ha perso complessivamente 1470 aziende, -12,1%, una flessione praticamente doppia in termini percentuali rispetto al dato complessivo del Registro. Il movimento anagrafico delle imprese nel primo trimestre 2017 ha registrato, rispetto al primo trimestre 2016, una flessione di 921 imprese pari al -2,28% (da 40.259 a 39.338). Anche nel settore artigiano, nello stesso periodo, la diminuzione è stata consistente, -164 unità imprenditoriali ( -1,53%, da 10.716 a 10.552) (fonte Cciaa Ravenna)".

“Il prodotto interno lordo della provincia di Ravenna – prosegue Burioli - per il 2016 è stimato in crescita e dovrebbe attestarsi attorno all’1,0%. A livello settoriale si prevede una crescita del valore aggiunto del manifatturiero (1,3%), delle costruzioni (+4,6%), dei servizi (+ 0,7%). In flessione invece l’agricoltura (-5,6%). Il valore aggiunto ai prezzi base per il territorio provinciale è cresciuto complessivamente dello 0,7% (fonte Unioncamere Er e Prometeia). In calo anche i dati dell’export. Nel 2016 le esportazioni della provincia di Ravenna registrano una flessione: -54,1 milioni di euro rispetto al 2015, pari al -1,5% in termini relativi. Già il 2015 aveva chiuso con il segno meno, confermando i primi segnali negativi emersi alla fine del 2014. Il dato negativo del 2016 è determinato dalla caduta registrata nel primo trimestre (-10,5%), confermata, ma più contenuta, nel secondo trimestre (-2,5%). Con lo 0,86% del totale nazionale, Ravenna occupa il 43esimo posto in Italia (recuperando due posizioni rispetto al secondo trimestre) e il sesto in Emilia-Romagna nella graduatoria delle province esportatrici. Relativamente al mercato del lavoro  il numero medio di occupati è cresciuto dell’0,8% (1.400 unità), mentre il tasso di disoccupazione nel 2016 si è attestato attorno al 9,0%, con la previsione che per il 2017 possa scendere all’8,6% (fonte Cciaa Ravenna)".

“Il quadro economico regionale invece – afferma il presidente - presenta dati nettamente migliori raggiungendo importanti livelli di crescita. Nel 2016 il prodotto interno lordo dell'Emilia-Romagna è aumentato dell'1,4%, valore decisamente superiore all’1,0% del livello nazionale, che ne fa la prima regione italiana per crescita. I valori dell'Emilia-Romagna sono in linea con quelli degli Stati Uniti (il cui pil è cresciuto dell'1,5%), dei Paesi dell'Area Euro e della Germania (+1,7%), e della Francia (+1,2%). La crescita del pil della regione si deve però a fattori diversi rispetto al passato, quando la tenuta del sistema regionale era da attribuire quasi esclusivamente al commercio con l'estero. Nel 2016, infatti, si segnalano una ripresa dei consumi (+1,7%) e una crescita più marcata degli investimenti (+2,7%), mentre la frenata del commercio mondiale ha ridotto la dinamica delle esportazioni, che tuttavia risultano ancora in aumento (+1,9%). Il dato positivo del 2016 è in larga parte attribuibile al comparto manifatturiero, che ha registrato una crescita del 2,1%. Le costruzioni mostrano invece un incremento dello 0,8%, e il terziario dell'1%. In flessione l’agricoltura dello 0,7%. Peggiora, invece, il dato riguardante la nati-mortalità delle imprese registrate in regione. Il 2016 ha visto la nascita di 25.942 aziende contro le 27.401 cessazioni, con un saldo negativo di -1.459 unità che ha determinato un tasso di decrescita dello 0,32% (nel 2015 il tasso di crescita era stato dello 0,06%). Lo stock delle imprese emiliano romagnole al 31.12.2016 era pari a 460.120 unità, collocando l’Emilia-Romagna al quinto posto nella classifica nazionale dietro a Lombardia, Lazio, Campania e Veneto. Al 31 marzo 2017 le imprese registrate in Emilia Romagna sono risultate 457.255. rispetto alla fine del trimestre precedente sono diminuite di 2.865 unità, -0,6%. I dati della nati-mortalità delle imprese hanno un forte andamento stagionale, che nel corso del primo trimestre è solitamente negativo, ma ciò non toglie che la riduzione congiunturale rilevata al primo trimestre risulta la più ampia nel corso dell’ultimo triennio. Anche l’artigianato regionale soffre, registrando nello stesso periodo, un saldo negativo di 1.103 unità (-0,85%, da 129.161 a 128.058). Per quanto riguarda, infine, il mercato del lavoro, il dato maggiormente positivo riguarda il tasso di disoccupazione, che nel 2015 si attestava al 7,7%, mentre nel 2016 è sceso al 6,9% e nel 2017 dovrebbe avere un'ulteriore flessione, andando al 6,5% (fonte Unioncamere Er e Prometeia)".

