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Coronavirus, i sindacati chiedono una stretta: "Prima di tutto la salute"

"Riteniamo che il decreto del Governo sulle attività essenziali, quelle che possono rimanere aperte, sia troppo largo"

I numeri della pandemia Coronavirus sono drammatici. L’Italia per numero di contagiati e morti sta pagando un prezzo altissimo e in alcune zone, vedi la Lombardia, la situazione è ormai, da giorni, insostenibile. L’Emilia Romagna, nonostante le diverse ordinanze emanate per cercare di ridurre il contagio, è la seconda regione più colpita d’Italia.

"Tra i più esposti sicuramente ci sono le lavoratrici e i lavoratori, a cui deve andare il ringraziamento di tutto il Paese che, con grande senso di responsabilità, ogni giorno compiono il proprio dovere - commentano da Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil - Fin dai primi decreti la nostra azione, svolta fianco a fianco alle delegate e ai delegati, si è rivolta a determinare le condizioni che garantissero la tutela della salute delle lavoratrici e dei lavoratori. Abbiamo ritenuto di fondamentale importanza l’applicazione puntuale del protocollo sottoscritto la scorsa settimana a difesa della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e abbiamo firmato con le nostre rsu decine di accordi che hanno consentito di tenere le fabbriche aperte in sicurezza. Purtroppo non è bastato. Il numero dei contagi è aumentato e inevitabilmente, unitariamente, abbiamo chiesto con forza al Governo di fermare tutte le attività non essenziali, pur consapevoli delle difficoltà che quelle aziende e quei lavoratori incontreranno. Siamo consapevoli di ciò, ma al primo posto dobbiamo mettere la salute. Il nostro obiettivo è contenere l’estensione dei contagi, dei ricoveri, dei morti. Riteniamo che il decreto del Governo sulle attività essenziali, quelle che possono rimanere aperte, sia troppo largo. Riteniamo che non sia sufficiente rientrare in un codice per potere continuare l’attività. Tutto ciò che non è fondamentale, essenziale, strategico per la collettività va fermato o fortemente ridotto. Purtroppo, a differenza di quanto annunciato dal Governo alle parti sociali e al Paese, il provvedimento assunto nella giornata di domenica non risponde alla caratteristica dell’essenziale dal momento in cui è stato pesantemente condizionato dalle forti pressioni esercitate dalle associazioni d’impresa, che anziché privilegiare la vita e la salute delle persone, hanno scelto ancora una volta il profitto".

I sindacati chiedono che "davvero in questa emergenza si riducano ai minimi termini le attività. Che rimangano attive solo quelle essenziali, intese come attività strategiche e necessarie. Inoltre sarà indispensabile, per tutti coloro che dovranno, con il loro lavoro, assicurare i servizi essenziali per il paese, la piena applicazione del protocollo del 14 marzo, per garantire il diritto costituzionale alla salute individuale e collettiva. Filctem Femca e Uiltec di Ravenna condividono il documento unitario delle Federazioni e Confederazioni nazionali e l’invito al rispetto delle intese. Serve una seria riflessione da parte di tutti per avviare un concreto processo di sospensione di tutte le attività non strategiche che altrimenti ci vedrebbe obbligati ad avviare iniziative conseguenti su tutte le aziende del nostro settore nel nostro territorio".

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