Coldiretti Ravenna: "Ortofrutta tra speculazioni ed importazioni selvagge"

"Mentre l’embargo russo e la temuta Brexit frenano le esportazioni dell’ortofrutta made in Italy, in Italia vengono importati oltre 4 miliardi di chilogrammi di prodotti ortofrutticoli delle più svariate provenienze che, però, molto spesso perdono la loro identità, la loro origine"

Mentre l’embargo russo e la temuta Brexit frenano le esportazioni dell’ortofrutta made in Italy, in Italia vengono importati oltre 4 miliardi di chilogrammi di prodotti ortofrutticoli delle più svariate provenienze che, però, molto spesso perdono la loro identità, la loro origine. Dentro a questo flusso, che rischia tra l’altro di aumentare proprio come conseguenza della situazione geopolitica internazionale, troviamo troppo spesso prodotti che possiamo definire “truffaldini”, non perché siano importati illegalmente, ma perché al momento della vendita al dettaglio non viene esplicitata la loro provenienza che quasi sempre diventa, ovviamente, tutta italiana. Questo in barba alla norma comunitaria che prevede l'obbligo di evidenziare i dati relativi all'origine, alla categoria, alla varietà per 10 prodotti ortofrutticoli (agrumi, mele, pere, pesche e nettarine, actinidia, fragole, pomodori, lattughe, indivia riccia e scarola, peperoni dolci, uva da tavola) e l'origine per tutti gli altri. L’esposizione di queste informazioni è obbligatoria ed è un diritto dei produttori, che vogliono vedere valorizzato il loro prodotto, e dei consumatori, che pagano per avere gli elementi per poter effettuare scelte consapevoli.

Dentro a questo quadro allarmante un dato balza agli occhi: nel solo 2015 il valore degli arrivi di prodotti ortofrutticoli dalla Tunisia è aumentato del 17 per cento in valore rispetto all'anno precedente. Un boom di importazioni che molte, troppe volte, nasconde truffe ai danni di produttori onesti e consumatori. Una di queste è stata smascherata nei giorni scorsi grazie ad un blitz messo a segno dalla Guardia di Finanza che ha scoperto un giro non indifferente di frutta e verdura tunisine spacciate per italiane. L’operazione si è conclusa con il sequestro di beni per 100mila euro, la denuncia del commerciante e il recupero a tassazione di un imponibile di circa 4 milioni di euro ed un'imposta complessivamente evasa pari a circa un milione.

Un fenomeno indubbiamente spinto dagli accordi che favoriscono le importazioni dai paesi africani a danno dei produttori agricoli italiani e senza peraltro portare benefici a quelli locali. E' il caso delle condizioni favorevoli che sono state concesse al Marocco per pomodoro da mensa, arance, clementine, fragole, cetrioli, zucchine, aglio, olio di oliva, all'Egitto per fragole, uva da tavola, finocchi e carciofi, oltre all'olio di oliva dalla Tunisia. “Accordi - sottolinea Massimiliano Pederzoli, Presidente Coldiretti Ravenna - fortemente contestati dai produttori agricoli italiani perché nei paesi di origine è spesso permesso l'uso di pesticidi pericolosi per la salute che sono vietati in Europa, ma anche perché le coltivazioni sono realizzate in condizioni di dumping sociale per il basso costo della manodopera”.

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