Penetrazione agromafie: Ravenna scende in classifica e dal podio regionale

Nella classifica 2016 Ravenna esce dalla zona più calda caratterizzata da un livello 'medio-basso' di penetrazione malavitosa

Cala sul territorio provinciale l'intensità del fenomeno 'agromafie' nel settore agroindustriale. E’ quanto è emerso dalla presentazione del quinto Rapporto #Agromafie2017 elaborato da Coldiretti, Eurispes e Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare, nel quale è stata calcolata, appunto, l’intensità del fenomeno per provincia sulla base delle risultanze quantitative delle azioni di contrasto specifiche poste in essere dalle diverse Forze dell’ordine per questo particolare aspetto criminale. La graduatoria, che fotografa una concentrazione del fenomeno soprattutto nel Mezzogiorno evidenziando però la presenza nella top ten anche di rilevanti realtà del Nord come Genova e Verona rispettivamente al secondo ed al terzo posto dopo Reggio Calabria per i traffici finalizzati al ricco business del falso Made in Italy, vede la provincia di Ravenna scendere dal 77esimo posto del 2015 all'attuale 84esimo posto, subito dietro altre quattro province emiliano-romagnole come Ferrara, Piacenza, Modena e Forlì-Cesena. Nella classifica 2016 Ravenna esce dalla zona più calda caratterizzata da un livello 'medio-basso' di penetrazione malavitosa assestandosi ad un livello 'basso' e scende anche dal poco onorevole podio regionale (oggi composto da Bologna (24ª), Parma (43ª) e Ferrara (80ª).

“L'intensità del fenomeno agromafie sul nostro territorio è calata e questo è un dato alquanto positivo - commenta il èresidente Coldiretti Ravenna Massimiliano Pederzoli -; tuttavia guai a mollare la presa e ad abbassare la guardia. Auspichiamo, soprattutto in una realtà economica come la nostra caratterizzata da un importante scalo portuale, che i controlli sulle merci in arrivo e sui traffici – sinora davvero efficaci - proseguano con ancora più intensità perché non possiamo lasciare nessuna breccia al malaffare e ai delinquenti che vogliono lucrare sulla pelle dei nostri agricoltori e dei consumatori tutti”.

Sono oltre duecentomila, a livello nazionale, i controlli effettuati dalle forze dell’ordine nel 2016 per combattere le agromafie dal campo allo scaffale e garantire all’Italia il primato nella qualità e nella sicurezza alimentare. Ma il volume d'affari complessivo annuale dell'agromafia è salito a 21,8 miliardi di euro con un balzo del 30% nell’ultimo anno. Numeri impressionanti che già nel maggio scorso, intervenendo al seminario ‘Solo con la legalità si protegge il Made in Italy da italian sounding e agromafie’ promosso da Coldiretti Ravenna in collaborazione con la Camera di Commercio di Ravenna all'Osservanza di Brisighella, erano stati stigmatizzati con forza dall’ex procuratore antimafia Gian Carlo Caselli, presidente del Comitato scientifico dell'Osservatorio sulla criminalità nell'agricoltura. La presenza di importanti città portuali nella top ten dei capoluoghi di provincia colpiti dal fenomeno delle Agromafie dimostra che tali infrastrutture costituiscono non solo un volàno per lo sviluppo economico del territorio circostante, ma anche una opportunità di crescita, approvvigionamento e distribuzione per le organizzazioni criminali. "Occorre fare tutto il possibile, dunque - conclude Pederzoli - per fermare i traffici illeciti stringendo le maglie larghe della legislazione a partire dall’obbligo generalizzato di indicare in etichetta la provenienza degli alimenti e rendendo pubblici gli elenchi delle aziende che importano da paesi extracomunitari al fine di meglio garantire l’attività di controllo e verifica".

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