“Il contesto economico nazionale, viceversa – sottolinea Burioli - è ancora composto da luci e ombre, con una crescita al di sotto delle attese e, soprattutto, molto distante dalla media dei Paesi Euro (+1,7%). Le ultime rilevazioni ribadiscono che lo scorso anno il pil corretto per gli effetti del calendario è aumentato su base annua dell’1,0% (il 2016 ha presentato due giornate lavorative in meno rispetto al 2015). La stima di crescita del pil diffusa a marzo era pari al +0,9%. In termini tendenziali le importazioni di beni e servizi sono aumentate del 4,3% mentre le esportazioni del 3,8%. Gli investimenti fissi lordi del 4,2% e i consumi finali nazionali dello 0,9%. Sempre in termini tendenziali il valore aggiunto è cresciuto del 2,5% nel manifatturiero, dello 0,2% nelle costruzioni, dell’1,5% nelle attività del commercio, alberghi, pubblici esercizi trasporti e comunicazioni e dello 0,5% nelle altre attività dei servizi. E’ invece diminuito del 7,5% in agricoltura e dello 0,1% nel credito, assicurazioni, attività immobiliari e servizi professionali (fonte Istat) Positivo l’andamento della movimentazione aziendale su scala nazionale. Il 2016 si è chiuso con 41mila imprese in più rispetto al 2015 e una crescita  dello 0,7%. A determinare questo andamento, il più basso livello di iscrizioni dell’ultimo decennio (363.488 in 12 mesi) compensato però dal rallentamento delle chiusure (322.134). Grazie a questo saldo attivo, il sistema imprenditoriale a fine dicembre arriva a contare 6.073.763 aziende registrate. Da gennaio a marzo 2017, è cresciuto il numero delle nuove imprese che, nel complesso, sfiorano quota 116mila, il valore più alto in assoluto dei primi trimestri degli ultimi quattro anni. Rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso è tornato però a salire anche il numero delle imprese cessate che, quest'anno, ha toccato le 131.345 unità. Conseguentemente il saldo fra iscrizioni e cessazioni è risultato negativo per 15.606 unità, in peggioramento rispetto al primo trimestre del 2016 e in controtendenza dopo un triennio in cui il bilancio trimestrale delle imprese - pur mantenendosi sempre in campo negativo - aveva mostrato segnali di progressivo recupero. Complessivamente il totale delle imprese presenti nei registri camerali alla fine di marzo risulta pari a 6.038.746 unità. Il primo trimestr si conferma in rosso anche per le imprese artigiane (-10.942 unità il saldo), ma la riduzione della base imprenditoriale è la più contenuta dell'ultimo decennio, conseguenza diretta di un numero di cessazioni sceso sotto la soglia delle 40mila unità, anch'esso il valore più basso fatto registrare negli ultimi dieci anni nell’universo artigiano. Il totale delle imprese artigiane ammonta a 1.327.006 unità (fonte Unioncamere). Infine, il 2016 presenta su base annua la tendenza all’aumento del numero degli occupati (+1,1% su dicembre 2015, pari a +242mila). Nello stesso periodo aumentano i disoccupati (+4,9% pari a +144mila) e calano gli inattivi (-3,4% pari a -478mila) (fonte Istat)".

"A Ravenna al 31 dicembre 2016, nel confronto con l’anno precedente, le imprese artigiane si sono ridotte di 103 unità, pari allo 0,96%, ad indicare che sono le imprese di minore dimensione e di alcuni settori a tipica vocazione artigiana a subire le conseguenze peggiori del perpetuarsi della crisi. Rispetto all’intero tessuto produttivo provinciale, l’incidenza delle imprese artigiane passa dal 26,61% del 31/12/2015 al 26,88% del 31/12/2016. Ciò a fronte del fatto che - rispetto al decremento del Registro Imprese di 794 unità - le imprese artigiane sono diminuite di 103 unità, assestando per questo l’incidenza percentuale rispetto al Registro Imprese ai livelli registrati nell’ultima parte del 2002. Da fine 2008 a fine 2016, il Registro Imprese registra un calo di 2.936 imprese, delle quali oltre il 50% sono imprese artigiane. Rispetto al decremento dell’Albo i comuni della provincia presentano dinamiche e performance decisamente simili. Tra i comuni principali, si registrano risultati negativi per Ravenna (-1,28%), Faenza (-0,88%), Lugo (-1,06%) e Cervia (-0,78%). Per quanto riguarda le aree territoriali, la Romagna Faentina segna un -0,75% e la Bassa Romagna un -0,78%".

Continua a leggere ===> Andameno dell'Albo per settori e dati sull'occupazione

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