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Martedì, 18 Giugno 2024
Economia

Contratto metalmeccanici, Confindustria: "Non rinnovo, ma rinnovamento"

"Stiamo vivendo una fase di transizione e niente sarà più come prima - ricorda Marco Chimenti, direttore generale di Confindustria Ravenna - La crisi ha prodotto effetti devastanti"

In riferimento alla trattativa sul contratto nazionale di lavoro dei metalmeccanici, Confindustria Ravenna parla di rinnovamento. “Dobbiamo prendere atto che il contesto in cui operiamo è profondamente mutato. Stiamo vivendo una fase di transizione e niente sarà più come prima - ricorda Marco Chimenti, direttore generale di Confindustria Ravenna - La crisi ha prodotto effetti devastanti: dal 2007 ad oggi il Paese ha perso il 30% della produzione industriale, il 25% della capacità produttiva e quasi 300 mila posti di lavoro. I prezzi dei prodotti industriali nel corso degli ultimi anni sono rimasti sostanzialmente fermi. Ora è necessario avviare una vera e propria ricostruzione. Serve un rinnovamento culturale per gestire il cambiamento e non subirlo”.

“Al contratto nazionale viene assegnata solo una diversa funzione, e cioè quella di assicurare condizioni economiche e sociali inderogabili per tutti i dipendenti. Il resto deve essere definito a livello aziendale dove è possibile tenere conto delle specifiche esigenze delle imprese e dei lavoratori - prosegue Chimenti - il contratto nazionale deve avere un ruolo regolatorio, di garanzia e di tutela, mentre quello aziendale, oltre a prevedere normative in grado di cogliere le esigenze specifiche, dovrebbe distribuire la ricchezza solo quando si è prodotta. I numeri ci dicono che a livello nazionale le retribuzioni sono aumentate rispetto al 2007 di circa il 24% mentre nello stesso periodo la ricchezza è diminuita di circa il 18%".

"Abbiamo evidentemente distribuito ricchezza pur non avendola prodotta, compromettendo la possibilità delle imprese di fare nuovi investimenti - chiosa -. non possiamo aumentare i salari quando i bilanci aziendali non lo consentono”. “Le nostre aziende sono le prime a voler aumentare le retribuzioni - conclude il direttore generale - ma è un obiettivo da raggiungere attraverso la condivisione dei risultati. Anche questa è partecipazione: responsabilizzazione, condivisione di obiettivi e risultati. Si tratta di un passaggio culturale epocale, da un concetto di costo a quello di investimento sulla persona”.

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