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Offshore, lo stop allontana gli investitori: "Governo sbaglia, tutti in piazza coi caschi gialli"

E' quanto emerso venerdì mattina a Ravenna al convegno organizzato dalla Uiltec-Uil, "Gestire la transizione. Dall'economia fossile alla blue economy"

"Finche' ci sara' bisogno di fonti fossili perche' non produrle sul territorio nazionale". Questo il messaggio che lancia al Governo il chief refining marketing officer di Eni, Giuseppe Ricci, partecipando venerdì mattina a Ravenna al convegno organizzato dalla Uiltec-Uil, "Gestire la transizione. Dall'economia fossile alla blue economy". L'Italia, aggiunge, ha appena redatto la bozza del Piano energia-clima che e' in fase di discussione. "È molto sfidante e ci porta al 2030 a raggiungere obiettivi di decarbonizzazione molto importanti". Il Cane a sei zampe, prosegue, "da' un contributo fondamentale, da molti anni ha sposato la linea di sviluppo dei biocarburanti. Ha sviluppato una vera e propria politica di economia circolare che ci porta a produrre nuove tecnologie per esempio per valorizzare gli scarti dei rifiuti, "una svolta per un Paese povero di materie prime".

Non la pensa troppo diversamente il responsabile Energy management Italia di Enel, Alfredo Camponeschi. L'azienda, ricorda, e' "da tempo" impegnata nella transizione energetica, "ha degli indirizzi ben specifici, la decarbonizzazzione attraverso lo sviluppo delle energie rinnovabili, di reti intelligenti e di un modo "consapevole" di consumare energia. Insomma, ragiona, "dobbiamo gestire la transizione con intelligenza, in un arco di tempo almeno fino al 2050, essendo impegnati su tutta la filiera del settore elettrico", dalla grande generazione alla distribuzione fino alla mobilita'. "La transizione deve coinvolgere tutti gli attori fino al consumatore finale. Serve un cambio di paradigma dai grandi sistemi a uno molto distribuito".

"Chi dice che il gas e' alternativo alle fonti rinnovabili e' uno scemo". Non usa giri di parole l'ex ministro dell'Ambiente Corrado Clini per affermare che il gas naturale e' il "combustibile della transizione energetica", sottolineando che il processo ha bisogno di un "percorso per step gia' individuati, di politiche e di investimenti". Da ministro, nel 2013, aveva dato slancio alla strategia energetica nazionale che prevedeva scenari di 25 anni e la transizione concentrata sulla valorizzazione del gas, che tra i fossili e' il combustibile con meno emissioni. Tuttavia, lamenta, l'Italia "non e' abituata a visioni di lungo periodo" e questa strategia e' stata modificata due volte.
"Se si limita lo sviluppo dell'offshore si perdono credibilita' verso gli investitori internazionali, competenze e la capacita' di governare un processo che non e' solo delle coste italiane". Insomma "si rischia di perdere la nostra leadership tecnologica".

Clini ribadisce che "non si puo' perdere tempo con la Tap, ma occorre farla in fretta. Non si puo' bloccare l'estrazione di gas in Adriatico nel momento in cui ci lavorano tutti i Paesi. Occorre farlo garantendo sicurezze del mare". Il ragionamento di Clini sui 'pericoli' di uno stop all'offshore prosegue: "Facciamo anche un pessimo servizio all'ambiente quando invece avremmo dovuto porre l'esigenza di un protocollo comune con i Paesi che si affacciano sull'Adriatico. Senza dimenticare, conclude, che "in parallelo alla decarbonizzazione, assistiamo a iniziative importanti sull'energia elettrica. L'integrazione delle reti e dell'elettricita' a livello europeo e internazionale e' sempre piu' importante". La transizione "non si gestisce con prese di posizione che fanno riferimento alla propaganda elettorale e non alle esigenze di rimanere nel mercato con una economia sana e pulita".

"Venite con noi il 16 marzo in piazza del Popolo a Ravenna. La citta' e' in prima fila contro la decisione del Governo di stoppare le estrazioni, con i lavoratori del settore, "i caschi gialli", pronti a fare sentire la loro voce, dopo essere gia' scesi in piazza a Roma. D'altronde a volte "servono i muscoli", tuona il sindaco Michele De Pascale intervenendo al convegno. "Non ci rassegniamo - incalza - a vedere distrutto un grande patrimonio di questo Paese". Al fianco della citta' c'e' la Regione Emilia-Romagna, assicura il consigliere regionale del Partito democratico, Gianni Bessi, che non si spiega la "ricerca di nemici" del governo mettendo in contrapposizione gas naturale ed energie rinnovabili. Anche perche', come emerge dal convegno, il gas sara' importante per almeno altri 20 anni, ma prevale un approccio ideologico. Viale Aldo Moro, riprende Bessi, ha scritto al presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, per un incontro sugli effetti dello stop alle estrazioni e per portare la preoccupazione di Ravenna e dell'Emilia-Romagna per una decisione che mette a rischio 1.000 imprese e 10.000 lavoratori. "Gli slogan- conclude Bessi- sono importanti, ma servono imprese e lavoratori per portare avanti i progetti. Il mix energetico, non la contrapposizione tra gas e rinnovabili, e' il nuovo paradigma per la gestione energetica".

Il 16 marzo "saremo tutti qui a Ravenna con i caschi gialli per costruire un'idea sulla transizione". Caldeggia un fronte comune sindacati-imprese pro estrazioni in Adriatico il segretario generale della Uiltec-Uil, Paolo Pirani, chiudendo i lavori. Il governo, attacca, "sta adottando politiche sbagliate, si mette contro l'industria, contro lo sviluppo del Paese, e mette a rischio posti di lavoro, non solo qui a Ravenna". Non a caso, chiosa, "gli investimenti di Fca sull'auto finiscono a Detroit e non a Torino". L'obiettivo, prosegue, e' "un'energia pulita ma sono sbagliati i decreti di chiusura, le tasse". Occorre invece "investire nel cambiamento energetico, passare dal carbone al gas, puntare su tecnologie nuove come l'idrogeno".

Per il sindacalista piu' ricerca, piu' innovazione e piu' investimenti "assicurano posti di lavoro, ruolo dell'Italia per la continuita' energetica e una prospettiva di autosufficienza per abbassare la bolletta". E protagonista di questo passaggio puo' essere la Cassa depositi prestiti. Invece, prosegue, "la politica ha smesso di sognare, vive la propria condizione in maniera giornaliera". Sul tema energia, lamenta Pierani, "e' mancata una politica forte, anche a livello europeo". Dunque "e' il caso che cominci a soffiare il vento del nord che ha soffiato per la Tav". Il messaggio di Pierani e' chiaro: "Le forze che credono che il Paese puo' giocare all'attacco devono fare soffiare quel vento sulle politiche energetiche". Ravenna, con 10.000 posti di lavoro a rischio, ci prova con la protesta dei caschi gialli del 16 marzo. (fonte Dire)

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